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7 Ottobre 2026L’economia toscana con il segno meno:calano l’export e la manifattura in frenata il turismo
L’Irpet sul secondo trimestre del 2026:
la nostra regione sotto la media italiana
Produzione industriale ferma, anzi negativa, export che al netto dei metalli è fermo, crescita del turismo dimezzata nel primo semestre dell’anno. I dati del secondo trimestre del 2026 confermano le difficoltà dell’economia Toscana, accentuata dal ritorno in territorio negativo di tutto il settore della moda. La nostra regione fa peggio non solo della media italiana, ma anche delle principali regioni produttive del Paese.
L’andamento difficile dell’economia è stato evidenziato dalla nota congiunturale di Irpet, l’istituto di ricerca economica regionale, che evidenzia come «l’economia toscana continua ad attraversare una fase di debolezza, in un contesto internazionale ancora più incerto», in un quadro che «resta caratterizzato da segnali contrastanti: alla difficoltà della manifattura si accompagnano una crescita dei flussi turistici, seppure più contenuta, e un mercato del lavoro che mantiene la propria tenuta, pur con un’occupazione in progressivo rallentamento». Nel dettaglio, nel secondo trimestre del 2026 la produzione industriale toscana ha confermato un profilo negativo, peggiorando rispetto ai primi tre mesi dell’anno e facendo peggio sia della media nazionale sia delle principali regioni industriali. E se l’Italia ha segnato +0,5% nella produzione nel trimestre, l’Emilia-Romagna +0,3%, la Lombardia +0,5%, la Toscana in netta controtendenza ha segnato -1,1%, peggio del Veneto che ha fatto -0,6%, con la svolta negativa cominciata ad aprile e peggiorata negli altri due mesi.
Venendo alle esportazioni del secondo trimestre 2026 Irpet spiega: «L’export ha avuto un andamento migliore solo in apparenza: le vendite estere sono cresciute del 17,6% nel trimestre, ma al netto dei metalli preziosi la crescita si azzera, allineandosi alla dinamica della produzione. Pesano il raffreddamento della farmaceutica e il ritorno in negativo della moda, soprattutto nella provincia di Firenze, con cali significativi: -7,2% per l’abbigliamento, -16,6% per le calzature, -26,5% per la maglieria».
Sull’export, infine, continuano a crescere macchinari e mezzi di trasporto ed è in ripresa il comparto chimico. Note poco liete anche dal settore del turismo, dove nei primi sette mesi dell’anno le presenze sono aumentate del 2,9%, cioè la metà rispetto a un anno fa. La crescita «è sostenuta dalla domanda estera, in particolare europea, e dalle locazioni turistiche brevi (+12,5%, pesando oltre la metà della crescita complessiva) con nel comparto alberghiero la crescita solo delle strutture del lusso (i 5 stelle +4,5%) mentre si riducono le presenze nei 3 stelle (-4,3%). Calano gli italiani delle altre regioni e si interrompe l’espansione dei mercati asiatici».
Da registrare però un ottimo luglio (+3,3% di presenze), spinto dal meteo: il mare ha segnato +4,3%, la montagna +3,2%, campagna +2,3%, città d’arte +1,9%, con rispetto al luglio 2024 la crescita più intensa in montagna (+16,5%) e al mare (+10,6%), rispetto a campagna(+3,5%) e città d’arte (+1,7%).
Nel mercato del lavoro situazione a luci e ombre, anche se la domanda tiene sostanzialmente: nel primo semestre 2026 gli avviamenti sono di poco inferiori al 2025 (-0,5%) e le nuove posizioni dipendenti create, circa 84mila, sono pari a quelle dell’anno precedente. Prosegue però il rallentamento della crescita dei dipendenti (+1,1% a giugno, contro +1,8% un anno prima) e nell’industria l’occupazione è stabile con forti differenze tra settori e cali diffusi a quasi tutte le lavorazioni della moda. Infine Irpet, nota «il calo del ricorso agli ammortizzatori sociali (6,3% dei dipendenti industriali, contro il 7,1% del primo semestre 2025), ma si resta sopra i livelli del 2024».





