
De Gregori e Sparagna – La ragazza e la miniera
12 Giugno 2026
Due parole nel cassetto
12 Giugno 2026Niente piedistalli. I lupi di Rivalta e gli stendardi delle Contrade: Piancastagnaio si racconta con l’arte contemporanea
Vista nel suo insieme, l’iniziativa è una sola operazione culturale con più movimenti, e la sua essenza sta nel disegno complessivo più che nei singoli pezzi.
Il disegno è questo: fare della Rocca Aldobrandesca e di Piancastagnaio non una sede espositiva occasionale, ma un luogo dove l’arte contemporanea viene messa alla prova del territorio — e il territorio alla prova dell’arte. I due progetti, Osservatorio. Mormorii dentro la Rocca e WILD di Rivalta fuori, sono le due facce della stessa idea: dentro le mura, quattro artisti italiani di prima fila che lavorano sul guardare e sull’ascoltare; fuori, i lupi che riportano in paese il selvatico dell’Amiata. L’interno osserva, l’esterno abita. La mostra interroga la soglia, le sculture la attraversano.
Il terzo movimento è quello decisivo, perché trasforma l’operazione da evento a innesto: gli stendardi. Chiedere a ciascuno dei quattro artisti di disegnare un vessillo per una delle quattro Contrade — Castello, Borgo, Coro, Voltaia — e consegnarli al paese con i figuranti il 21 giugno, significa agganciare il contemporaneo alla struttura identitaria più profonda della comunità. Non arte per il territorio, ma arte che entra nel suo sistema simbolico, nelle sue forme di appartenenza, e vi resta. Con un dettaglio non secondario: tessuti da Calenzano, confezione fatta a Piancastagnaio. La filiera stessa è un’affermazione.
C’è poi il livello strategico, di posizionamento. Un artista presente in questo momento a Stoccolma con il sostegno della Casa Reale, a Riyadh, al Quirinale, sceglie un paese di montagna come dimora per cinque opere. Questo dice che Piancastagnaio non sta importando cultura per nobilitarsi: sta dimostrando di poter stare, con i propri luoghi e la propria scala, dentro un circuito internazionale, senza snaturarsi. La proroga di Mormorii fino al 31 agosto e il catalogo presentato il 21 giugno consolidano il percorso e gli danno durata e memoria.
L’essenza, in sintesi: una comunità di confine tra bosco e abitato che usa l’arte contemporanea non come ornamento ma come strumento per ripensare se stessa — il proprio rapporto con il selvatico, con le proprie tradizioni, con il mondo esterno — e che, invece di mettere l’arte su un piedistallo, la fa camminare per terra, in mezzo al paese, come i lupi di Rivalta.





