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2 Novembre 2026Caso David Rossi, dopo tredici anni la parola passa all’antimafia: la famiglia parla in tv, la Commissione riorganizza il lavoro
Sono passati più di tredici anni da quella sera del 6 marzo 2013, quando David Rossi, responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi, precipitò dalla finestra del suo ufficio di Rocca Salimbeni. Per due volte la magistratura senese archiviò la vicenda come suicidio. Oggi lo scenario è un altro. Da alcuni mesi la Direzione distrettuale antimafia di Firenze lavora su un fascicolo per omicidio, aperto dopo un esposto della vedova, Antonella Tognazzi, e della figlia, Carolina Orlandi, che non hanno mai accettato la versione ufficiale. Secondo quanto riportato dalla stampa, anche le procure distrettuali di Brescia e di Bologna avrebbero aperto filoni d’indagine che toccano, a vario titolo, il contesto in cui Rossi si muoveva.
Il cambio di competenza non è un dettaglio procedurale. Quando entra in gioco l’ipotesi di un possibile movente legato alla criminalità organizzata, la Procura ordinaria è tenuta a trasmettere gli atti alla Dda. Lo ha ricordato l’avvocato Paolo Pirani, legale del fratello Ranieri e della madre di Rossi: Siena ha mandato tutto a Firenze e non si occupa più del caso. Pirani ha aggiunto un’osservazione che merita attenzione: un’archiviazione non è una sentenza definitiva, e dunque la strada per nuove indagini non era mai stata chiusa del tutto.
Sul piano istituzionale, la Commissione parlamentare d’inchiesta rivendica il proprio ruolo. Il presidente Gianluca Vinci ha spiegato che con la Procura di Siena c’è stato un primo contatto per acquisire materiale, poi la Commissione ha proseguito in autonomia con proprie attività tecniche, fino a escludere il suicidio con un voto unanime. La documentazione è stata trasmessa all’autorità giudiziaria, e Vinci considera un fatto positivo che siano ora i magistrati a guidare l’accertamento.
In questo passaggio la famiglia ha scelto di parlare anche in televisione, con madre e figlia insieme per la prima volta in un programma di grande ascolto. Carolina Orlandi ha detto che la famiglia non esclude alcuna pista e ha riconosciuto alla Commissione il merito di aver dato basi scientifiche alla tesi dell’omicidio, auspicando che ora sia la magistratura a fare luce. Secondo la sua lettura, il padre sarebbe rimasto in vita per circa ventidue minuti dopo la caduta e avrebbe potuto essere soccorso, mentre le ferite al volto, all’inguine e agli avambracci indicherebbero colpi ricevuti prima della morte. Antonella Tognazzi ha chiesto, oltre alla verità, rispetto per la memoria del marito, senza nascondere l’amarezza verso persone che la famiglia riteneva amiche. L’avvocato Carmelo Miceli, legale di vedova e figlia, vede negli sviluppi un passo che restituisce dignità alla memoria di Rossi: ora bisogna stabilire chi, come e perché, anche grazie al lavoro coordinato delle procure di Firenze, Brescia e Bologna.
Martedì 3 novembre la Commissione tornerà a riunirsi a Palazzo San Macuto, con un ufficio di presidenza allargato ai gruppi e una seduta plenaria per riprogrammare il calendario delle audizioni. Salta invece l’audizione dell’ex calciatore Gabriele Ceccherelli, che avrebbe ritirato la propria disponibilità.
Per Siena questa vicenda è da tredici anni una ferita aperta, che ha diviso la città e ne ha messo a nudo i silenzi. Le valutazioni sulle cause della morte restano per ora quelle delle parti e della Commissione: toccherà alla magistratura accertare i fatti, con il rigore che la memoria di David Rossi e il diritto della sua famiglia alla verità richiedono.





