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13 Marzo 2026Gli aumenti oltre l’energia
Dal pane ai biglietti aerei passando per le piastrelle: tra gli effetti collaterali della guerra una sfilza di aumenti che rischia di travolgere le famiglie e le imprese. Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran sta mettendo sotto pressione tutti i comparti produttivi e avrà ripercussioni non soltanto sulle bollette e sui prezzi del carburante. Il timore principale è che si ripeta lo stesso copione del 2022 quando l’invasione dell’Ucraina causò un choc energetico e una conseguente fiammata dell’inflazione. Nonostante le rassicurazioni del governo una serie di motivi rendono la situazione critica: i problemi di approvvigionamento delle materie prime e le tensioni sulla logistica legate alla chiusura dello stretto di Hormuz, il possibile crollo delle esportazioni del made in Italy ma anche dell’afflusso di turisti stranieri in vista dell’estate.
Secondo una stima fatta da Confesercenti i rincari produrranno una stangata complessiva pari a 14 miliardi di euro all’anno per le famiglie. A quadro invariato e in assenza di interventi correttivi spenderanno 6,9 miliardi in più per i carburanti e altri 7,1 miliardi per le bollette. Ma gli effetti saranno a catena su tutti i prodotti con un aumento dell’inflazione di 0,7 punti percentuali (dall’1,8% previsto per il 2026 ad un realistico 2,5%). I consumi reali subiranno una riduzione di 3,9 miliardi di euro. « Le famiglie, ma anche le imprese, rischiano di pagare un conto pesantissimo, mentre l’erario incasserebbe un extragettito Iva consistente» ha commentato il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi invocando una correzione in corsa di questa dinamica che preveda con l’utilizzo di una «una parte di queste risorse per attenuare l’impatto dei rincari su consumi, attività economiche e crescita». Se gas, luce e petrolio sono “sorvegliati” speciali, i riflettori sono puntati, per l’impatto simbolico, anche sul carrello della spesa e sui beni alimentari nello specifico. Il primo effetto della guerra potrebbe essere il caro fertilizzanti e concimi chimici ha sottolineato il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, ricordando che da aree coinvolte proviene oltre il 25% della disponibilità globale e più del 33% dei prodotti utilizzati. Eventuali interruzioni di queste forniture (il cui prezzo negli ultimi quattro anni è aumentato quasi del 50%) avrebbe un impatto immediato sui costi di produzione e sulla disponibilità dei prodotti. Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare ha fotografato una situazione di estrema fragilità per le filiere nazionali. « L’incremento dei costi
energetici e di alcuni fattori di produzione come i concimi, sono una “tassa occulta” sulla produzione». Ma è sul fronte dei trasporti che la situazione è drammatica con un aumento esponenziale dei costi. Per chi compra ma anche per chi deve esportare. Prodotti simbolo del nostro export, come kiwi e mele, non possono più raggiungere i mercati di destinazione oltre a rincari insostenibili dei costi delle tratte marittime. Migliaia di container sono stati bloccati. « Il cibo è un asset strategico quanto il gas» ha aggiunto Maretti, chiedendo al governo sostegni per le imprese esportatrici. Il primo prodotto che rischia di diventare proibitivo è il pane: il cui prezzo potrebbe superare soglie critiche. Se il costo del grano è influenzato dai mercati internazionali, quello di trasformazione (energia e lavoro) pesare oggi per oltre il 60% sul prezzo finale per i consumatori, ha sottolineato l’Associazione Fornai Milano. «Senza aiuti, il rischio è che il pane, bene primario per eccellenza – ha spiegato -, rischi di diventare un lusso a causa di una tempesta perfetta: costi energetici fuori controllo e carburanti alle stelle». Proprio per evitare aumenti indiscriminati la settimana scorsa si è Mister Prezzi, il Garante per la sorveglianza. Federdistribuzione che ha preso parte all’incontro al Mimit ha invitato tutti gli attori della filiera ad un senso di responsabilità e collaborazione, anche alla luce dell’andamento debole dei consumi. « Le imprese della distribuzione moderna manterranno il loro impegno per evitare dinamiche che possano scaricare costi non giustificati sulle famiglie e saranno vigili davanti a eventuali richieste ingiustificate di aumento dei listini dei beni di largo consumo».
Allerta massima per l’industria manifatturiera. La regione del Golfo e gli Emirati Arabi in modo particolare sono diventati un hub di cruciale importanza per le imprese italiane, sia in chiave di attrazione degli investimenti che di mercati alternativi dopo i dazi Usa. La guerra, secondo Confartigianato, metterebbe a rischio 27,8 miliardi di export manifatturiero verso l’area, vale a dire quasi il 5% delle vendite manifatturiere italiane. Il presidente di Assofond Confindustria che rappresenta le fonderie italiane Fabio Zanardi ha lanciato l’allarme «sui rincari delle materie prime energetiche ma anche sulla debolezza della domanda di mercato che stiamo affrontando ». A preoccupare le imprese oltre ai costi dell’energia gli aumenti dei costi logistici e assicurativi dei carichi che viaggiano via nave. Martedì prossimo il ministro Alfonso Urso ha convocato le pmi per aggiornamenti sugli impatti relativi all’escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Ripercussioni immediate si sono già verificate nel settore delle costruzioni come ha denunciato l’Ance in Lombardia, Toscana e Campania sottolineando che gli aumenti rischiano di compromettere molti lavori del Pnrr al rush conclusivo e di rendere gli interventi di ristrutturazione delle case proibitivi dopo il rialzo dei costi innescato dai bonus edilizi. «Già dalla scorsa settimana stiamo ricevendo segnalazioni da parte delle nostre imprese di rincari dei materiali da costruzione, non solo derivati petrolchimici come il bitume, ma anche altri come l’acciaio e con aumenti dei costi di trasporto» ha specificato il presidente dei costruttori edili napoletani, Antonio Savarese. Altrettanto forte l’impatto su tutto il settore della ristorazione e del turismo. Il rincaro delle bollette di gas e luce per ristoranti e alberghi (stimato da Confesercenti in circa 2mila euro per i primi e 1300 per i secondi) avrà ripercussioni inevitabili sul conto da pagare. Ma a preoccupare di più il settore del turismo è l’emergenza voli aerei con la chiusura temporanea di importanti hub del medio Oriente come Abu Dhabi e Dubai che ha fatto lievitare oltre misura i prezzi dei collegamenti internazionali. Inoltre, il caro greggio e la raffica di richieste di rimborsi per i voli annullati rischiano di tradursi nelle prossime settimane in nuovi rialzi. Il calo dei flussi dalle regioni interessate dal conflitto produrrà un buco di un miliardo di euro, mentre secondo l’Osservatorio Fiavet già in queste prime due settimane di conflitto le cancellazioni sono costate alle agenzie di viaggio 222 milioni in termini di mancato fatturato. E c’è chi ipotizza scenari drammatici da lockdown per la prossima estate.





