
𝐂𝐞𝐬𝐚𝐫, 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐬𝐮𝐫𝐚 𝐚 𝐮𝐧 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐨: 𝐢𝐥 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐦𝐞𝐭𝐨𝐝𝐨
18 Luglio 2026
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18 Luglio 2026Spopolamento e identità
Il «fuoco» di Piccini diventa una bussola per rilanciare l’Amiata
Grande partecipazione alla presentazione del libro dell’assessore. Un’occasione che ha aperto la riflessione sul futuro della montagna
PIANCASTAGNAIO
di Eleonora Rosi
Come contrastare lo spopolamento unendo tradizione e innovazione: è stato questo uno dei temi al centro della presentazione de ‘Il fuoco di sotto’, il nuovo libro di Pierluigi Piccini edito da Effigi, ospitata a Piancastagnaio. Un volume che prende le mosse dalla conformazione geologica e storica del Monte Amiata per riflettere sul rapporto tra uomo, territorio e comunità, intrecciando filosofia, geologia, antropologia e memoria collettiva. Un’occasione che ha aperto anche una riflessione sul futuro della montagna, chiamata a fare i conti con il progressivo calo demografico e con la necessità di costruire nuove prospettive di sviluppo. «È un pensiero prolungato su una comunità vista dal suo interno – esordisce l’editore Mario Papalini -. Un testo di osservazione filosofica che affronta problemi cogenti dell’Amiata, che vanno da un’osservazione generale della situazione produttiva e sociale della montagna fino a quella culturale». Il filo conduttore del libro è d’altronde il concetto di «attraversamento». «Io scrivo di due mondi, due realtà che si incontrano in una soglia e permettono al tutto di stare insieme – spiega l’autore Piccini rispondendo alle domande di Michela Berti capo servizio de La Nazione di Siena-. Un tutto che deve essere attraversato. C’è anche molto di personale, della mia vita. Il bosco me l’ha insegnato mia nonna Maria, come realtà unitaria. Il tentativo è anche quello di mettere insieme più discipline. Vogliamo unire ciò che è tradizione a un processo di innovazione vera e profonda». A dialogare con l’autore anche il professore di geografia Giancarlo Macchi Janica e la professoressa di diritto Arianna Alpini, entrambi dell’Università di Siena. «Un piccolo libro che in realtà è un monumento – dichiara Macchi Janica -. Il vulcano ha smesso di eruttare, ma non ha smesso di esistere ed è da questa constatazione fisica che nasce il filo che lega tutto il libro». Una prospettiva che amplia il significato del paesaggio, visto come patrimonio condiviso e parte integrante dell’identità di una comunità. «L’abitare non è il nascere in un luogo – aggiunge Alpini -, ma un fatto che si ripete costantemente attraverso il compiersi di atti stabili che arrivano a costruire un rapporto di appartenenza con un territorio. Il paesaggio ha subito un’interpretazione evolutiva fino a essere considerato un bene della vita, legato all’ambiente e alla salute».





