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8 Novembre 2026
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8 Novembre 2026Il “Ricasoli” non è nato a San Giovanni d’Asso: è una scuola di Siena con una lunga storia, e un nuovo plesso non basta a fare una politica per l’agricoltura
A sentire le cerimonie di questi giorni, si direbbe che nel sud della provincia sia nata una scuola agraria. Non è così. A San Giovanni d’Asso è stato inaugurato un edificio: la nuova sede di una sezione staccata del professionale che fa capo all’Istituto “Bettino Ricasoli” di Siena. È un fatto positivo, perché quella sezione ha vissuto per anni in spazi di fortuna, e avere aule e laboratori propri è un diritto degli studenti. Ma chiamare “cittadella” un plesso, e presentare un cantiere concluso come una visione, significa caricare un’opera di un peso che non può reggere.
Il punto da cui partire è il Ricasoli. Il barone di Brolio non fu soltanto uno dei padri dell’Italia unita. Fu un proprietario che trattò l’agricoltura come una questione di conoscenza: sperimentò e corresse fino a fissare la formula del Chianti. Intitolargli una scuola significava affermare che la terra si governa con il sapere tecnico e con l’innovazione dentro una tradizione.
L’istituto senese ha incarnato per generazioni questo principio. Ha formato tecnici, agronomi ed enologi, ed è stato una delle infrastrutture invisibili su cui si è costruita la qualità dell’agricoltura senese. La sua forza è sempre stata l’unità: un centro riconoscibile, una comunità di docenti e un patrimonio di relazioni con le aziende che non si moltiplica spostando qualche classe in periferia.
Le sezioni staccate nascono per una ragione giusta: portare la formazione vicino a chi abita lontano dai capoluoghi. Ma vivono solo se l’istituto madre è forte. Gli studenti di San Giovanni d’Asso hanno bisogno di insegnanti stabili, di laboratori aggiornati e di legami veri con le imprese. Tutto questo passa per Siena e per le scelte di organico, non per l’architettura del nuovo edificio.
C’è poi il lessico delle aree interne, diventato obbligatorio: ogni opera fuori dai centri maggiori viene presentata come argine allo spopolamento. Chi amministra un comune di montagna sa che una scuola trattiene i giovani solo se dopo il diploma ci sono lavoro, casa, trasporti e servizi. L’edificio è una condizione necessaria, mai sufficiente.
Ridimensionare non significa sminuire. La notizia vera è che una sezione del Ricasoli ha finalmente una casa, e che da oggi non ci sono più alibi. Bisogna investire sull’istituto nel suo insieme, pensandolo come un unico organismo distribuito sul territorio. Ricasoli sapeva che la qualità della terra si misura negli anni, non nel giorno in cui si scopre una targa.





