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2 Agosto 2026Fenomenologia della Lambretta
Miti Il legame indelebile tra la musica pop e rock e lo storico scooter italiano che compie 80 anni. Tanti gli artisti che l’hanno celebrata nei brani o che si sono fatti fotografare in sella alle due ruote. Da Paul Weller a Liam Gallagher, da Celentano a Sting
Quando, alla fine degli anni Cinquanta, i primi mod londinesi ebbero la necessità di spostarsi lungo la città da un club all’altro per ballare e ascoltare musica, si trovarono di fronte a un atroce dilemma. Come fare, evitando di sporcare gli immacolati vestiti sartoriali che li caratterizzavano? Le auto costavano troppo e molti di loro erano comunque ancora minorenni, i mezzi pubblici sospendevano il servizio molto prima rispetto agli orari delle loro nottate. L’arrivo di Vespa e Lambretta in Gran Bretagna risolse felicemente il problema (pur creando fin da subito un goliardico dualismo, tuttora esistente, tra i possessori dei due scooter). Erano innanzitutto mezzi ricchi di stile, moderni, futuristi nelle loro linee, con il pregio di avere le scocche laterali che riparavano da eventuali schizzi d’olio (frequenti nelle moto) e selciato bagnato (il clima britannico non è dei più soleggiati) oltre alla protezione anteriore per le gambe. Unito all’uso dei parka impermeabili, che arrivavano dall’esercito americano, giungere in perfetto ordine alle serate era decisamente molto più facile. Si aggiunse pure un particolare ancora più determinante. Uno scooter italiano, ai tempi, primi anni Sessanta, costava poco più di 200 sterline, a fronte di una paga media di 80 sterline al mese. Un esborso che si poteva affrontare senza eccessiva fatica. Anche la miscela aveva un costo molto basso (senza dimenticare che ancora non esistevano le restrizioni sull’obbligo del casco, imposte invece ai motociclisti).
ASPETTO IDENTITARIO
Per accentuare l’aspetto identitario, i mod, come è noto, personalizzarono ancora di più i mezzi con l’aggiunta di specchietti, fanali e altri accessori. Fattori determinanti anche per il successivo revival degli anni Ottanta che si trasformò in parte nella scena Scooterboy (di cui fecero parte, tra gli altri anche Ian Brown e Mani degli Stone Roses, spesso ritratti all’epoca a cavallo di una Lambretta), molto seguita da quelle parti, quando si trovavano scooter usati (seppur mal ridotti) a pochi spiccioli e i controlli sull’uso, dipendenti dall’età, erano molto rari. Anche in questo caso la personalizzazione dello scooter, spesso ridotto esteticamente all’osso, togliendo ogni forma di carenatura esterna, fu particolarmente importante.
In Italia la Lambretta (il cui nome, deciso alla fine del 1946, giusto ottanta anni fa, è un diminutivo del fiume Lambro, sulle cui rive sorgevano gli stabilimenti di produzione della Innocenti), divenne ben presto un mezzo di uso comune, ma trovò successo anche in stati esteri, con concessioni di produzione, dall’India e Indonesia, alla Germania, al Cile, alla Spagna (dove uscì un modello autoctono, la Serveta).
SULLO SCHERMO
I film, le immagini degli anni Cinquanta e Sessanta italiani sono costantemente caratterizzate dalla presenza degli scooter come principale veicolo di locomozione, robusto, non troppo veloce, economico e, in caso di guasto, facilmente riparabile e con i pezzi di ricambio di immediata reperibilità, tanto era diffuso l’uso. Con il progressivo e veloce cambiamento delle abitudini, anche in Italia l’uso del mezzo divenne obsoleto e ad appannaggio di appassionati e collezionisti.
Non era raro, a partire dagli anni Settanta, trovarne esemplari abbandonati o mai più usati, diretti in discarica o lasciati arrugginire in qualche garage. Non era ancora l’epoca del vintage ma solo del «vecchio» e «superato» (allo stesso modo si consideravano dischi e artisti dei decenni precedenti, Beatles, Stones e affini inclusi). La Lambretta cessa la produzione nel 1971, assurgendo successivamente a oggetto di devozione.
È di questi giorni l’uscita di un pregevole libro di Dean Orton, mod inglese da tempo trapiantato in Italia, che ha fatto della Lambretta un vero e proprio culto (come migliaia di altri appassionati). A Life in Lambretta (Speedball Publishing) narra di una passione poi trasformata in lavoro (come rivenditore e restauratore), attraverso, spesso spassosissime, avventure in giro per l’Europa, in negozi oscuri e polverosi, per rintracciare pezzi originali o mezzi coperti di ruggine, abbandonati in qualche cortile, da riportare in vita. Un passaggio è illuminante sullo spessore filosofico della dedizione: «L’amore per lo scooter abbatte tutte le barriere e apre le porte in un modo che poche altre passioni sono in grado di fare.
Intendiamo le differenze nel colore della pelle, del credo, etnia, religione o origini. Puoi trovarti nella più remota parte del mondo, lontanissimo da dove vivi ma se ti avvicini a qualcuno con una maglietta o una spilla della Lambretta, è molto probabile che nel giro di un’ora ti troverai a casa sua con un letto per la notte, sarete diventati immediatamente buoni amici e vi sentirete parte di una “famiglia”. Non avrai mai questo tipo di vantaggi se guidi una Harley!».
Nel nostro paese il mezzo assurge a elemento «pop» anche attraverso le pubblicità che coinvolsero cantanti particolarmente famosi. Il Quartetto Cetra compose appositamente, nel 1962, l’irresistibile Lambret Twist («Il nuovo ritmo che fa strabiliar/un cocktail fatto di genialità, di dinamismo, di eleganza, di potenza/tutto quello che può darti la felicità). Giorgio Gaber nel 1960 incise uno dei suoi brani più iconici e di successo, La ballata del Cerutti, in cui descrive una malaugurata «impresa» del Cerutti Gino che ruba una Lambretta per essere poi immediatamente catturato dalla polizia e spedito in carcere, guadagnandosi però così la fama di duro: «Una sera in una strada scura/occhio c’è una Lambretta/fingendo di non aver paura/il Cerutti monta in fretta». Il brano ebbe tale riscontro che la stessa Innocenti realizzò un breve spot video, La ballata del Cerutti che aveva rubato una Lambretta, con il cantante protagonista.
IN ITALIA
Anche Gigliola Cinquetti mise voce e volto per lo scooter in Prima o poi telefonerai. Indimenticabile anche lo slogan che lanciò Totò, in sella a una Lambretta «…a prescindere, in Lambretta conoscerete la gioia di vivere e viaggiare».
Indimenticabile la stupenda Raffaella Carrà che prestò la sua immagine, molto casta, prima alla Vespa e poi, nel 1970, anche alla Lambretta, con tanto di calendario. Allo stesso modo di Adriano Celentano, testimonial nel 1960. Perfino Speedy Gonzales, che di velocità se ne intendeva, si scomodò nel 1965 per un Carosello dello scooter. Se allarghiamo il campo di guidatori di Lambretta troviamo fior di attrici e modelle in sella allo scooter, sia per passione che per foto pubblicitarie, da Paul Newman, James Dean, Richard Burton a Claudia Schiffer, Jean Shrimpton, Cameron Diaz oltre a Rock Hudson e Gina Lollobrigida a scorrazzare con lo scooter nel film Torna a settembre del 1961. Ovviamente l’immaginario mod ha abbondantemente citato il mezzo, sia a livello fotografico (non si contano le immagini su dischi e foto promozionali di artisti in sella o a fianco del mezzo), sia «impossessandosi» del nome. Valga su tutti l’esempio degli inglesi Lambrettas, usciti nel 1979 con un più che ottimo album mod beat come Beat Boys in the Jet Age, per poi ripiegare successivamente verso un sound più elaborato. Non avevano alcuna relazione con anni Sessanta e dintorni, gli svedesi Lambretta, attivi negli anni Novanta. Era un riferimento diretto invece quello degli Innocenti, band indonesiana (dove c’è una fortissima e numerosissima scena mod e scooteristica), autrice di una serie di ottimi dischi a base di beat, soul, rhythm and blues e dei genovesi SX225, poi The Five Faces. Gli Statuto di Vespe e Lambrette se ne intendono, tanto da comparire spesso nelle foto promozionali e dei loro album (in particolare Il migliore dei mondi possibili del 2002). La Lambretta viene citata nel loro brano Sole, mare del 2006 dove cantano «Che bell’agosto, prendo la Lambretta. Metto su lo zaino, sono pronto per viaggiare. Invece non ho più la Vespa. Sarà un viaggio sfortunato però: pochi soldi in tasca, mi bastavano però. La Lambretta, ho chiuso a Piacenza, mi son speso tutto per poterla rispedire».
«LOOK ELEGANTE»
Paul Weller è sempre stato un raffinato amante dello scooter. Lo guida all’inizio del video del 1984 degli Style Council, Solid Bond in Your Heart. Pare che quella scena sia stata girata ripetutamente, fino a quando Weller, esausto, lasciò cadere malamente lo scooter, come si vede nelle riprese. Tra le sue dichiarazioni vale la pena di ricordare: «Non importa che si sia mod o meno. Gli scooter hanno un look elegante e pulito. È qualcosa che continua, qualcosa che non si fermerà mai. Gli scooter sono eterni!». Nel 1991 acquistò una Lambretta SX200 del 1968 (che compare anche nelle foto all’interno dell’album Wild Wood mentre trasporta due membri della band e successivamente nel video di Friday Street del 1997 con tanto di scritta Woking, sua città natale, dove l’acquistò nel The Scooter Shop, sul piccolo parabrezza). Weller, di cui esistono numerose altre foto in sella al mezzo, dichiarò che non l’avrebbe mai venduta ma nel 2002 decise di rinunciare al proposito, mettendola all’asta a favore del Teenage Cancer Trust, con tanto di suo autografo sulla carrozzeria. Ad acquistarla per qualche decina di migliaia di sterline un suo fan. Non dimentichiamo l’interno del disco All Mod Cons (1978) della sua prima band, i Jam, in cui è disegnato uno schema tecnico di una Lambretta, primo omaggio alla sua passione. Il suo compare negli Style Council, Mick Talbot, arrivava dai Merton Parkas, band di spicco del cosiddetto «mod revival» del 1979, con i quali apparve in numerose foto promozionali con gli scooter di loro proprietà. Anche i Moody Blues, che avevano vissuto gli anni Sessanta, a fianco della scena beat e mod, citano il mezzo e quel periodo nel video di Your Wildest Dreams del 1986 in un flashback di quelle atmosfere. Espliciti i Fine Young Cannibals (con membri che arrivavano dalle band ska dei Beat e Akrylykz) in Good Thing, del 1989 dove celebrano la scena scooterboy con ampio sfoggio di Vespe e Lambrette. Lo scooter appare anche in video di New Radicals, Black Eyed Peas, perfino Janet Jackson e anche in quello, appena uscito, vero e proprio inno al mezzo, Lambretta Boogaloo degli inglesi Big Boss Man.
PILASTRI
I due litigiosi pilastri del Britpop, Oasis e Blur, hanno perlomeno condiviso la passione per il veicolo. Damon Albarn e Liam Gallagher sono stati spesso fotografati in sella a una Lambretta, il secondo, in particolare, fin da giovane, prima del grande successo. Proprio con Liam nasce un piccolo «giallo». Ha dichiarato che la prima cosa che ha acquistato con i diritti del primo disco degli Oasis è stata una Lambretta: «Mi ricordo che quando mi arrivò il primo assegno dei diritti dei dischi d’esordio mi comprai immediatamente una Lambretta del 1954, che poi ho inserito nella confezione di Definitely Maybe e che continuo a possedere. Subito dopo acquistai una casa per mia mamma che però la rifiutò. Voleva solo un cancello nuovo per dove ha sempre vissuto. E così ho dovuto rivenderla». Erroneamente si è sempre pensato che quella raffigurata sulla copertina dell’album degli Oasis, Be Here Now, del 1997, insieme a una Rolls Royce in una piscina, fosse una Lambretta. In realtà si tratta di un altro scooter di Liam ma di marchio tedesco, ovverosia uno Zundapp Bella del 1957, molto simile al mezzo italiano. La Lambretta di cui parla è effettivamente nel booklet interno al loro album d’esordio. Quando nel 2009 Gallagher lanciò la sua linea di vestiario Pretty Green, le foto in stile mod con Vespa e Lambretta si sprecarono.
Un grande appassionato di scooter era Bo Diddley, tra i veri e propri inventori del rock’n’roll, tanto da apparire spesso in sella a una specie di Lambretta in alcune copertine dei suoi dischi. In realtà si tratta di un Cushman americano del 1957, molto più squadrato e rozzo, rispetto al modello italiano, di cui è palese abbia cercato di imitare le caratteristiche estetiche.
RITROVAMENTI
Inutile dire che fu il film del 1979, Quadrophenia, trasposizione cinematografica dell’omonimo album degli Who di sei anni prima, a sublimare la Lambretta nell’immaginario collettivo. Il protagonista Jimmy Cooper (impersonato da Phil Daniels) vive una serie di avventure all’interno della scena mod del 1965 a cavallo della sua amatissima, accessoriata e curatissima Lambretta LI150, che finirà malamente in un incidente stradale contro un furgone, esacerbando ancora di più la crisi personale del giovane. Lo scooter, alla fine delle riprese, fu lasciato a Portsmouth, dove venne ritrovato anni dopo, in un giardino, da un appassionato del film che riconobbe la targa KRU 251. Acquistò la Lambretta con tutti i suoi accessori dall’allora proprietario, Paul Marsh. L’anonimo acquirente possedeva un negozio di scooter, lo restaurò, completando il lavoro nel 1995. Ebbe la copertina della rivista Scooter International ed è apparso in fiere ed eventi promozionali. Nel 1997, quando la pellicola Quadrophenia fu ripubblicata, lo scooter si riunì con Phil Daniels e il cast originale del film, alla prémiere. Nello stesso anno, è stato utilizzato nelle riprese del concerto The Who’s Quadrophenia a Londra. Il mezzo ha mantenuto le stesse specifiche che aveva nel 1979, compreso il sistema di scarico sportivo Ken Cobbing, anche se diverse parti come la batteria e il carburatore sono state sostituite. È stato poi venduto a un’asta nel 2008 per 35mila sterline.
Gli stessi Who hanno continuato a rilanciare la loro iniziale immagine mod, con foto e rimandi iconografici a quell’epoca dei primi anni Sessanta. Un ulteriore particolare mai sufficientemente sottolineato e ricordato è che la Lambretta ha vissuto anche un’imprevedibile ma brillante carriera sportiva nelle corse motociclistiche, a cui partecipò spesso al fine di spingere l’immagine di robustezza, affidabilità e (relativa) velocità. La Innocenti istituì un reparto corse che trasformò il mezzo in veri e propri bolidi, implementando anche il settore degli accessori, molto ambiti tra gli appassionati che volevano potenziare il loro scooter. Inutile dire che la Piaggio rispose allo stesso modo con la sua Vespa, alimentando la rivalità tra le due «sorelle». Corse come la massacrante Milano-Taranto furono testimoni di acerrimi confronti ma la Lambretta si distinse anche nelle mitiche gare all’Isola di Man, nella Scooter Week, portando a casa vittorie e trofei. Peraltro la Lambretta Siluro detiene un record di velocità, ancora imbattuto per la classe 125. L’8 agosto 1951, con il pilota Romolo Ferri alla guida, raggiunse sull’autostrada Monaco-Ingoldstadt i 201 km all’ora, strappandolo nientemeno che alla Vespa Siluro! Un veicolo diventato un culto per pochi appassionati, a cui, talvolta, hanno dedicato la vita o ogni pezzo di tempo libero ma anche uno splendido tassello di cultura pop, che ha saputo resistere al trascorrere del tempo, rimanendo tremendamente stiloso, elegante, affascinante, modernista. Parola di un accanito e fedele Vespista!





