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31 Luglio 2026SULLA RIFORMA ELETTORALE L’INCOGNITA DELL’ASTENSIONE
di Massimo Franco
Come sempre, Sergio Mattarella si è tenuto a distanza dalle polemiche tra partiti e dagli scontri parlamentari. Il richiamo alla partecipazione elettorale e ai rischi che un’astensione massiccia delegittimi qualunque maggioranza emerga dalle urne, però, era ineludibile. E facendolo, ieri mattina al Quirinale durante la cerimonia del Ventaglio, il presidente della Repubblica ha spedito un messaggio che è un monito a maggioranza e opposizioni. Si tratta di un invito a rispettare la volontà popolare, senza piegarla a interessi di parte. Mattarella ha ribadito il suo appello a evitare polemiche furiose quanto per lo più sterili. E questo proprio mentre si sta affrontando una riforma del sistema di voto divisiva e circondata da dubbi di costituzionalità. Ci sono le liste bloccate e il generoso premio in seggi per chi raggiunge il 42 per cento dei voti a mettere a rischio il «placet» da parte della Consulta. Ma soprattutto, rimane l’incognita delle preferenze, volute da FdI, osteggiate da FI e, timidamente, dalla Lega. Per i contrasti che ristagnano nella coalizione di Giorgia Meloni, il problema è rinviato a settembre. E dovrebbe portare al «sì» a una nuova legge elettorale, sebbene corretta: anche perché una seconda bocciatura alla Camera col voto segreto provocherebbe una crisi di governo. Ma il tema che affiora, e del quale il capo dello Stato si è fatto portavoce, è più di fondo. Riguarda la tendenza a concentrarsi sui meccanismi, sulle candidature, col rischio di trascurare i problemi del Paese; e alla fine di scoraggiare l’elettorato. E, in una discussione nella quale tende a prevalere il rifiuto ad ascoltare le ragioni altrui, spunta la tentazione delle forzature, del superamento dei limiti tra poteri dello Stato. Si avvertono perfino esitazioni a condannare manifestazioni violente che rappresentano un attacco alla democrazia. Anche su questo, Mattarella è stato fermo, alludendo a quelle opposizioni che hanno tardato a condannare l’aggressione degli anti Tav alla polizia in Val di Susa. E subito dopo ha telefonato al Guardasigilli Carlo Nordio, bersaglio di scritte deliranti. Si tratta di uno sfondo che preoccupa il Quirinale. E spiega un lessico pacato nei toni quanto diretto e a tratti duro. Quando il presidente della Repubblica evoca «l’abdicazione dello Stato», additando il rischio di «adattare la legge al singolo», allude a casi come quello di Mario Roggero: il gioielliere condannato per avere ucciso due rapinatori e ferito un terzo, inseguendoli fuori dal suo negozio. Il modo scomposto col quale la destra ha chiesto la grazia, scavalcando le prerogative del capo dello Stato, conferma una sgrammaticatura difficile da ignorare.





