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Governance
Sono partite le interlocuzioni interne al nuovo consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena, eletto il 15 aprile in un’assemblea che ha ribaltato ogni pronostico della vigilia. La lista di Plt Holding, promossa dall’ingegnere Pierluigi Tortora con al centro la riconferma dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, ha conquistato quasi il cinquanta per cento dei voti espressi, battendo nettamente la compagine sostenuta dal cda uscente. Otto consiglieri su quindici appartengono alla lista vincente, sei a chi proponeva Fabrizio Palermo alla guida operativa, uno ai fondi istituzionali.
Il primo banco di prova è già fissato: la riunione del cda nella quale dovranno essere formalizzate le deleghe all’amministratore delegato, nominato il presidente nella persona di Cesare Bisoni — già alla guida di UniCredit — e assegnate le due vicepresidenze. È proprio su quest’ultimo punto che si gioca la trattativa più sottile. I nomi più accreditati circolano da giorni: Flavia Mazzarella per la casella spettante alla lista Tortora, Paolo Boccardelli — con il nome di Carlo Vivaldi come alternativa — per quella della minoranza.
Il gruppo Caltagirone, azionista con circa il tredici e mezzo per cento, e gli altri esponenti delle minoranze avrebbero gradito vedere la presidenza assegnata a un loro candidato, in primo luogo Corrado Passera, come segnale distensivo. Lovaglio e Tortora sembrano però orientati a non aprire trattative: hanno vinto con un margine netto e intendono muoversi con la velocità che il piano industriale esige — quello che punta a nove miliardi e mezzo di ricavi e sedici miliardi di dividendi distribuiti nel triennio.
La vittoria è stata resa possibile dalla convergenza di Delfin, cassaforte della famiglia Del Vecchio con il diciassette e mezzo per cento del capitale, e di Banco Bpm, che con il suo tre virgola sette per cento ha scelto la continuità gestionale. Su Lovaglio si è poi riversata una quota consistente di investitori istituzionali e retail, e la giornata ha assunto toni insoliti per un istituto che ha attraversato quindici anni di crisi e salvataggi pubblici: applausi scroscianti all’ingresso del banchiere, cori tra i piccoli soci, saluti calorosi dei dipendenti all’uscita dalla sala.
La sfida ora è trasformare quella vittoria in coesione consiliare. Lovaglio non teme divisioni e definisce il nuovo cda «molto qualificato»: tutti i consiglieri, da qualunque lista provengano, lavoreranno da indipendenti. Ma il nodo dell’interlocking tocca alcune figure rilevanti — sia Palermo che Vivaldi siedono già in board di altre società quotate — e la loro permanenza nel consiglio del Monte dipenderà anche dall’evoluzione della normativa sul cumulo degli incarichi introdotta dal nuovo Testo Unico della Finanza.
Sullo sfondo, e non poi così sullo sfondo, resta la questione Generali. Mps detiene il tredici virgola due per cento della compagnia triestina, e Lovaglio ha chiarito senza ambiguità che quella partecipazione va considerata un’opzione da valutare, non un obiettivo urgente. La riunione del cda di Generali, in calendario a Trieste in giorni ravvicinati a quella del Monte, aggiunge però una pressione temporale tutt’altro che trascurabile all’agenda del nuovo vertice.
A chiudere il quadro, la voce della Fabi. Il segretario Lando Sileoni ha riconosciuto il risultato ma ha avvertito che il consenso raccolto resterà tale soltanto se si tradurrà in crescita reale, redditività e chiarezza strategica. E sull’ipotesi di un asse con Banco Bpm ha osservato che la scelta di quell’istituto di votare la lista Tortora potrebbe non essere estranea a una prospettiva di avvicinamento tra i due gruppi.





