
Venerdì 24 Luglio ore 18.30 Chiesa del Sacro Cuore • frazione Casa del Corto • Piancastagnaio (Si) 𝐓𝐄𝐍𝐎𝐑𝐄𝐒 𝐃𝐈 𝐎𝐑𝐎𝐒𝐄𝐈
20 Luglio 2026
Rassegna stampa — martedì 21 luglio 2026
21 Luglio 2026Per sapere quanto vale una dichiarazione, basta chiedersi dove sta scritta. Le rassicurazioni di Ca’ de Sass — le comunità, la mutualità, le contrade, la viticoltura chiantigiana — non stanno nel documento d’offerta. Non sono condizioni. Non sono inadempibili, perché non c’è nulla da adempiere. Durano quanto una rassegna stampa.
Il Comune chiedeva garanzie sul radicamento. Nella risposta quel punto non c’è, e non per distrazione: il radicamento è stato smontato dall’operazione stessa. Il marchio va a Bper, le strutture centrali e l’ottanta per cento dell’utile restano a Ca’ de Sass. Il nome a Modena, la sostanza a Milano. A Siena niente di preciso — che è la forma tecnica del niente. Ci hanno lasciato le contrade. Nel comunicato.
E vale identico per il Banco. La proposta di aggregazione “fra pari” non conteneva una sola condizione scritta a favore di questo territorio: “fra pari” è una figura retorica, non una categoria giuridica, e nelle fusioni fra pari si scopre sempre dopo chi era il pari maggiore. Chi ci ha visto un’alternativa amica ha scambiato un’offerta concorrente per un alleato. Sono due pretendenti, non due destini.
Nessuno di quelli a cui lo chiediamo tiene in mano la partita. La decidono gli azionisti, l’assemblea del 10 settembre, la BCE, la Consob. La può condizionare solo il Governo, con una prescrizione scritta. Il territorio non è parte di nessuno di questi passaggi: non accede agli atti, non ricorre, non firma. A una domanda senza sede si risponde con una gentilezza. È quello che ci è stato risposto.
Nessun decreto scriverà mai “restate a Siena”, e chi lo lascia credere prepara la delusione. Può scrivere quali funzioni non si delocalizzano, per quanti anni, con quale autonomia sul credito. Grandezze misurabili. Tra questo e “salvaguardia del legame” corre la differenza tra un obbligo e un sospiro.
Il fronte unitario ha il consenso e non ha la traduzione. L’unanimità fotografa lo stato d’animo di una città; non modifica un’offerta da trenta miliardi.
Tra settembre e dicembre si apre e si chiude l’unica finestra. Poi restano una targa nuova su un palazzo antico e i convegni sull’identità perduta. Smettiamo di chiedere attenzione: costa un comunicato, e infatti ce la danno. Chiediamo clausole. Quelle costano — ed è per questo che non le ha ancora offerte nessuno.
Pierluigi Piccini





