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15 Ottobre 2026
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15 Ottobre 2026Bollette, l’Italia paga l’elettricità il 35% più della Germania: Confindustria lancia l’allarme sulla crescita
I numeri del Centro Studi di Confindustria, presentati ieri a Roma con il presidente Emanuele Orsini, raccontano un paradosso. Nel 2026 il Pil italiano crescerà dell’1%, mezzo punto più di quanto previsto a marzo. Ma il rapporto d’autunno si intitola a una crescita fragile, e lo fa a ragione: nel 2027 si scenderà allo 0,6%, e se i prezzi dell’energia resteranno ai livelli attuali la crescita potrebbe azzerarsi del tutto.
Il motivo della buona annata è presto detto. Circa metà della crescita di quest’anno, mezzo punto, porta la firma del Pnrr, che si è concluso ad agosto. Il motore pubblico si spegne proprio mentre quello privato fatica ad accendersi. E la zavorra principale, quella che Confindustria definisce senza giri di parole la più importante vulnerabilità dell’economia italiana, è l’energia. Nei primi nove mesi dell’anno l’elettricità in Italia è costata il 35% in più che in Germania; a settembre ha toccato 208 euro al megawattora, contro i 114 di febbraio, prima che la guerra nel Golfo chiudesse di fatto Hormuz. Rispetto a sei anni fa, il peso dei costi energetici sui costi totali delle imprese è cresciuto del 34,5%, e del 40% nella manifattura. L’inflazione è salita al 4,2%, erodendo i salari e frenando i consumi.
C’è poi un dato che dovrebbe far riflettere chi considera la transizione ecologica una questione di buone intenzioni. Secondo Confindustria, metà della riduzione delle emissioni di anidride carbonica ottenuta dal sistema europeo dello scambio di quote arriva non dall’innovazione ma dalla chiusura delle fabbriche. Si decarbonizza deindustrializzando, cioè spostando altrove produzione ed emissioni. È una vittoria contabile che somiglia molto a una sconfitta.
Il problema non è soltanto congiunturale. Negli ultimi trent’anni l’Italia è cresciuta in media dello 0,7% annuo, contro l’1,5% dell’Eurozona e il 2,5% degli Stati Uniti. Il nodo è la produttività, legata alla dimensione troppo piccola delle imprese: con la struttura dimensionale tedesca, stima il rapporto, il ritardo verrebbe colmato. L’energia cara colpisce proprio chi ha meno spalle per sopportarla.
Da Bruxelles il commissario Jorgensen avverte che l’inverno sarà duro per imprese e cittadini e apre ai sussidi, purché temporanei e mirati. Meloni, nelle comunicazioni al Parlamento, ha chiesto una risposta europea coordinata e rapida. Ma i sussidi tamponano, non curano. La cura passa per una diversa architettura del mercato, che sganci il prezzo dell’elettricità da quello del gas, e per la valorizzazione delle fonti che il Paese possiede, dal sole alla geotermia, senza dimenticare la produzione diffusa: sette italiani su dieci, dicono i sondaggi, vorrebbero produrre energia in casa. È un desiderio che chiede regole semplici e credito accessibile. Senza una politica energetica che guardi oltre l’emergenza, la crescita dell’Italia resterà quella che è da trent’anni: un passo corto, misurato sulla bolletta.





