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27 Ottobre 2026Intesa promette a Siena un polo tecnologico e una direzione commerciale: ora servono numeri, date e firme
di Pierluigi Piccini,
A 48 ore dall’assemblea di giovedì, Intesa Sanpaolo parla di Siena per bocca di Tito Nocentini, direttore regionale per Toscana e Umbria: un polo tecnologico legato all’università, una nuova direzione commerciale, una sede secondaria di strutture centrali, la tutela del nome e delle sedi, una parte delle 13.100 assunzioni previste dal gruppo entro il 2029. Parole che una città ferita ascolta volentieri. Ma sono state pronunciate a margine di una premiazione di startup e non obbligano nessuno. Un direttore regionale non firma il Documento di Offerta.
Non si tratta di essere pro o contro l’offerta, ma di serietà amministrativa: trasformare ogni frase in un obbligo scritto, con una data e una verifica. Il polo tecnologico: quante persone, quali profili, entro quando, con quale convenzione con l’università? La sede secondaria: funzioni decisionali o uffici di supporto? Le assunzioni sono un dato nazionale, spalmato su tre anni, e non dicono quanti lavoratori del Monte resteranno a Siena dopo le sinergie. Né dicono nulla di chi uscirà dal perimetro. Unipol ha chiuso al 98,4 per cento l’aumento di capitale da 2,46 miliardi che le serve, tramite Bper, a comprare gli sportelli e le altre funzioni che Intesa lascerà. Altre funzioni: la formula è vaga quanto quelle di Nocentini. Le garanzie devono vincolare anche Unipol.
Quanto al nome, costa poco e consola molto. Ma un nome senza funzioni è una bandiera senza esercito. Rocca Salimbeni deve restare un luogo dove si decide, non un museo della propria storia.
Resta la domanda decisiva: chi deve chiedere quella firma? La Fondazione dice sì al piano Lovaglio, con un’eventuale apertura a chi arriverà, prima Intesa e poi Unipol. Non è una linea, è una porta lasciata socchiusa da tutte le parti. I sindacati saranno giovedì in presidio davanti alla sede di viale Mazzini con richieste precise, e ci vanno da soli. Comune, Provincia e Regione si muovono ciascuno per conto proprio.
Eppure stamani, alla Camera di commercio, per la Giornata dell’economia, siedono nella stessa sala il presidente della Fondazione, il rettore dell’università e il mondo delle imprese. È lì che potrebbe nascere il tavolo che manca: un mandato chiaro, un documento comune, un interlocutore unico verso Intesa e Unipol. Amministrare significa non commentare le offerte degli altri, ma costruire la propria. Siena oggi ha molti commentatori e nessun negoziatore.





