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16 Giugno 2026
Quello che non si firma
16 Giugno 2026Chi guiderà la nuova Banca Monte dei Paschi — e perché la risposta ovvia raramente è quella definitiva
Resta, a copione concluso, una sola domanda — e conviene porla per quella che è, lasciandola aperta, perché la risposta non spetta a chi scrive ma ai mesi che verranno. Sempre che l’operazione vada in porto, come tutto induce a credere: chi guiderà la nuova Banca Monte dei Paschi?
Il candidato naturale c’è, e ha un nome. La logica di ogni fusione vuole che a comandare resti chi incorpora e non chi viene incorporato; e poiché i seicentotrentacinque sportelli del Monte confluiranno dentro Bper, sotto l’insegna di Banca Monte dei Paschi, la poltrona spetterebbe a chi Bper già la guida: Gianni Franco Papa, amministratore delegato dall’aprile 2024, banchiere di lunga carriera internazionale e — per inciso, formatosi ai vertici di UniCredit, come quasi tutti i protagonisti di questa vicenda. Sarebbe la risposta ordinata, prevedibile, quasi noiosa. La risposta che si scrive da sola.
Ma la storia della finanza italiana insegna una cosa, e la insegna con una costanza che ha del beffardo: non si deve mai dire mai. Alessandro Profumo fu spinto fuori da UniCredit nel settembre del 2010, con le deleghe trasferite seduta stante al presidente, e dato per archiviato; pochi anni dopo lo si ritrovò presidente proprio del Monte dei Paschi, e poi amministratore delegato di Leonardo. Cesare Geronzi presiedeva Capitalia, la banca che UniCredit assorbì nel 2007: invece di uscire di scena, risalì alla presidenza di Mediobanca e quindi a quella di Generali — al cuore stesso del sistema che, sulla carta, lo aveva inghiottito. In entrambi i casi la sconfitta, o l’assorbimento, non furono un capolinea: furono una stazione. E chi conosce queste vicende sa che l’elenco potrebbe continuare.
Per questo la domanda va lasciata dov’è, in fondo alla pagina, senza chiuderla. Il candidato naturale lo conosciamo; sul resto, la finanza ha insegnato a non scommettere contro le sorprese. Sempre, beninteso, che l’operazione vada in porto — il che, a chi scrive, pare ormai il meno incerto di tutti i passaggi.





