
Un presidio che non arretra
18 Luglio 2026
𝐂𝐞𝐬𝐚𝐫, 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐬𝐮𝐫𝐚 𝐚 𝐮𝐧 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐨: 𝐢𝐥 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐦𝐞𝐭𝐨𝐝𝐨
18 Luglio 2026Alla richiesta di attenzione per l’Amiata la presidente della Provincia risponde con due mosse: un elenco di cifre e un appello all’unità. Le cifre nessuno ha interesse a negarle. L’appello all’unità è più insidioso, perché sposta il terreno. E il terreno, qui, non è la quantità delle risorse: è il criterio con cui si decide chi viene prima.
Non siamo nel campo delle opinioni amministrative, ma in quello degli obblighi. Il codice dei contratti pubblici impone che il programma triennale delle opere riporti, intervento per intervento, la priorità valutata su tre livelli in un’apposita scheda, e fissa una gerarchia: priorità massima ai lavori conseguenti a calamità naturali e, subito dopo, agli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, di cui si deve tener conto nella formazione dell’elenco annuale. Non è un adempimento formale: è il punto in cui una scelta politica diventa verificabile.
Con un limite, che va detto subito perché è la prima obiezione che ci verrà mossa: in quel programma entrano soltanto i lavori sopra i centocinquantamila euro, e ne restano fuori quelli eseguiti in amministrazione diretta. Le asfaltature ordinarie, con ogni probabilità, non vi figurano. Bene: allora la domanda diventa più stringente, non meno. In quale documento pubblico è tracciato l’ordine con cui si eseguono gli interventi di manutenzione ordinaria sulla rete provinciale? Se la risposta è “in nessuno”, abbiamo appreso qualcosa di rilevante: che la sequenza dei cantieri non risponde a un criterio verificabile, ma alla valutazione degli uffici. Che sarà anche esperta, ma non è discutibile — e dunque non è politica.
Sul resto, quello che chiediamo non è che si spenda di più da noi. La presidente descrive la Sp 18c come un’arteria fragilissima, segnata da un movimento franoso continuo, in un contesto che riguarda anche altri comuni. È una descrizione che condividiamo, e che secondo la legge colloca quell’intervento in fascia alta di priorità. Non lo contestiamo: lo prendiamo sul serio. Proprio per questo il punto è un altro. Se la fattispecie del dissesto è stata riconosciuta e istruita sulla Sp 18c, dev’essere stata istruita anche sugli altri tratti che presentano la stessa condizione — quei “comuni non incolumi” che nel comunicato restano una perifrasi. Chiediamo di vedere quell’istruttoria comparativa. Non un’altra cifra: il confronto tecnico fra tratti omogenei, e la ragione per cui l’ordine è quello e non un altro.
C’è poi una gamba scoperta, e per correttezza va detto che non è colpa della Provincia. La normativa nazionale sulla gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali — quella che impone di classificare i tratti per livello di rischio e di tenere un piano d’azione ordinato di conseguenza — si applica alle autostrade e alle strade principali, non alle provinciali ordinarie. Per queste, la legge assegnava alle Regioni il compito di dettare la disciplina entro il 31 dicembre 2024. Non ci risulta che la Regione Toscana abbia adottato quell’atto: diciotto mesi oltre il termine.
La conseguenza è precisa. Sulle strade provinciali non esiste oggi un obbligo di classificazione del rischio, e non esiste perché manca la norma che avrebbe dovuto imporlo. La Provincia non è inadempiente: è priva di regola. Ma questo significa che nessuno — né i cittadini, né i Comuni, né la Provincia stessa — può dimostrare se una priorità sia fondata. È una questione che poniamo a Firenze, non a Siena, e alla quale chiediamo risposta.
Resta un obbligo che invece grava su tutti gli enti proprietari, senza soglie e senza rinvii: il catasto delle strade, previsto dal codice della strada e disciplinato da un decreto del 2001. In Italia è disatteso quasi ovunque. A che punto è quello della Provincia di Siena? Non è una domanda polemica: senza catasto e senza classificazione del rischio, qualunque ordine di priorità resta un’affermazione non dimostrabile, e il conteggio dei milioni diventa l’unica risposta possibile. Il che spiega perché sia stata data.
Veniamo all’appello ai Comuni. Si indicano come virtuosi quelli che hanno destinato quote dei fondi geotermici o delle aree interne alle strade provinciali. Nessuno contesta la legittimità di quelle scelte, deliberate regolarmente e in molti casi necessarie. Ciò che non è mai stato deliberato da nessuno — non in un consiglio provinciale, non in una conferenza dei sindaci — è il principio: che la viabilità provinciale debba essere strutturalmente cofinanziata dai Comuni con risorse destinate ad altro. Perché la manutenzione delle provinciali è, per legge, funzione fondamentale della Provincia; e i fondi geotermici e delle aree interne sono compensazioni e leve di sviluppo per i territori, non un capitolo integrativo della viabilità provinciale. Un conto è una convenzione fra enti, discussa e sottoscritta. Un altro è un’aspettativa che si consolida chiamandosi fare squadra.
E qui c’è un dato che nel comunicato non compare. Per la produzione geotermica 2025 la dotazione ammontava a dodici milioni di euro: otto ripartiti fra i Comuni, quattro alla Regione con destinazione stradale. Un terzo dell’intero fondo è dunque già andato alla viabilità, a monte di qualunque scelta comunale. Prima di chiedere ai Comuni geotermici un supplemento di solidarietà sulle strade, sarebbe utile sapere dove si è depositata quella già versata: su quali arterie sono stati impiegati quei quattro milioni, e quanta parte è tornata sui territori che la risorsa la producono e ne sopportano gli oneri ambientali. È un rendiconto, non un’accusa. Ma è il presupposto di qualsiasi discorso sull’unitarietà: le squadre esistono quando i ruoli e i conti sono chiari, non quando sono impliciti.
Abbiamo chiesto formalmente accesso agli atti che consentono di rispondere a queste domande. Il termine è in corso, e attendiamo con fiducia. Nel frattempo avanziamo una proposta minima, che non costa nulla e che nessuno dovrebbe avere motivo di respingere: che la Provincia pubblichi, prima del prossimo aggiornamento del programma triennale, l’istruttoria comparativa dei dissesti che interessano la rete del quadrante sud, con l’ordine degli interventi e le ragioni tecniche che lo sostengono.
Se arriverà, la discussione potrà finalmente svolgersi dove deve: non su quanto si spende, ma su come si sceglie. Che è l’unico terreno su cui una comunità può misurare se è stata considerata o soltanto nominata.





