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PIANCASTAGNAIO
«Ricordo – ha detto il sindaco di Piancastagnaio Franco Capocchi – il pomeriggio in cui Giuseppe Sani è venuto in Comune. C’era anche l’Assessore Pierluigi Piccini. Sani aveva storie di uomini di Piancastagnaio morti in guerra, alcuni in divisa, altri senza. Me ne ha raccontati alcuni, con la pazienza di chi ha trascorso mesi negli archivi sapendo che dietro ogni nome c’è una famiglia, un lutto. Ho capito che quello che portava era una restituzione. Da quell’incontro è nata la decisione di aggiungere due lastre al monumento dei caduti: 52 nomi incisi nella pietra. Tra loro ci sono uomini che hanno fatto scelte diverse, tutti erano figli di questo paese. Tutte le loro famiglie hanno aspettato che qualcuno li ricordasse. Il 25 aprile è la festa della Liberazione. Ha un significato preciso: è la festa della Liberazione dal nazifascismo, snodo fondativo della Repubblica. Per questo appartiene a tutti. Ma non è la festa di chi ha combattuto con le armi contro il nazifascismo. È anche la festa di chi ha pagato il prezzo della scelta fascista senza averla compiuta: civili bombardati, deportati, soldati mandati a morire in Albania, Russia, Africa, i ragazzi dell’8 settembre. Quella massa di vittime appartiene a tutte le famiglie italiane, senza distinzioni. È forse l’argomento più forte contro ogni tentativo di ridurre questa festa a patrimonio di una sola parte. C’è una lezione che viene da chi quella liberazione l’ha costruita e poi ha scelto, nel momento della vittoria, di tenere insieme il Paese. Chi aveva pagato il prezzo più alto nella lotta al fascismo ha capito che l’Italia si ricostruiva insieme. Ha scelto di non spaccare il Paese tra vincitori e vinti. Quella capacità di includere, senza confondere, è stata la forza della Resistenza. Un’eredità da onorare. Le lastre che inauguriamo oggi non nascono da una volontà di sintesi che appiattisce le differenze, né da un’amnesia. Non cancellano le differenze, non equiparano le scelte, non chiedono rimozioni. Riconoscono che il dolore non ha appartenenza, e che una comunità capace di tenere insieme la propria storia è più libera. Il lavoro di Giuseppe Sani ha reso possibile ricostruire con rigore l’elenco dei caduti. Lo ringrazio a nome dell’Amministrazione e della comunità. Nei prossimi mesi l’Assessorato alla Cultura promuoverà iniziative per restituire a ciascuno di quei 52 nomi la storia che merita. La pietra è il punto di partenza. So che c’è chi avrebbe preferito che le cose restassero come erano. Lo rispetto. Ma una comunità che guarda la propria storia senza rimozioni è una comunità più forte. Da oggi Piancastagnaio ha un luogo solo dove stare insieme il 25 aprile. L’invito è aperto: costruiamolo insieme».
Il sindaco Franco Capocchi





