Come osserva Mario Monti, già Presidente del Consiglio italiano e Commissario europeo, nella sua prefazione al volume, negli anni Sergio Fabbrini è divenuto il punto di riferimento stabile e autorevole nel campo delle politiche europee. Eppure, sin dal titolo Tsunami Trump. Il Nazionalismo americano e l’Europa, è chiaro al lettore che il focus del volume, composto dalla raccolta degli editoriali pubblicati su Il Sole 24 Ore nel biennio 2024-2025, è fuori dall’Europa. L’ introduzione è il saggio che ne costruisce la cornice interpretativa, trasformando gli editoriali retrospettivamente in una lucida diagnosi delle condizioni del rapporto transatlantico ridisegnato dal nuovo nazionalismo americano. E ciò, anche alla luce del tentativo di svuotamento della democrazia liberale americana da parte di Donald Trump, la cui visione del mondo punta a riorganizzare l’ordine internazionale in sfere di influenza fra grandi potenze secondo il principio del might is right.
Il volume si articola in tre parti. Nella prima sono raccolti gli editoriali del 2024 dedicati alle elezioni tanto negli Stati Uniti quanto in Europa. La seconda presenta gli editoriali del 2025, volti a interpretare la rivoluzione trumpiana e i dilemmi dell’Europa. La terza è composta dagli editoriali dedicati all’Italia nel biennio.
Da quando Trump ha prestato giuramento come 47º presidente degli Stati Uniti il 20 gennaio 2025, impegnandosi a preservare, proteggere e difendere la Costituzione degli Stati Uniti, ha imposto ogni giorno cambiamenti radicali nella prassi democratica, imprimendo una torsione presidenzialista a un sistema di governo fondato sul meccanismo costituzionale dei checks and balances. Una torsione resa possibile anche dalla rinuncia del Congresso a maggioranza repubblicana a esercitare qualsiasi controllo sul presidente, rimasto unico dominus del governo.
In questo contesto, Fabbrini ricostruisce come Trump, carismatico catalizzatore delle diverse correnti del nazionalismo americano – nativismo, populismo e tecnologismo –, abbia ampliato le sue prerogative a dismisura, instaurando un governo di tipo autocratico non attraverso mutamenti nelle strutture di organizzazione del potere, poiché i controbilanciamenti del potere presidenziale sono ancora formalmente intatti, ma erodendone i principi con lo stravolgimento delle modalità di gestione del potere.
Il progetto di svuotamento delle strutture della democrazia americana e la sua transizione a forme autoritarie di governo sono proceduti di pari passo con gli attacchi alle istituzioni non governative della società civile, come i centri universitari di prestigio internazionale. Alle più smaccate pratiche di crony capitalism ha associato la vendetta personale contro gli avversari e le ritorsioni contro gli imprenditori vicini al campo democratico. Quanto alle forze armate, la vicenda del Dipartimento della Difesa ribattezzato Dipartimento della Guerra senza la previa approvazione del Congresso è l’imprimatur di una idea proprietaria dello Stato e di una concezione pre-illuminista del potere.
Sul piano internazionale, scrive Fabbrini, «Trump ha messo in radicale discussione la politica dell’internazionalismo liberale, sostituendola con un nazionalismo di tipo illiberale». Da questa frattura discendono sia l’unilateralismo incondizionato, come dimostrato dalla sua politica dei dazi, sia il transazionalismo che prevede sempre un ritorno economico per Washington o per la famiglia presidenziale, sia l’antieuropeismo sistematico. L’Europa viene dipinta come un continente in decadenza, una civiltà che rifiuta sé stessa, ostile all’America e alle sue big tech. Si tratta di un capovolgimento della storia: il processo di integrazione europea, nel secondo dopoguerra, è stato avviato proprio grazie all’egemonia dell’America liberale e al suo internazionalismo.
In questo scenario, spicca la solitudine dell’Europa, fra la nuova assertività del nazionalismo russo e le pretese predatorie dell’egemone americano. Priva di autonomia strategica, l’Ue ha pagato sinora i costi della mancanza di volontà politica della sua classe dirigente e della sua estrema lentezza nel correggere la rotta di un processo di integrazione incompiuto. Del resto, le logiche nazionali continuano a condizionare anche scelte strategiche nevralgiche come il programma di difesa Readiness 2030. Finché ogni Stato disporrà del diritto di veto nelle politiche cruciali di sicurezza e fiscalità, l’UE è destinata all’irrilevanza.
È questo il paradosso di un’Unione creata per superare i nazionalismi ma di fatto prigioniera dei veti incrociati di vecchi nazionalismi e nuovi sovranismi, in quanto priva di un “nazionalismo” europeo.
Oltre Trump, quali scenari ci attendono? Per Fabbrini, il dato incoraggiante è che la rivoluzione trumpiana non si è ancora consolidata e non mancano ostacoli, sul piano domestico e internazionale, all’affermazione di una duratura “era trumpiana”. Del resto, la ricomposizione del mondo in molteplici centri di potere e aggregazioni fra affini è già in atto e sta spingendo anche l’Ue verso scelte non più dilazionabili di autonomia strategica.
Sergio Fabbrini
Tsunami Trump. Il Nazionalismo americano e l’Europa
Prefazione di Mario Monti
Il Sole 24 Ore, pagg. 298, € 19







