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28 Ottobre 2026Mps, con il via libera della Bce Messina parla di azionisti e di Generali, non di Siena: per questo le garanzie per la città vanno chieste adesso
Di Pierluigi Piccini
La giornata di ieri ha spostato il baricentro della partita. La Banca centrale europea ha dato il via libera all’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps, la Banca d’Italia ha autorizzato le partecipazioni collegate, Banco Bpm ha annunciato che domani non sarà in assemblea per conflitto di interessi. L’offerta di Intesa, fino a ieri un’ipotesi, è ora un percorso autorizzato.
In questo quadro le parole di Carlo Messina meritano attenzione. Si dice disinteressato al potere, interessato al bene degli azionisti. Spiega che l’operazione stabilizza il risparmio, che il Monte ha una governance fragile, che Mediobanca e la quota di Generali sono elementi di sicurezza nazionale da mettere al riparo. È un ragionamento coerente dal punto di vista di un grande gruppo. Ma Siena, in quell’equazione, non compare. Azionisti, Paese, Generali: il territorio resta fuori dal perimetro del discorso, affidato alle promesse dei dirigenti regionali.
Non c’è nulla di scandaloso: un banchiere ragiona da banchiere. Proprio per questo, però, ciò che riguarda Siena non può restare nelle dichiarazioni. Se non è scritto, non è nel conto. Lo ha detto con garbo anche Massimo Guasconi alla Camera di Commercio: le evoluzioni in arrivo dovrebbero essere condivise con il territorio, non lasciate a interviste e ipotesi. E la Cisl ha definito inaccettabile il silenzio delle istituzioni politiche sul progetto industriale.
A Palazzo Sansedoni, intanto, almeno un rischio sembra scongiurato. Dopo la consultazione informale con gli altri quattro deputati, Coppini ha dichiarato in serata di non avere alcuna intenzione di dimettersi. Bene. Una Fondazione decapitata alla vigilia dell’assemblea sarebbe stata il peggiore dei segnali. Resta il dissenso, legittimo, ma resta anche l’obbligo di un organo collegiale: la maggioranza decide, il presidente rappresenta.
Oggi le due deputazioni si riuniscono per stabilire il voto di domani. L’indirizzo del 23 ottobre a favore del piano del Monte verrà probabilmente confermato. Ma quel documento contiene una clausola che il via libera della Bce rende ormai concreta: la possibilità di valutare offerte esterne se il piano di Lovaglio non passasse. Ritenere prematuro occuparsene, oggi, significa arrivare impreparati al giorno in cui non lo sarà più.
La Fondazione può uscire dalla riunione di oggi con qualcosa di più di un voto. Un mandato a preparare, insieme a Comune, Provincia e Regione, le richieste da porre a Intesa e a Unipol: funzioni direzionali a Siena, occupazione verificabile, destino del marchio, ruolo dell’ente. Messina parla agli azionisti. A Siena tocca parlare per iscritto, finché c’è ancora qualcuno disposto ad ascoltare.





