
Jany McPherson, piano solo e voce
27 Febbraio 2026
È iniziata la guerra all’Iran. Israele annuncia «l’attacco preventivo». Anche gli Usa in azione
28 Febbraio 2026Mps–Mediobanca, il mercato presenta il conto: un piano ambizioso senza dettagli convince poco
di Pierluigi Piccini
Non è un fulmine a ciel sereno. Il tonfo in Borsa di Monte dei Paschi – quasi il 7% in una sola seduta, con 1,8 miliardi di capitalizzazione evaporati – non è un incidente imprevedibile, ma la conferma di una dinamica che avevamo già evidenziato nei mesi scorsi: il mercato non teme l’ambizione, teme l’incertezza.
Luigi Lovaglio ha presentato un piano industriale 2026-2030 che punta in alto. Integrazione con Mediobanca, 700 milioni di sinergie annue, 3,3 miliardi di utili nel 2028 e 3,7 miliardi nel 2030, 16 miliardi complessivi da restituire agli azionisti nell’arco del piano, 3 miliardi di capitale “di riserva” per eventuali acquisizioni. L’obiettivo dichiarato è costruire il terzo polo bancario italiano, con oltre 7 milioni di clienti, 8 miliardi di ricavi nel 2025, 9,5 miliardi a regime, 300 miliardi di masse e una struttura articolata in cinque divisioni.
Sulla carta, numeri solidi. Ma Piazza Affari ha reagito con freddezza, per usare un eufemismo. Anche Mediobanca ha perso oltre il 6%. Il motivo è semplice: i dettagli operativi restano incompleti. L’assenza di indicazioni sul concambio per il delisting di Mediobanca – atteso da molti investitori – ha pesato più delle promesse di lungo periodo. L’annuncio che il rapporto di cambio sarà definito entro il 10 marzo non ha dissipato l’incertezza.
Lo abbiamo scritto più volte: nelle operazioni di questa portata il mercato vuole una roadmap precisa. Le sinergie da 700 milioni non bastano se non è chiaro quando e come verranno realizzate. Gli obiettivi al 2030 sono importanti, ma il mercato prezza i prossimi 12-24 mesi. Se manca visibilità sull’integrazione, il rischio aumenta. E il rischio si traduce in vendite.
I giudizi degli analisti sono stati divergenti. Alcuni invitano a valutare il piano con più tempo, sottolineando la forza delle distribuzioni promesse agli azionisti. Altri parlano apertamente di delusione: rendimento interessante, ma nessun avanzamento concreto sull’integrazione, nessun segnale straordinario oltre il payout previsto, target concentrati sul lungo termine. C’è anche chi vede elementi positivi nell’impianto industriale, pur rimarcando l’assenza di indicazioni sulla velocità del processo.
Poi c’è il nodo politico e istituzionale, che abbiamo sempre considerato parte integrante dell’operazione. Le dichiarazioni rilasciate a mercati aperti sul ruolo pubblico nella banca hanno aggiunto volatilità in una fase già delicata. Per un investitore internazionale, la stabilità del quadro conta quanto i fondamentali.
Infine, la partita della governance. La definizione della lista per il nuovo consiglio di amministrazione, le possibili liste alternative, le dinamiche interne tra management e comitato nomine: sono variabili che incidono sulla percezione di solidità. In un’operazione sistemica come questa – perché di questo si tratta, non di una semplice fusione – ogni elemento viene pesato.
Il punto centrale resta uno: il progetto può avere una logica industriale, ma finché non saranno chiariti tempi, meccanismi e condizioni tecniche dell’integrazione, il mercato resterà scettico. Non è una bocciatura definitiva. È una richiesta di chiarezza.
In finanza le intenzioni contano poco. Contano le condizioni. E su quelle, oggi, il giudizio è ancora sospeso.





