
UN PRECIPITARE DI EVENTI CHE SUONA COME UNA RESA DEI CONTI INCROCIATA
26 Marzo 2026
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26 Marzo 2026Vedo nero Lo stop del Gnl dal Qatar spinge Meloni a tornare in Algeria. Caro-carburanti senza tregua, tanti decreti: l’effetto placebo non funziona. Lagarde (Bce) non esclude l’aumento dei tassi: governi nei guai
Lo stop del gas del Qatar per la guerra di Trump e di Netanyahu contro l’Iran sta spingendo la competizione per ottenere di più dall’Algeria. Ieri l’Italia ha bruciato sul tempo la Spagna di Sanchez. Giorgia Meloni ha incontrato il presidente Abdelmadjid Tebboune per ricevere rassicurazioni sulle consegne future contrattualizzate da Draghi nel 2022 e ottenere forniture aggiuntive di gas a prezzi fissi. Eni e Sonatrach, le due compagnie di bandiera, continueranno a lavorare per l’estrazione e lo sfruttamento di nuove fonti fossili algerine: lo shale gas e le trivellazioni offshore in mare.
ANZICHÉ PUNTARE sull’autonomia energetica basata sulle rinnovabili e l’elettrificazione, il governo aumenta la dipendenza da forniture esterne di energie fossili. E, in più, secondo il think tank ECCO si espone l’Algeria a futuri shock economici, data la sua elevata dipendenza dalle esportazioni energetiche verso il mercato europeo. I soldi ci sarebbero anche per comprare il tempo, per esempio gli oltre 4 miliardi di euro provenienti dalle aste del sistema europeo ETS (Emission Trading System) che però sono usate per finanziare l’austerità, quella che è presentata come il fiore all’occhiello di un governo in crisi politica dopo il rovescio prodotto dal No al referendum sulla giustizia.
IL SEGNALE che le cose si stanno mettendo male è giunto ieri dalla presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde. L’aumento dei prezzi dell’energia porterà con ogni probabilità a un sussulto dell’inflazione; in questa prospettiva Francoforte potrebbe aumentare, anche dello 0,25%, i tassi di interesse. E ciò avverrebbe anche se la guerra statunitense-israeliana durasse ancora per poco. Bisogna impedire che la crescita dei prezzi si consolidi ma, aumentando il costo del denaro, aumenterebbero gli interessi sul debito pubblico. Questa ipotesi è stata giudicata «grave» dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, per cui «aumentare i tassi non serve contro il caro-energia». Le banche centrali non stampano il petrolio, in compenso agiscono in modo da favorire l’inflazione da profitti com’è già accaduto con la guerra russa in Ucraina nel 2022.
IL CENTRO STUDI di Confindustria ha confermato che il Pil italiano crescerà quest’anno appena dello 0,5%. Se invece la guerra dovesse prolungarsi fino al secondo trimestre, il Pil sarebbe stimato in stagnazione, o addirittura in recessione se la guerra durasse fino al quarto trimestre. L’inflazione potrebbe toccare il 3% a causa dei rincari energetici. A rischio è uno degli obiettivi del governo: l’uscita dalla procedura europea di infrazione per deficit eccessivo, già complicata e da verificare il prossimo 22 aprile con i dati Eurostat. L’uscita sarebbe rimandata e il governo non sarebbe in grado di rispettare gli impegni ad aumentare la spesa per le armi promessa a Trump, alla Nato e alla Commissione Europea. L’esecutivo vorrebbe accelerare sul riarmo per accreditarsi presso i partner atlantici, ma la crisi rende politicamente insostenibile questa prospettiva. È a rischio l’ultima legge di bilancio di cui si è favoleggiato dall’autunno scorso.
IERI È STATO IL TERZO giorno di rialzo per i prezzi dei carburanti alla pompa, dopo l’effetto del taglio delle accise deciso nel tentativo di risollevare le vane speranze elettorali. E per l’Unione dei Consumatori, Codacons e Federconsumatori mancherebbero tre giorni all’esaurimento delle risorse stornate dal governo alla spesa sociale per fare lo sconto di 24,4 centesimi fino al 7 aprile. Il giorno dopo il prezzo medio del gasolio, se i rialzi proseguiranno all’attuale velocità, schizzerà sopra i 2,5 euro al litro in tutta Italia. In questa dinamica fuori controllo che ha messo a tappeto il governo già ora si calcola una spesa di +282,60 euro annui per i pieni di carburante e +247,40 euro annui sui beni trasportati.
CHE IL GOVERNO stia andando avanti senza una direzione chiara è stato confermato dalla convocazione del Consiglio dei ministri sul dl Fiscale dove non ci sarà un nuovo tampone contro il caro-prezzi. A livello parlamentare il decreto carburanti approvato prima del referendum, e incardinato in commissione Finanze del Senato, è stato rinviato alla prossima settimana. E, mentre si aspettano ulteriori misure, è stato comunicato che il “decreto bollette”, già superato, approderà alla Camera lunedì 30 marzo. Insomma, si stanno discutendo due provvedimenti inefficaci, mentre il governo è alla ricerca di altre risorse da utilizzare come ha fatto con quelle tolte ai ministeri, a cominciare dalla sanità.
UN RAGGIO DI LUCE giunge dalle stime di Terna sul ritorno all’ora legale tra il 28 e il 29 marzo. Lo spostamento delle lancette comporterà un risparmio di circa 80 milioni di euro, grazie a un minor consumo di energia elettrica di circa 302 milioni di kWh, pari al fabbisogno annuo di 115mila famiglie. Sperano nella bella stagione, quella che per il governo è alle spalle.




