
La Bravissima Pianista Cubana Jany McPershon… Qui mentre interagisce con il Pubblico…
5 Settembre 2026
Lo si fa sempre come si parla di un paesaggio: l’eccellenza, il brand, la cartolina. Ma il potere reale su questa terra non sta nel paesaggio: siede in consigli d’amministrazione lontani centinaia di chilometri. E la domanda che non si fa quasi mai è una sola: per chi si governa questa terra?
La campagna senese di pregio ha smesso di essere un luogo di lavoro ed è diventata un asset finanziario. Un ettaro di vigneto a Brunello supera il milione di euro. A quel prezzo la terra non vale più per quanto rende in uva o in grano, ma per il prestigio del marchio: un bene immateriale da mettere in portafoglio, comprato da fondi, holding, miliardari che con queste colline non hanno legame se non il rendimento. Non acquistano un podere. Acquistano una cartolina che frutta.
Da qui l’espulsione dei piccoli, in due modi opposti e con lo stesso esito. Dove comandano vino e turismo, si espelle per prezzo: il mercato è inaccessibile al viticoltore locale e al giovane che vorrebbe cominciare. E qui il paradosso morde, perché la Regione stanzia premi di primo insediamento per gli under 41, ma a insediarsi riesce quasi solo il figlio del grande proprietario già avviato: il bando, invece di aprire, consolida. Dove dominano i seminativi, il piccolo cerealicoltore schiacciato dai costi ha due sole uscite: vendere al vicino che si fa gigante, o cedere il podere alle società dell’ospitalità di lusso, che tengono l’agricoltura come scenografia per un resort. È il ritorno del latifondo sotto mentite spoglie.
C’è poi un terzo caso, ed è il più istruttivo, perché resiste: il Nobile di Montepulciano. Qui la trama familiare ha tenuto meglio che altrove — la gran parte delle aziende è ancora condotta direttamente dal titolare, spesso a conduzione familiare, dai nomi storici come Boscarelli, Contucci, Poliziano, Talosa fino alla grande cooperativa che raccoglie i piccoli conferitori. E la difesa passa da due mosse: l’enoturismo, che per molte cantine è ormai la parte maggiore del fatturato, e una strategia di posizionamento verso l’alto di gamma — la nuova menzione “Pieve”, dal 2025, che lega l’etichetta alle antiche zone storiche e punta a raddoppiare il prezzo. Sei milioni e mezzo di bottiglie, un giro d’affari intorno ai sessantacinque milioni di euro, un valore patrimoniale delle aziende stimato in un miliardo.
Sembra la contro-prova che si può resistere. In parte lo è. Ma la stessa mossa che difende porta dentro di sé il germe del problema. Puntare tutto sul prestigio e sul prezzo alto significa entrare nella logica del posizionamento: la stessa che a Montalcino ha fatto salire la terra al milione di euro a ettaro e l’ha trasformata in un bene da portafoglio. Più il marchio diventa premium, più la cantina diventa appetibile per chi compra prestigio, non vino. E i segnali ci sono già: perfino Poliziano, una delle aziende simbolo, è comparsa sul mercato, e la vicina Valdipiatta è passata a un investitore americano. La resistenza familiare regge finché il valore resta legato al lavoro e non alla rendita. Nel momento in cui il Nobile diventa soprattutto un asset di lusso, Montepulciano rischia di percorrere, con qualche anno di ritardo, la stessa strada di Montalcino.
Chi conosce questa terra dovrebbe sentire il rovesciamento. I contadini SENESI hanno lottato per generazioni per uscire dalla mezzadria e conquistare la proprietà. Oggi vengono riportati al punto di partenza: privati del controllo sui mezzi di produzione, ridotti a salariati al servizio di padroni che non vedranno mai in faccia. Non è l’abbandono delle aree marginali. È una riproletarizzazione dentro la ricchezza, che cancella il ceto medio agricolo — la grande conquista del Novecento contadino.
E qui i numeri non consolano: confermano. L’occupazione in provincia regge — poco meno di centoventimila persone al lavoro — ma dentro quel dato che tiene, gli indipendenti crollano, quasi un decimo in meno in un solo anno, mentre crescono i dipendenti. È esattamente il rovesciamento, fotografato dalle statistiche: meno padroni-contadini, più salariati. I due settori che assumono di più sono l’accoglienza e l’agricoltura, i due più stagionali che ci siano. Quasi un’impresa su due dichiara di non trovare personale, ma appena cinque assunzioni su cento riguardano un laureato: la domanda è di braccia a tempo, non di teste stabili. E su tutto pesa la fragilità di un’economia che dipende dall’esterno: in un anno e mezzo il vino è passato dal dieci al quindici per cento di dazio e di nuovo al dieci, con l’ombra di un nuovo rialzo. Basta una firma a Washington per rimettere in discussione il lavoro di un’intera filiera. La terra rende molto. A chi la lavora restano la stagione, il salario e il rischio.
C’è un fondo, sotto la cartolina, e lo reggono mani invisibili. L’economia del vino di pregio poggia su manodopera stagionale e in larga parte straniera: è la base della piramide, quella che raccoglie l’uva del Chianti e del Brunello e non compare in nessuna brochure. E le inchieste degli ultimi anni raccontano non un incidente, ma un sistema. Durante una vendemmia, un solo controllo dell’Ispettorato nelle vigne senesi — cinquanta lavoratori passati al setaccio — ha trovato sedici operai senza contratto e quattro senza permesso di soggiorno, con due aziende sospese. Nella Val di Merse un bracciante straniero è stato tenuto per anni a sessantadue ore alla settimana per tre euro l’ora, lui e la famiglia — una figlia minore — in un fabbricato aziendale già dichiarato inagibile, con due infortuni gravi taciuti dai datori. Non è un’eccezione: indagini analoghe hanno toccato il territorio del Brunello, l’ortofrutta di Chianciano, le campagne del Chianti.
Il meccanismo ha una sua ingegneria. Sempre più spesso il reclutamento passa per le “aziende senza terra” — imprese di sola intermediazione, spesso intestate a stranieri che assumono connazionali e li girano, per appalto e sub-appalto, alle realtà agricole del territorio. Il caporale pesca tra i più ricattabili, a volte reclutati negli stessi centri di accoglienza, e la catena degli appalti serve a nascondere le condizioni e a scaricare il rischio verso il basso. A inizio 2026 le Prefetture di Siena e Grosseto hanno messo in piedi una task force interprovinciale; sugli autobus è comparso un numero verde anti-caporalato; la legge contro lo sfruttamento c’è dal 2016. Ma i sindacati lo ripetono da tempo: senza un presidio pubblico vero — le sezioni territoriali che facciano incontrare in modo trasparente domanda e offerta, con trasporto e accoglienza dei braccianti — la repressione arriva sempre dopo, a danno compiuto.
In cima, capitale senza radici; in fondo, lavoro senza diritti. Gli stessi mezzadri che un secolo fa lottavano per possedere la terra hanno lasciato il posto a braccianti stranieri che su quella terra non hanno nemmeno un contratto. La cartolina più bella d’Italia ha, sul retro, una baracca dichiarata inagibile.
E la vita, intanto, costa. Nel cuore del vino la casa non si prezza più sul reddito di chi ci abita, ma sul rendimento che dà a chi ci passa: a Montalcino gli affitti sono cresciuti di quasi un quarto in un solo anno, e ogni appartamento che diventa casa vacanza è una famiglia in meno nel centro storico. È l’inflazione da vetrina: il paese diventa caro perché è bello, e più si svuota di chi lo teneva vivo, più sale il prezzo di guardarlo.
Il rischio finale ha un nome semplice: il territorio-museo. Una campagna bellissima da fotografare e vuota di chi la abita, governata da uffici distanti. Ma un paesaggio senza la comunità che ne tramanda i saperi non è un patrimonio: è una quinta teatrale.
E allora parlare di agricoltura ha senso solo se le parole diventano programma. Gli strumenti, in parte, ci sono già: la Banca della Terra esiste dal 2012, ma è rimasta debole — inventaria il demanio e qualche adesione volontaria, senza un vero diritto di prelazione, e non ha mai recuperato davvero le decine di migliaia di ettari abbandonati che doveva riportare in produzione. Il compito non è inventare, è dare denti a ciò che c’è: prelazione reale e agevolata per i giovani del territorio, sul modello di quanto si fa da tempo Oltralpe; recupero effettivo dell’incolto, perché mentre un ettaro di vigneto vale un milione la terra marginale, poco più in là, torna bosco e silenzio; patti di filiera per fare scala senza perdere l’indipendenza; presidio pubblico contro il caporalato che prevenga invece di inseguire; incentivi legati alla custodia del territorio e alla qualità del lavoro, non al numero di ettari. Il resto è retorica sopra un paesaggio che si svuota. E la domanda resta intatta: la terra più bella d’Italia, per chi?
Nota bibliografica
Proprietà della terra e finanziarizzazione. Il quadro d’insieme su concentrazione fondiaria, gentrificazione delle campagne e ritorno del latifondo è in Roberto Beligni, La grande illusione del modello Siena: quando la terra più bella d’Italia diventa un asset finanziario (SienaPost, 9 luglio 2026). Sul “risiko” dei passaggi di proprietà e sulla soglia del milione di euro a ettaro, t24economia, Brunello di Montalcino, le cantine cambiate di proprietà dal 2022 (marzo 2026); per il dato storico sul prezzo medio, attorno ai 700 mila euro a ettaro, e sull’ingresso di gruppi come Cecchi, Gambero Rosso, Montalcino che cambia (2018). La cronologia delle acquisizioni storiche — Banfi, Il Palazzone, Argiano, Cerbaia — è ricostruita dalle notizie del Consorzio del Brunello di Montalcino. Sulla messa in vendita di Poliziano e sull’acquisto di Valdipiatta, Il Sole 24 Ore, Le aziende del vino verso un 2024 al centro di operazioni finanziarie (dicembre 2023) e Wine Pambianco (aprile 2025).
Il Nobile di Montepulciano. I dati economici — sei milioni e mezzo di bottiglie, circa sessantacinque milioni di euro di giro d’affari, un valore patrimoniale delle aziende stimato in un miliardo — e la prevalenza della conduzione familiare sono da WineNews (marzo 2026); la nuova menzione “Pieve” e la strategia di posizionamento premium da Gambero Rosso (novembre 2024). I passaggi di proprietà di Poliziano e Valdipiatta rimandano alle fonti già citate (Il Sole 24 Ore, Wine Pambianco).
Occupazione e lavoro. I dati provinciali — i circa 119 mila occupati nel 2025, il crollo degli autonomi (-9,2% in un anno), l’accoglienza e l’agricoltura come primi settori per assunzioni, la quota del 5% di laureati tra le entrate previste — sono dell’analisi della Camera di Commercio Arezzo-Siena su fonti ISTAT, Regione Toscana ed Excelsior (maggio 2026, ripresa da Siena News, Il Cittadino Online e Sienafree). Sulla crescita degli stagionali e della precarietà, Flai Cgil e Fondazione Metes su dati INPS (aprile 2025).
Lavoro migrante e caporalato. L’ispezione della vendemmia 2024 nelle vigne del Chianti — cinquanta lavoratori controllati, sedici senza contratto e quattro senza permesso, due aziende sospese, nell’ambito della vigilanza “Alt Caporalato 2” degli Ispettorati di Siena e Grosseto con i mediatori dell’OIM — è documentata da Flai Cgil, La Nazione e Gazzetta di Siena (ottobre 2024), con le dichiarazioni di Mirko Borselli sulla legge 199/2016 e sulle sezioni territoriali mancanti. La ricognizione sui casi nel territorio del Brunello, a Chianciano e nelle campagne senesi è nel settimo rapporto Agromafie e caporalato dell’Osservatorio Placido Rizzotto–Flai Cgil, presentato all’Università di Siena (Laboratorio sulle disuguaglianze, aprile 2025). La task force interprovinciale Siena-Grosseto e il meccanismo delle “aziende senza terra” sono nel resoconto del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza (Corriere di Siena, gennaio 2026). Il caso della Val di Merse — sessantadue ore settimanali a tre euro l’ora, alloggio inagibile, infortuni taciuti, controllo giudiziario e sequestro — è riportato da il manifesto e dalla cronaca locale (agosto 2026).
Dazi USA. La cronologia delle aliquote — 10% da aprile ad agosto 2025, poi 15% fino a febbraio 2026, quindi di nuovo 10% dopo la sentenza della Corte Suprema, e infine il dazio Section 301 al 10% flat dal 24 luglio 2026 — è in Il Sole 24 Ore, Al vino italiano i dazi Usa sono costati 180 milioni (maggio 2026) e nelle note doganali di aggiornamento. Per le stime del danno all’export, le dichiarazioni di Lamberto Frescobaldi e Paolo Castelletti e l’indagine sulla “sovraccapacità produttiva”, Osservatorio Unione Italiana Vini (UIV), luglio 2025 – luglio 2026 (fonti: HorecaNews, VinoNews24, WineMeridian).
Costo della vita. L’aumento degli affitti a Montalcino di circa il 23% su base annua, con prezzi di vendita sopra la media provinciale, è dai dati di Immobiliare.it (agosto 2025).
Strumenti e politiche. La Banca della Terra e l’Ente Terre Regionali Toscane sono istituiti dalla legge regionale toscana 80/2012, nell’ambito del progetto Giovanisì, con portale gestito da ARTEA; l’obiettivo dichiarato di recuperare oltre centomila ettari abbandonati è in Toscana Notizie. Il termine di paragone estero è il modello francese delle Safer, le società di regolazione del mercato fondiario dotate di diritto di prelazione.





