
Molte voci, nessun tavolo
18 Luglio 2026
Il criterio, non il conteggio
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C’è una parola che torna, in questa vicenda, con due significati che alla fine coincidono. La parola è presidio. Presidio erano i lavoratori e le lavoratrici davanti alla sede della Regione, sotto un caldo rovente, mentre al tavolo si scioglievano gli ultimi nodi. E presidio industriale sul territorio è ciò che quella giornata del 16 luglio ha, alla fine, salvato. Chi vegliava all’esterno e chi trattava all’interno lavoravano allo stesso obiettivo: che il magazzino non chiudesse, che l’Amiata non perdesse un altro pezzo del suo apparato produttivo.
Dopo mesi di trattative complesse, istituzioni, sindacati e azienda hanno sottoscritto le basi di un accordo quadro che mette in sicurezza il futuro occupazionale del sito di Piancastagnaio, il magazzino Acqua&Sapone – la Cesar Spa già Logimer – intorno al quale la vertenza si trascinava da troppo tempo. Non una chiusura, dunque, ma una reindustrializzazione, e per giunta immediata.
Il piano ha una sua architettura precisa. Il rilancio dello stabilimento passa attraverso Adrilog Società Cooperativa Benefit, che raccoglie la sfida imprenditoriale e garantisce l’occupazione ad almeno diciotto lavoratori per non meno di due anni. A questi si aggiungono i nove dipendenti che restano in organico alla stessa Cesar, la quale ha riconosciuto la propria responsabilità nella crisi e messo a disposizione lavoro e risorse. Per le restanti maestranze, circa una trentina di persone, sono previsti incentivi economici pensati per accompagnare chi sceglie il pensionamento anticipato e chi cerca una nuova collocazione. Nessuno lasciato al proprio destino.
Che il risultato non fosse scontato lo dicono, con parole misurate, gli stessi sindacati. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Toscana Area Siena hanno espresso piena soddisfazione, sottolineando come l’esito rappresenti un tassello fondamentale non solo per Piancastagnaio ma per l’intero territorio amiatino e per la provincia. In un’area dove ogni posto di lavoro pesa e ogni chiusura lascia un vuoto difficile da colmare, tenere aperto un sito produttivo non è un dettaglio contabile: è una questione di tenuta della comunità.
Il ruolo decisivo lo ha giocato la Regione Toscana, e in particolare il consigliere per il lavoro e le crisi industriali Valerio Fabiani, che ha coordinato la mediazione fino a comporre le posizioni. Ma il tavolo regionale non sarebbe bastato senza l’interessamento costante della Provincia, del Comune di Piancastagnaio e dei comuni limitrofi, e senza la tenacia dei lavoratori, che con la loro presenza compatta ai presidi hanno accompagnato la vertenza fino all’ultimo. È il modello che funziona quando funziona: istituzioni, imprese e rappresentanze che smettono di scaricarsi le responsabilità e si siedono davvero allo stesso tavolo.
Ora l’attenzione si sposta al 23 luglio, quando è attesa la sottoscrizione formale degli accordi e la definizione della trattativa sulle locazioni degli immobili: passaggio non secondario, anzi indispensabile per far partire l’iter legato alla gestione del personale e all’avvio della nuova fase produttiva. Fino a quella firma resta prudente parlare di traguardo; ma le basi ci sono, e sono solide.
Resta, sullo sfondo, l’auspicio che Adrilog possa nel tempo ampliare l’offerta occupazionale iniziale, facendo del rilancio non un punto d’arrivo ma un punto di partenza. Sarebbe il modo migliore di dare senso a quello striscione – Nessuna resa – che per settimane ha accompagnato la lotta. Perché la resa, questa volta, non c’è stata.





