
Pasolini, cinquantun anni dopo: la Procura di Roma riapre l’indagine sulla morte all’Idroscalo
3 Novembre 2026
Salari fermi e profitti in crescita: perché il lavoro in Italia vive una crisi di fiducia
3 Novembre 2026Tassare i super-ricchi: dalla California alla Francia all’Italia, la patrimoniale torna al centro del dibattito
Oggi gli elettori della California, insieme al voto di metà mandato, decidono su una proposta che ha diviso perfino il Partito democratico: un’imposta una tantum del 5 per cento sul patrimonio netto dei miliardari residenti nello Stato al primo gennaio 2026. Il gettito andrebbe per il novanta per cento alla sanità, in risposta ai tagli federali all’assistenza per i redditi bassi, e per il resto a scuola e aiuti alimentari. L’iniziativa, promossa dal sindacato dei lavoratori della sanità e sostenuta da Bernie Sanders, ha raccolto oltre un milione e mezzo di firme. Contro si sono schierati il governatore Gavin Newsom e i grandi nomi della Silicon Valley, con l’argomento che i patrimoni sono mobili e che la tassa spingerebbe i contribuenti più ricchi a lasciare lo Stato, riducendo alla lunga le entrate. Gli oppositori hanno anche portato sulla scheda misure concorrenti pensate per neutralizzarla.
In Europa la discussione ha un nome, quello dell’economista francese Gabriel Zucman, che propone un’imposta minima del 2 per cento sui patrimoni oltre i cento milioni di euro: in Francia riguarderebbe circa 1.800 nuclei familiari. Approvata in prima lettura all’Assemblea nazionale nel febbraio 2025, fu poi bocciata dal Senato e respinta di nuovo nel dibattito sul bilancio, anche con il voto contrario del Rassemblement national. A ottobre la proposta è tornata in aula, e ancora una volta non è passata. Ormai è diventata un tema della corsa presidenziale.
In Italia la proposta più discussa è quella di Oxfam: un’imposta progressiva sui patrimoni netti superiori a 5,4 milioni di euro, che toccherebbe circa cinquantamila persone, lo 0,1 per cento della popolazione. Si pagherebbe solo sulla parte eccedente la soglia, con aliquote marginali dell’1, 2 e 3 per cento. Chi possiede sei milioni verserebbe seimila euro l’anno, chi ne ha otto circa ventiseimila. Il gettito stimato arriva fino a quasi sedici miliardi. Avs e una parte del Movimento 5 Stelle l’hanno fatta propria, il governo la respinge, e anche nel centrosinistra le posizioni non sono uniformi. I sondaggi commissionati da Oxfam indicano un consenso ampio e trasversale, anche tra gli elettori della maggioranza.
Le obiezioni sono serie: la difficoltà di valutare patrimoni non quotati, il rischio di fuga dei capitali, l’effetto sulle imprese familiari, il precedente di Paesi che hanno abolito imposte simili per scarso rendimento. Chi la sostiene risponde che proprio per questo serve un coordinamento europeo, e che oggi i grandi patrimoni pagano in proporzione meno dei redditi da lavoro. Il voto californiano dirà quanto questa idea sia in grado di trasformarsi in consenso elettorale, e non solo in dibattito accademico.





