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C’è una storia che Siena conosce bene ma racconta poco nelle sedi che contano. Dal 1991, quando il Comune istituisce il Pensionario dei cavalli a Radicondoli, fino al Protocollo Equino del 2000 e ai suoi rinnovi annuali — con commissioni veterinarie nominate dalla Giunta, analisi ematochimiche, parametri biometrici, controlli farmacologici, piste di addestramento a Mociano e Monticiano — Siena ha costruito uno dei sistemi di tutela del cavallo più articolati d’Europa. Non per obbligo di legge, ma per scelta politica autonoma. Solo nel 2019 i costi per la sicurezza dei cavalli sostenuti dal Comune si aggirano intorno ai 273mila euro.
Nel gennaio 2025 questo approccio riceve un riconoscimento implicito a livello nazionale. Il decreto Abodi, pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entrato in vigore l’11 marzo 2025, detta i requisiti di sicurezza, salute e benessere per gli atleti, i cavalli atleti e per il pubblico nelle manifestazioni con equidi che si svolgono al di fuori degli impianti autorizzati — palii e giostre storiche incluse. La filosofia è chiara: queste manifestazioni sono legittime, e lo Stato le regola fissando standard elevati invece di vietarle.
È in questo contesto che si inserisce la proposta di legge AC 48 dell’onorevole Brambilla, attualmente all’esame della Commissione Agricoltura della Camera. La proposta introduce il divieto di utilizzare gli equini in spettacoli o manifestazioni, ivi incluse quelle storiche come i palii, che comportino esercizi pericolosi, stressanti o contrari alla dignità degli animali. Se diventasse legge, nessun protocollo comunale potrebbe salvare la corsa: la qualifica giuridica di “animale di affezione” renderebbe illegittima in radice la partecipazione del cavallo al Palio, indipendentemente dalle cautele adottate.
All’audizione parlamentare Siena ha mandato il Consorzio tutela del Palio e il Comitato Amici. Due soggetti che, per quanto autorevoli nell’ambito paliesco, non sono l’ente organizzatore della Festa e non hanno titolo istituzionale per difenderla in quella sede. Il ragionamento che andava portato in commissione — trent’anni di normativa comunale, il decreto Abodi come riconoscimento di un modello, la regolazione come alternativa al divieto — è un ragionamento di governo. Può farlo solo chi governa. E chi governa il Palio, giuridicamente, è il Comune di Siena.





