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30 Aprile 2026“La messa dell’uomo disarmato” di Luisito Bianchi — un romanzo ritrovato
Alessandro Zaccuri su Avvenire recensisce la riedizione presso Ares di questo romanzo monumentale (864 pagine), scritto dal sacerdote cremonese Luisito Bianchi e considerato il suo capolavoro fin dalla prima stampa in forma privata nel 1989, poi rilanciato da Sironi nel 2003.
Il libro è un romanzo sulla Resistenza, ma Zaccuri tiene subito a precisare: non è un romanzo politico. È semmai — nel senso più profondo — una confessio generalis, termine con cui Bianchi stesso lo definiva. Il narratore Franco è un alter ego dell’autore: come Bianchi, non prende la via della montagna (i superiori del seminario avevano proibito ai futuri sacerdoti di unirsi ai partigiani), e quella mancata scelta diventa il nucleo irrisolto, il tormento che il romanzo cerca di elaborare. Bianchi stesso disse di averlo scritto per perdonarsi «di non aver combattuto e, in definitiva, di essere sopravvissuto».
Il cuore spirituale del libro è il diario di dom Luca, monaco che rinuncia a celebrare la messa dopo aver imbracciato un fucile — da cui il titolo. È un momento di letteratura spirituale alta, che Zaccuri accosta esplicitamente a Bernanos e al suo Diario di un curato di campagna.
La struttura del romanzo è tripartita (gemito, silenzio, svelamento) e orientata dalla Regola di san Benedetto — Obsculta fili, ascolta figlio — che campeggia nelle prime righe: la resa alla Parola come atto consapevole e gioioso, non come sottomissione passiva.
La chiusa dell’articolo recupera il contesto biografico e affettivo: Bianchi e il poeta Elio Fiore si incontrarono nell’abbazia di Viboldone negli anni Ottanta, e ora entrambi figurano nel catalogo Ares — insieme, come non si erano mai separati.
In breve: un romanzo sull’impossibilità di scegliere e sul peso di quella impossibilità; sulla gratuità del ministero sacerdotale; sulla Parola come unica forma di resistenza quando le armi non si possono impugnare. Attualissimo, dice Zaccuri, in un tempo che torna a mostrare cortei, minacce e violenza latente.





