
Lo spazio che libera
10 Maggio 2026
Riaprono i locali del Bastione San Filippo. E Siena ritrova qualcosa che non sapeva di aver perduto.
C’è una frase che vale più di qualsiasi comunicato istituzionale. La pronuncia Elena D’Aquanno, presidente di Enoteca Italiana, e suona così: «Tre anni fa una giornata come questa era impensabile». Non è retorica inaugurale. È la misura esatta di quanto le cose si siano complicate, e poi — finalmente — rimesse in moto. Infiltrazioni d’acqua, una stazione appaltante divenuta collo di bottiglia, polemiche a cui lei stessa ha scelto di non rispondere. «Ho preferito lavorare e far parlare i fatti». Rara virtù, in un’epoca in cui si parla prima di fare e si rivendica prima di produrre.
Il Bastione San Filippo della Fortezza Medicea è ora nuovamente aperto. Aperto nel senso fisico del termine: accessibile ogni giorno dalle 10 alle 19, con un collegamento pedonale dall’ex Campino che lo inserisce finalmente nel circuito ordinario della città, non più relegato nel limbo di una fortezza bella e inaccessibile. L’Enoteca Italiana torna là dove stava, dentro le mura che l’avevano ospitata per decenni, ma con un progetto rinnovato: punto di incontro tra produzione vitivinicola, cultura e accoglienza.
Il cardinale Augusto Paolo Lojudice ha evocato il vino come elemento che «caratterizza tutto il nostro territorio e, in realtà, anche le religioni». Donatella Cinelli Colombini ha osservato che la riapertura «rimette al centro Siena». Voci diverse, tutte convergenti sullo stesso punto: questa città aveva smarrito un pezzo di sé, e ora prova a ricucire.
Eppure vale la pena fermarsi un momento prima degli applausi. Il recupero di un luogo non è sufficiente se non è accompagnato da un progetto culturale autentico, capace di tenere insieme il vino — che pure è identità, economia, paesaggio — con una visione più larga del territorio. L’Enoteca Italiana nasce come istituzione nazionale, non solo senese. Il suo rilancio dentro la Fortezza Medicea può funzionare soltanto se riesce a essere contemporaneamente radicato e aperto, locale e internazionale, senza che le due dimensioni si escludano.
C’è anche una promessa sul tavolo: entro il 2027 aprirà anche il Bastione San Francesco. È una scadenza che impegna. Le promesse sugli spazi urbani hanno la cattiva abitudine di slittare, di dissolversi nel cambio delle amministrazioni o nei labirinti delle procedure. Questa, almeno, è scritta e firmata.
Per il momento, il taglio del nastro c’è stato. I locali sono belli, il lavoro è stato fatto, i fatti — come voleva D’Aquanno — parlano. Adesso tocca al progetto dimostrare che la riapertura non è un punto d’arrivo. «È l’inizio di una stagione positiva», ha detto la sindaca Nicoletta Fabio. Siena sa aspettare. Sa anche, quando è il momento, pretendere.





