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Lavoratori e sindacati sul piede di guerra, istituzioni irritate dal tentativo di sgomberare il magazzino
PIANCASTAGNAIO
E’ un muro contro muro quello in atto nel sito produttivo di Casa del Corto. Azienda e dipendenti si trovano su fronti oppostia decidere il futuro di un’attività lavorativa presente nel territorio di Piancastagnaio da oltre 30 anni. Cesar Spa, che ha rilevato la ex Logimer, continua nel progetto di smantellamento del sito di Casa del Corto, mentre le maestranze (56 dipendenti) stanno lottando con tutti i mezzi possibili per evitare che il 31 maggio segni la fine di questa realtà produttiva strategica per un pezzo di economia dell’Amiata. Ieri Cesar ha di fatto violato il patto siglato con le istituzioni locali e provinciali, il consigliere regionale delegato alle crisi industriali Valerio Fabiani e i sindacati, per siglare una tregua fino al 6 maggio, quando alle 14 Palazzo Comunale ospiterà il tavolo di crisi sotto l’egida della Regione Toscana. Ma l’annuncio di Cesar spa dell’imminente invio di un tir per il carico dei roller in acciaio ha scatenato la dura reazione dei 56 lavoratori e il blocco del tir all’entrata dei magazzini. Immediata la proclamazione di due ore di sciopero divenute 3 fino alla ripartenza del tir. Ieri un altro colpo di scena con l’azienda decisa a inviare un altro tir a prelevare i roller. Ma gli operai che si sono recati al lavoro non hanno visto arrivare nessuno, pronti in ogni caso a incrociare le braccia. E la vicenda ha provocato l’indignazione delle organizzazioni sindacali e istituzionali dopo l’acdordo raggiunto durante l’incontro in Regione Toscana tra i quattro rappresentanti legali di Cesar Spa e Fabiani in merito a una tregua alla lotta fino al 6 maggio, per consentire alle parti di trovare una soluzione comune alla vertenza. Da parte dei dipendenti però la situazione viene vista con grande preoccupazione anche perché al momento attuale da parte di Cesar Spa non vi sarebbe una volontà di voler proseguire l’attività del magazzino a Piancastagnaio e soprattutto non è stata al momento chiarita la questione di un ricollocamento del personale, né è stato presentato un piano aziendale e per questo reso incerto il futuro di 56 lavoratori e delle loro famiglie.
Giuseppe Serafini





