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L’illusione di Putin, la controffensiva ucraina e lo stallo
da Kiev Lorenzo Cremonesi
L’inizio non è un vero inizio, bensì il proseguimento di un’aggressione che era cominciata già 8 anni prima. E però in Ucraina ben pochi se l’aspettano, di sicuro non così ampia e non mirata ad annettere il Paese intero alla Russia. L’invasione su larga scala voluta da Vladimir Putin all’alba del 24 febbraio 2022 non coglie di sorpresa gli americani, che già dall’estate avvisavano Volodymyr Zelensky del pericolo, ma il presidente ucraino era stato lento a reagire. «Sino a poco prima credevamo che Putin avrebbe lanciato un’attacco limitato sul fronte orientale per annettersi il Donbass e completare ciò che aveva ottenuto nel 2014 con l’annessione della Crimea», racconteranno subito dopo gli ucraini.
La débâcleVa detto chiaro che per il presidente russo le cose vanno male sin dai primi giorni. Il suo piano mirava a spaventare e disperdere le forze nemiche con massicci attacchi su più fronti: dalla Bielorussia e la regione frontaliera di Sumy verso Kiev; da Belgorod su Kharkiv; su tutto il fronte del Donbass sino a Mariupol; dalla Crimea contro il Kherson, Mykolaiev e Zaporizhzhia; dal Mer Nero è programmato lo sbarco sulla costa di Odessa. Una gigantesca operazione a tenaglia che non dovrebbe lasciare scampo a Zelensky. In verità, i generali hanno illuso il Cremlino, perché nei loro rosei disegni bellici la guerra avrebbe dovuto durare solo poche settimane. Un commando di 600 Spetsnaz, le forze speciali, deve essere elitrasportato a Hostomel, un piccolo aeroporto quaranta chilometri a nord est di Kiev, e da qui, anche aiutati da squadre «dormienti» di collaborazionisti locali, puntare diritti sulla capitale, eliminare Zelensky con i suoi collaboratori, e quindi instaurare un governo vassallo simile a quello di Aleksandr Lukashenko a Minsk. Ma l’intelligence Usa allerta gli ucraini, fornisce i riferimenti gps del tragitto dei velivoli russi: gli Spetsnaz vengono massacrati sulla pista d’atterraggio di Hostomel. Il piano dell’alto comando di Mosca è stravolto. Le forze russe superano Bucha, arrivano a Irpin, ma alle periferie di Kiev si fermano, per poi ripiegare sulle basi di partenza oltre il confine internazionale. Ai primi di aprile tutta la regione di Kiev è libera. Lo stesso avviene via via a Chernihiv, Sumy, Kharkiv.
Il contrattaccoIl 20 maggio 2022 si arrendono gli oltre 2.000 combattenti della brigata ucraina Azov asserragliati nei sotterranei delle acciaierie Azovstal di Mariupol. I morti sono migliaia. Secondo l’Onu il 90 per cento degli edifici della città è danneggiato o distrutto. Sarà un modello bellico destinato a replicarsi di continuo: lungo tutta la linea dei combattimenti verranno ridotti in macerie centinaia di quartieri, cittadine, villaggi, zone industriali e fattorie isolate. La guerra sta cambiando di passo. I russi rinunciano allo sbarco su Odessa. I nuovi droni marini ucraini Magura affondano già ai primi di aprile la Moskva, l’ammiraglia della Flotta del Mar Nero. Presto per i comandi navali russi in Crimea sarà un vero problema: oltre un terzo della flotta sarà colato a picco o reso inservibile. Putin l’11 settembre impone un referendum farlocco per dare una parvenza di copertura legale alla sua annessione delle zone occupate. Ma subito dopo avviene un altro sviluppo sorprendente: gli ucraini tra fine settembre e novembre 2022 contrattaccano, cacciano i russi da Kherson sino al fiume Dnipro, liberano Izium e minacciano persino le avanzate russe nel Donbass settentrionale. Da adesso in poi la guerra quasi si ferma, diventa un infinito conflitto di logoramento, dove le avanzate non si calcolano più in decine di chilometri, bensì in centinaia di metri: si combatte casa per casa, albero per albero. I droni dominano ormai i cieli e ben presto anche le battaglie di terra con i nuovi modelli che sostituiscono le fanterie. Si noti che l’aviazione russa non è mai riuscita a penetrare seriamente lo spazio aereo ucraino. Quello che nelle aspirazioni di Putin dovrebbe essere l’esercito di una superpotenza, degna di stare al tavolo con i generali americani e cinesi, si rivela una tigre di carta, al limite una «potenza regionale», che si differenzia dalle altre perché negli arsenali si trovano ancora le bombe atomiche dell’era sovietica.
LogoramentoNell’estate del 2023 fallisce l’attesa controffensiva ucraina. Il 23 giugno la milizia mercenaria Wagner si ribella contro lo Stato maggiore, addirittura marcia su Mosca, ma viene fermata e poco dopo Putin fa eliminare il suo comandante, Yevgeny Prigozhin, in un «incidente» aereo. I russi trincerano le posizioni conquistate, in larghi settori passano dall’attacco alla difesa. I due eserciti si dissanguano in dure battaglie limitate in zone specifiche del fronte: Bakhmut e Avdiivka sono le più famose, dove le vittorie russe costano decine di migliaia di morti. La sfida oggi per Pokrovsk dura da circa un anno. Nell’agosto 2024 gli ucraini sfondano nella regione meridionale di Kursk: Zelensky vorrebbe scambiarla ai negoziati di pace per il Donbass. Ma l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca il 20 gennaio 2025 cambia l’asse delle alleanze. Il neo-presidente Usa taglia gli aiuti militari a Kiev in marzo e Zelensky è costretto a ordinare la ritirata da Kursk. Da allora la battaglia di terra registra lentissime avanzate russe pagate con perdite enormi. In tutto, dal 2014 i russi occupano adesso circa il 20 per cento dell’Ucraina. Secondo gli esperti occidentali, tra soldati morti, feriti e prigionieri la Russia potrebbe avere perso oltre un milione e 300 mila uomini; gli ucraini forse meno della metà. Le verifiche indipendenti sono impossibili. Putin sopperisce ai fallimenti di terra moltiplicando i tiri di missili e droni. Da fine dicembre ha intensificato gli attacchi sul sistema energetico per approfittare delle temperature gelide.





