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di Pierluigi Piccini
La mozione approvata dal Consiglio comunale di Siena parla di “valorizzare le valli verdi” attraverso percorsi ciclopedonali lungo le mura e connessioni con il centro storico e la rete periferica. Le parole sono prudenti: “dove possibile”, “senza interventi sulle mura”. Ma la direzione è chiara. Inserire le valli dentro una logica di collegamento funzionale.
Qui sta il punto.
Le valli non sono spazi residuali. Non sono aree in attesa di una funzione. Sono parte costitutiva dell’organismo urbano medievale. Il rapporto tra mura, costruito e campagna interna è uno degli elementi che hanno fondato il riconoscimento UNESCO. Non è un dettaglio paesaggistico: è struttura.
Si dice: mobilità sostenibile. E chi potrebbe essere contrario? Il problema non è la bicicletta. Il problema è la funzione. Se le valli diventano corridoi di attraversamento tra parcheggi, risalite, nodi di scambio e nuovi varchi, cambiano natura. Anche con interventi leggeri, anche con buone intenzioni.
Una cosa è la manutenzione, la cura, la fruizione lenta e compatibile con la loro identità agricola e paesaggistica. Un’altra è trasformarle in infrastruttura urbana.
In una città come Siena, il “vuoto” è forma. Il verde interno non è uno spazio disponibile, è parte del disegno. Funzionalizzarlo significa alterare il rapporto tra città e campagna che ha reso unico questo luogo.
C’è poi una questione di metodo. Una scelta che incide sulla struttura urbana non può essere trattata come un semplice indirizzo politico. È materia da Piano Strutturale, da visione complessiva, da confronto pubblico approfondito. Non è un dettaglio tecnico.
Il rischio non è solo urbanistico. È culturale. Quando si comincia a leggere le valli come supporto alla pressione della mobilità contemporanea, si compie un passaggio simbolico. Siena smette di essere una città in cui il margine verde è parte della sua identità storica e diventa una città che adatta i propri spazi storici alle esigenze funzionali del presente.
Non si tratta di essere contro il futuro. Si tratta di capire quale futuro. Modernizzare non significa riscrivere la forma storica. Significa trovare soluzioni compatibili con essa.
Per questo la posizione è semplice e motivata: le valli storiche non si toccano nel loro ruolo strutturale. Si custodiscono. Perché lì non c’è un terreno disponibile. C’è il cuore della forma urbana di Siena.





