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di Pierluigi Piccini
C’è un genere letterario poco studiato, eppure fiorente: il comunicato stampa della nuova era. Il Santa Maria della Scala di Siena ne è il maestro indiscusso. Non un museo che apre spazi, ma un museo che annuncia di volerli aprire. La differenza, per chi ci abita vicino, è sottile ma persistente — come un cantiere che non finisce mai.
Proviamo a mettere in fila i fatti, senza commento. Che parlino da soli.
2022. Si annuncia che nel 2023 i lavori saranno terminati. Nuova era in arrivo.
Ottobre 2023. Si insedia la nuova direttrice. I lavori della strada interna sono “in dirittura d’arrivo.” Il 18 novembre inaugurazione dei lavori — non della strada, si badi bene, ma dei lavori della strada. Nuova era.
Giugno 2024. Il Santa Maria “si prepara a una nuova era.” Piano di rilancio ultimato. Quattro archistar internazionali convocate per il masterplan. Il sindaco esordisce: “Siamo arrivati finalmente a presentare un progetto formato e definito.” Nuova era.
Maggio 2025. Annunciato il piano di indirizzo architettonico per la definizione del futuro masterplan. Non il masterplan: il piano per definire il masterplan. Un annuncio sull’annuncio, con la stessa solennità del primo. Nuova era.
Settembre 2025. Il presidente Leone svela “il salto nel futuro.” Nuova era.
Febbraio 2026. Consegnati i tre progetti degli studi internazionali. Leone dichiara: “Sono passati due anni e oggi possiamo fare un punto e guardare avanti.” Nuova era.
Aprile 2026. Il Corriere di Siena apre con la direttrice Valdambrini: “Deve diventare un contenitore culturale a 360 gradi, un hub sempre aperto.” Il 29 maggio verrà presentato il masterplan strategico. Nuova era.
Sette appuntamenti in quattro anni. Sette nuove ere. Gli 18mila metri quadrati inutilizzati sono ancora lì, silenziosi, ad aspettare la prossima conferenza stampa.
Non è una critica alla direttrice, né al presidente, né al sindaco. È una critica a un meccanismo — quello per cui annunciare equivale a fare, presentare equivale ad aprire, visionare equivale a costruire. Un meccanismo che il Santa Maria della Scala ha elevato a sistema, e che la città di Siena accetta con la pazienza di chi ha già visto tutto.
Il museo che annuncia è, in fondo, uno specchio fedele della città che lo ospita. Siena sa aspettare. Lo fa da secoli. Il problema è che nel frattempo gli spazi restano vuoti, i cantieri restano aperti, e le nuove ere si accumulano come polvere sulle volte del Pellegrinaio.
Il 29 maggio è tra poco. Prendiamo nota. Di nuovo.





