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16 Ottobre 2026La CO2 della geotermia diventa una risorsa: cosa cambia per Piancastagnaio con il nuovo impianto
di Pierluigi Piccini
La Nazione ha dato conto, con un servizio di Giuseppe Serafini, dell’ultima fase del progetto che Nippon Sanso Operations ed Enel Green Power Italia stanno completando nell’area delle centrali PC4 e PC5. Dai primi mesi del 2027 l’impianto recupererà circa il 70% dell’anidride carbonica presente nei vapori geotermici: centomila tonnellate l’anno, intorno alle trecento al giorno, destinate all’industria alimentare, delle bevande e farmaceutica. Quasi un terzo del fabbisogno nazionale di CO2 pura. Non è un dettaglio tecnico, e vale la pena chiedersi che cosa significhi per il paese.
Per decenni la CO2 dei fluidi geotermici è stata considerata uno scarto, da disperdere in atmosfera e da mettere sul conto dell’impatto ambientale delle centrali. Oggi lo stesso gas diventa materia prima, entra in un ciclo produttivo, ha un valore di mercato. È il passaggio da un’economia che butta ciò che non serve a una che riconosce in ogni residuo una possibile risorsa: visto da Piancastagnaio, un fatto materiale che si misura in tonnellate e in contratti.
L’impianto, però, non può essere letto come un episodio isolato. Si inserisce in una strategia che tiene insieme il teleriscaldamento, che già oggi evita oltre 1.500 tonnellate annue di emissioni fossili e che vogliamo estendere a tutto il paese, e il distretto produttivo fondato sulla geotermia che stiamo costruendo anche con Radicofani. Il distretto dà forma a ciò che già esiste: la pelletteria, aziende come Stosa, Saviola, Floramiata, e ora una filiera della CO2 che porta qui un pezzo di industria nazionale. Serve soprattutto a contrattare il costo dell’energia e a fare in modo che il vantaggio della geotermia resti sul territorio, invece di attraversarlo soltanto.
Per troppo tempo l’Amiata ha prodotto energia e valore che altrove diventavano sviluppo, mentre qui restavano le servitù. Ho detto alla Nazione che Piancastagnaio dimostra come ambiente e sviluppo industriale possano procedere insieme. Lo confermo, con una precisazione: possono farlo solo se qualcuno li tiene insieme. Il mercato da solo non lo fa, né lo fanno le dichiarazioni di principio. Lo fanno la pianificazione, la capacità di legare gli investimenti all’urbanistica e ai servizi, di negoziare con grandi gruppi da una posizione non subalterna. Per questo il Comune sta costituendo una società interamente pubblica, che dovrà accompagnare il distretto e la rete di calore.
Il 2027 sarà un anno di prova. Vedremo un impianto entrare in funzione, ma dovremo anche verificare quanto di quel valore riusciremo a trattenere, in lavoro, imprese, servizi. È su questo terreno che si misurerà se la geotermia è diventata il fondamento di un modello di sviluppo o è rimasta una ricchezza di passaggio.





