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27 Marzo 2026
“Proroga.” Di cosa?
27 Marzo 2026Divano Di gatti e divani
Vedo un gatto. È un gatto bianco con gli occhi gialli. A pelo lungo. Pettinato, soffice e immacolato. È un gatto d’Angora di eletta progenie steso su un divano. Volge d’attorno lo sguardo. Vedo la stanza linda, arredata secondo il gusto diffuso dagli spot pubblicitari che invitano ad acquisti rateali (‘imperdibili’, ci ripetono) da concludere (sbrighiamoci!) entro domenica prossima. Se non ci si affretta la poltrona (un nuovissimo meccanismo elettrico di facile attivazione la posiziona a comando in modalità lettino e ci si può assopire ascoltando il talk show televisivo preferito), la poltrona, ci dicono, dopo domenica prossima costa il doppio e sarebbe da sciocchi non approfittare dell’offerta: trentasei rate a tasso zero, pronta consegna senza anticipo (per inciso: è possibile scegliere ben quaranta tappezzerie diverse!).
Vedo il gatto d’Angora bianco abbandonare con indolente agilità il cuscino di suo esclusivo possesso (soffia se inavvedutamente qualcuno vi si siede) collocato per lui sul divano. È l’origliere dei suoi sonni diurni e notturni (quando non riposa a letto, sotto il piumino della signora). Sogna il suo mondo sereno, senza conflitti, regolato da consuetudini che gli garantiscono benessere e un amabile trascorrere delle giornate.
Ora cammina su un tappeto e si dirige con passo lento verso la cucina. In cucina c’è una giovane donna che perdutamente lo ama. Ha, come ogni giorno, preparato al gatto (in certi suoi piattini di porcellana) cibi sopraffini. Che scelga: o bocconcini di pollo affogati in salsa di brasato; o pezzetti di filetto di pesce lesso appena ripassati in maionese (senza limone).
Il nome del gatto non è detto. Nemmeno conosciamo il nome della signora che a lui si dedica con tanta affettuosa premura. Questa loro anonimità rende Gatto d’Angora e Signora due figure esemplari nelle quali siamo invitati a riconoscerci: lui che scende dal divano, lei che dispone i tanto apprezzati manicaretti. Sfido io! Sono garantiti da una celebre marca produttrice di alimenti per animali che ha a cuore non il profitto (oibò) ma la genuinità dei cibi da offrire ai nostri domestici amici (gatti e cani e criceti e canarini): senza conservanti, coloranti, glutammati, oli ed aromi artificiali aggiunti. Leccornie preparate con le stesse attenzioni che si portano (ci mancherebbe altro) ai cibi destinati ai nostri figli e nipoti piccoli: le squisite merendine, i fagottini, le fettine di salame, i biscottini, i formaggini, i cioccolatini, i bocconcini di fior di latte. E i succhi genuini di frutta che vien spremuta appena colta dalla pianta (a proposito: al gatto sarà bene dare acque minerali prealpine, che fan bene alle reni).
Vedo una distesa di macerie. Per chilometri, in riva al mare. Vedo una grande città rasa al suolo. L’asfalto delle strade divelto e fuso dalle bombe giace sotto pilastri di cemento armato frantumati al suolo. I fianchi di edifici sventrati mostrano gli impiantiti sospesi nel vuoto dei piani crollati a terra in mucchi di mattoni e di pietrisco. Vedo i letti e i mobili di questi appartamenti e le suppellettili stritolati e sparsi nella polvere che li ricopre. E vedo le lamiere contorte delle automobili saltate in aria. Sotto le macerie, a centinaia, giacciono i corpi degli abitanti uccisi. Vedo un camion raggiungere uno spiazzo meno ingombro di detriti e di rovine dove si accalcano decine e decine di persone. Sono adulti e bambini ridotti alla fame. I rifornimenti alla città devastata sono interrotti, manca l’acqua. Vedo uomini e donne sospingersi, muoversi a spintoni per accostarsi quanto più possibile al camion, ai bidoni che trasporta. Sono colmi di un cibo non troppo brodoso, una pappa soda, di riso, di farro o che altro che viene distribuita. Vedo braccia di vecchi e di bambini porgere secchi, marmitte, barattoli. Gli ultimi del gruppo invocare che non si esaurisca la loro parte di zuppa. Chi ha avuto la sua cerca una pietra dove sedersi e mangiare. I bambini siedono a terra. Si leva il vento, si alza una gran polvere. Non è possibile continuare la distribuzione. Il bidone viene coperto. Chi è rimasto senza cibo mostra le gamelle e le catinelle vuote inveendo. Questo vedo.




