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Dal tavolo convocato ieri pomeriggio a Palazzo Sacrati Strozzi, alla Regione Toscana, sono arrivati segnali che — viste le condizioni di partenza — non erano affatto scontati. Al centro resta il magazzino logistico di Casa del Corto, a Piancastagnaio: l’ex Logimer, oggi Cesar Spa, l’insegna è quella di Acqua & Sapone. Intorno al tavolo il sindaco Franco Capocchi, la presidente della Provincia di Siena Agnese Carletti, il consigliere regionale delegato alle crisi aziendali e occupazionali Valerio Fabiani, le categorie sindacali — Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Area Siena — e la delegazione della proprietà. Fuori, sotto il caldo di Firenze, il presidio dei lavoratori: bandiere, uno striscione, una formula che vale come una promessa fatta a sé stessi, “Nessuna resa”.
Il dato concreto è uno e va detto per primo: sono tre le aziende che hanno manifestato interesse a rilevare il sito. Non un’evocazione consolatoria, ma il frutto di uno scouting condotto dalla Regione, che ha fatto emergere altrettante possibilità di reindustrializzazione. La proprietà, dal canto suo, ha cominciato a fare i conti con la situazione: pur volendo uscire, ha prorogato l’affitto e ha messo sul piatto una dote — anche lavorativa — per chi intenda subentrare e rimettere in moto il magazzino. È, come è stato detto al tavolo, un passaggio di testimone: ora tocca a Cesar incontrare quei soggetti e scendere nel merito.
Sul piano del personale lo schema che si va delineando ha più di una porta. È prevista una ricollocazione interna nei punti vendita Acqua & Sapone per chi vorrà aderirvi; per chi è più vicino ai requisiti pensionistici, un’integrazione economica a carico dell’azienda per arrivare al traguardo; una parte dei dipendenti amministrativi resterebbe in Cesar presso il presidio di Abbadia San Salvatore, dunque a pochi chilometri; un incentivo, infine, per chi sceglierà di uscire. Tutto questo, ed è il punto qualificante, dentro una logica di adesione libera: opzioni che si offrono, non destini che si impongono.
La prudenza, però, resta d’obbligo, e i sindacati la traducono in metodo. Tre manifestazioni di interesse sono un fatto positivo, ma adesso comincia la parte difficile — scendere nei dettagli, costruire una soluzione condivisa e davvero soddisfacente. L’azienda ha “metabolizzato” la crisi, si è fatto un piccolo passo avanti: nessuno spaccia un esito per acquisito. Anche il sindaco Capocchi ha registrato con soddisfazione che, almeno, si è discusso di problemi concreti e non di formule.
Il senso politico della vicenda sta tutto qui, e conviene non perderlo di vista: la continuità produttiva e occupazionale non è una clausola di stile, è la condizione perché Casa del Corto resti un luogo che lavora e non un capannone che si svuota. Il passaggio di mano del sito è la posta vera. Le tre aziende stanno trattando, la Regione e gli altri attori del tavolo accompagnano, i lavoratori vigilano. L’appuntamento per stringere i tempi è fissato: il 6 luglio. Da qui ad allora si gioca la differenza tra un buon comunicato e un risultato.





