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C’è una notizia che oggi ha riempito le pagine locali con toni da fanfara. La Fondazione Biotecnopolo di Siena ha partecipato a Parigi, presso l’Institut Pasteur, al MCM R&D Funders’ Roundtable. Titoli trionfali: “brilla a Parigi”, “l’IA guida la nuova era della ricerca scientifica”, “con i big della ricerca globale”. Foto con due signori in giacca davanti al logo della Fondazione. Dichiarazioni di Rappuoli, dichiarazioni di Polifrone. Articolo fatto.
Peccato che a Parigi non se ne siano accorti.
Sui giornali francesi — Le Monde, Le Figaro, Libération — zero. Nemmeno una riga. L’Institut Pasteur, che pure ha ospitato l’evento, non ha pubblicato un solo comunicato stampa sulla presenza senese. Il sito degli eventi del Pasteur per aprile 2026 elenca un workshop sulla Shigella, seminari di neuroscienze, incontri interni. Il Biotecnopolo di Siena non compare da nessuna parte nella comunicazione istituzionale francese. Per chi ospitava quel roundtable era una riunione di lavoro ordinaria tra soggetti che già collaborano — utile, legittima, priva di qualsiasi rilievo mediatico. La notizia esiste solo qui, nel recinto della stampa locale, dove viene amplificata fino a sembrare un evento planetario.
È il provincialismo nella sua forma più pura. Non quello che guarda al campanile e ignora il mondo — quello almeno ha una sua coerenza. Questo è il provincialismo che guarda al mondo solo per tornare al campanile con una fotografia. Si va a Parigi non per portare qualcosa, ma per poter dire di esserci stati. Si partecipa a un tavolo internazionale non per incidere, ma per trasformare la partecipazione in comunicato stampa. E il comunicato stampa diventa notizia, la notizia diventa titolo, il titolo diventa orgoglio cittadino. Il circuito si chiude senza che nessuno abbia fatto una sola domanda.
Le domande sarebbero elementari. Quanti ricercatori ci sono adesso al Biotecnopolo? A maggio 2025 erano 19, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a 150 entro il 2026. Siamo ad aprile 2026: com’è andata? Dov’è la sede operativa? Che fine hanno fatto i 340 milioni originariamente stanziati dal governo Draghi, poi decurtati di circa 135 milioni dal governo Meloni e spostati sul Piano Nazionale Complementare con scadenza prorogata al 2028? Nessun giornale locale ha ritenuto di chiedere. La consigliera regionale PD Anna Paris lo aveva già denunciato mesi fa: dai ministri presenti all’evento senese di maggio non erano emerse certezze per le attività pluriennali. Voce isolata, registrata di passaggio, senza seguito.
Il meccanismo è rodato. Il Biotecnopolo emette un comunicato stampa. Le redazioni locali lo pubblicano, talvolta parola per parola, con un titolo un filo più vivace. Gazzetta di Siena, Corriere di Siena, Radio Siena TV, Il Cittadino Online: stesso testo, stessa ora, stessa assenza di domande. Il giornalismo locale ridotto a ufficio stampa non retribuito.
Intendiamoci: Rappuoli è uno scienziato di livello mondiale, la Reverse Vaccinology 3.0 è ricerca seria, la partecipazione a tavoli internazionali è attività legittima. Non è in discussione la qualità scientifica di chi lavora al progetto. È in discussione la distanza tra la retorica — “Siena posiziona l’Italia tra i leader mondiali”, “leva di politica industriale e di interesse nazionale”, “piattaforma globale per attrarre talenti” — e la realtà di una fondazione che a quasi tre anni dalla costituzione conta 19 ricercatori, fondi ridotti e una sede ancora in corso di acquisizione.
Il provincialismo vero non è non sapere cosa succede nel mondo. È credere che il mondo stia guardando Siena. E che basti una foto a Parigi per dimostrarlo.





