
La lingua del denaro
8 Settembre 2026
C’è un modo elegante di raccontare la debolezza di un territorio: chiamarla sinergia. L’Amiata Outdoor Festival — tre giorni di sport e “turismo lento” promossi dal Parco Museo delle Miniere — è presentato come festa di tutta la montagna. Ma nella geografia reale c’è un paese solo: Abbadia San Salvatore. Villaggio, partenza, dichiarazioni, tutto lì. Le due tappe che escono dall’abitato vanno una verso Sorano, che non è Amiata né dello stesso ambito, l’altra verso Castiglione d’Orcia, capofila di un ambito diverso. Il comprensorio che paga guarda il comprensorio che incassa.
Lo dico da assessore al turismo di Piancastagnaio. È questione di come funziona il governo del turismo su questa montagna. La promozione della destinazione, per legge regionale, è materia degli ambiti turistici: l’Ambito Amiata è fatto di otto comuni, con Abbadia capofila. Coordinamento a beneficio di tutti, non un titolo di proprietà. Il Parco è un’altra cosa: un Consorzio pubblico nato per la messa in sicurezza, il recupero e la tutela dei siti minerari. Non è l’agenzia di marketing della montagna.
Quando il Parco organizza un festival di cicloturismo d’area vasta, ospitato dal comune capofila dell’ambito, un unico paese indossa insieme il cappello della regia turistica, quello del padrone di casa e quello di chi custodisce il museo. Non è un complotto, è un cortocircuito, e il cortocircuito ha sempre lo stesso esito. Gli enti nati per mettere in rete concentrano mezzi e visibilità dove l’evento si capitalizza. Agli altri il logo sul manifesto: si dice “coinvolge più di dodici comuni”, li coinvolge sulla carta.
C’è di più. Quello stesso Parco è in regime commissariale da oltre quattro anni: una condizione straordinaria diventata ordinaria, denunciata anche in Parlamento, senza organi statutari. Un ente che non ha la governance per fare il proprio mestiere ne apre uno nuovo e fuori mandato. Da una gestione commissariale ci si attende prudenza e priorità sugli obblighi essenziali. Sono risorse pubbliche in larga parte di provenienza statale, trasferite per la tutela e la messa in sicurezza dei siti, che prendono una direzione che lo statuto non prevede. Su questo hanno il dovere di vigilare i Ministeri dell’Ambiente e della Cultura, la Regione, la Corte dei conti: gli enti pubblici rispondono di come spendono, soprattutto quando spendono fuori dal proprio scopo fondi ricevuti per un altro.
Perché mentre si allestisce il villaggio degli stand, i beni che danno senso all’operazione museale restano fermi. Il Siele, sul territorio di Piancastagnaio, ha bisogno di manutenzione e messa in sicurezza vere. Lo stesso il Morone, a Castell’Azzara. Un ente commissariato che fa il festival che compete ad altri, mentre i beni che competono solo a lui restano scoperti, sta valorizzando l’Amiata o l’immagine di chi il festival lo ospita? Mettere in sicurezza una galleria non fa notizia. Ma è la ragione per cui quell’ente esiste.
E c’è l’equivoco più insidioso. Un ambito il cui capofila ospita il museo ed è padrone di casa del festival smette di essere la regia neutrale di otto comuni: diventa lo strumento con cui l’agenda di un paese si presenta come politica di comprensorio. La sede istituzionale dell’ente, intanto, sta a Piancastagnaio, e resta a guardare. È il conflitto di interessi fatto organigramma. Non serve malafede: basta lasciare che le cose scivolino dove pendono, e pendono sempre dalla stessa parte.
Piancastagnaio non chiede di essere invitata al tavolo: siede a quel tavolo di diritto. Siamo parte dell’Unione dei Comuni socia fondatrice del Consorzio, sul cui territorio l’ente ha sede, e abbiamo titolo pieno a chiedere conto di come si spende denaro pubblico destinato a un fine che ci riguarda tutti. La questione non è ottenere una tappa di consolazione. È un’altra: il turismo dell’Amiata o è di tutta l’Amiata, con una regia che redistribuisce, o non è promozione — è vetrina. E una vetrina, per quanto illuminata, resta la vetrina di una bottega sola.
L’Amiata è grande abbastanza da reggersi da sola. Non ha bisogno che un paese la rappresenti tutta. Ha bisogno che nessun paese resti fuori — men che meno quello che ospita la sede di ciò che si celebra altrove.
Pierluigi Piccini
Assessore al Turismo del Comune di Piancastagnaio





