
La prudenza come abdicazione. Otto anni di Fondazione MPS
15 Aprile 2026
I’m a Believer
15 Aprile 2026Il Biotecnopolo di Siena e la domanda che manca: cosa è successo alla vaccinologia senese?
Ieri, nell’auditorium degli ex TLS di via Fiorentina, si è tenuto il primo evento pubblico promosso dalla Fondazione Biotecnopolo di Siena. Sul palco, o in videocollegamento, il ministro della Salute Orazio Schillaci, il professor Alberto Mantovani vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità, il direttore generale Gianluca Polifrone, il direttore scientifico Rino Rappuoli. Nel pubblico, le istituzioni del territorio. Nella sala, l’ottimismo di un progetto che si vuole finalmente in marcia.
È un’occasione giusta per fare quello che gli eventi istituzionali di solito non fanno: rimettere in fila i fatti. Non per smontare un progetto che merita di avere successo, ma perché capire da dove viene una storia è l’unico modo per valutare con onestà dove sta andando. Il Biotecnopolo non nasce dal nulla. Nasce da un contesto preciso — industriale, scientifico, finanziario — che l’entusiasmo comunicativo tende a lasciare fuori campo. Questo articolo prova a rimetterlo dentro.
Il campus di Siena ha una storia di 120 anni di scienza e innovazione. È stato il primo al mondo a sviluppare il vaccino contro la pertosse, il vaccino antinfluenzale con adiuvante, il vaccino pediatrico tetravalente contro i ceppi ACWY della meningite e quello contro la meningite B, attraverso l’innovativa tecnica della reverse vaccinology. Gsk
La catena di proprietà è, essa sola, un documento della storia industriale italiana: Istituto Sclavo (pubblico, 1904) → Chiron-Biocine (joint venture italo-americana, 1992) → Novartis (svizzera, 2006) → GSK (britannica, 2015). Nel 1992 la Sclavo viene smembrata: i vaccini vengono ceduti per 77 miliardi a Biocine, joint venture tra la svizzera Ciba-Geigy e la statunitense Chiron; dal 2006 al 2015 Novartis investì 400 milioni nell’impianto senese di Rosia, con 2.800 dipendenti, ma nel 2014 cedette i vaccini al colosso britannico GlaxoSmithKline. Il Fatto Quotidiano
Ogni passaggio ha trasferito all’estero un pezzo della governance su un patrimonio scientifico costruito con denaro pubblico italiano.
Dal 2015 in poi si disegna un profilo ricorrente: investimenti dichiarati sui siti, accompagnati da riduzioni di personale, con la ricerca e sviluppo a Siena come area più colpita. Nel quinquennio 2015-2020 l’azienda investe 510 milioni di euro in ricerca e sviluppo e 220 milioni in infrastrutture e impianti produttivi. Nel 2020 produce più di 61 milioni di dosi di vaccino, distribuite in 60 paesi nel mondo. Cavalieri del Lavoro I numeri assoluti sono imponenti.
Ma nel 2020 arriva la prima procedura formale rilevante: 61 lavoratori in esubero, di cui 41 nell’area ricerca di Siena e 20 nel settore produttivo di Rosia. Fedaiisf Poi nel novembre 2024, con il polo che fattura circa 400 milioni di euro l’anno tra Siena e Rosia e produce circa 60 milioni di dosi per 57 Paesi La Nazione, arriva un nuovo piano: 270 uscite volontarie in due anni, accompagnate da un piano di investimenti da 260 milioni a Rosia. Fedaiisf A questo si aggiungono altre 24 uscite annunciate nel 2025, portando il totale a sfiorare quota 300, pari al 15% dell’intera forza lavoro. Fedaiisf
Il pattern strutturale lo sintetizza con precisione chi ha analizzato direttamente questi dati: Rosia produce di più con meno persone, in volumi e automazione. L’obiettivo dichiarato è passare da 60 a 130 milioni di dosi l’anno entro il 2030. Il saldo dei lavoratori resta però negativo. Pierluigipiccini
Un elemento qualitativo rimane senza risposta pubblica: le uscite incentivate 2020-2025 hanno riguardato in modo sproporzionato il personale di ricerca e sviluppo del sito senese. I sindacati denunciano che ridurre la ricerca significa indebolire l’intera filiera del vaccino, un patrimonio che aveva reso unici i siti senesi nel panorama internazionale. Collettiva Che questo stia avvenendo strutturalmente, oppure sia una transizione verso forme diverse di ricerca, è esattamente il punto su cui sindacati e istituzioni continuano a chiedere un piano industriale per il sito di Siena, distinto da quello di Rosia, che GSK conta di presentare agli inizi del 2026. Comune di Siena Al momento in cui scriviamo, quel piano non è ancora pubblico.
In questo contesto nasce il Biotecnopolo. La sua costituzione viene inserita nella Legge di bilancio del 30 dicembre 2021. Sono membri fondatori quattro Ministeri. La Fondazione ha lo scopo di promuovere e sviluppare la ricerca applicata nel campo delle biotecnologie e delle scienze della vita, in particolare ai fini del contrasto alle pandemie. Toscanalifesciences Le risorse stanziate sembrano considerevoli: 9 milioni nel 2022, 12 nel 2023 e 16 milioni annui dal 2024. Il CNAP — Centro Nazionale Anti Pandemico — riceve 340 milioni di euro fino al 2026 dal Fondo Complementare del PNRR. Toscanalifesciences
Qui la ricognizione documentale diventa scomoda. A fine 2023 TLS ha rischiato di cessare l’attività: la previsione di una perdita netta di 4,3 milioni di euro, legata al mancato decollo del Biotecnopolo, ha reso necessario ricostituire il patrimonio. TLS si è salvata grazie alla concessione da parte di Fondazione MPS dell’usufrutto gratuito per 16 anni dell’immobile Medicine Research Center, operazione del valore di quasi 9 milioni. T24
Il cronoprogramma della Fondazione registra soprattutto produzione normativa interna: dalla pubblicazione del nuovo statuto (giugno 2024) sono stati approvati i regolamenti di organizzazione e funzionamento, di assunzione del personale, di contabilità e bilancio, e si è lavorato al nuovo sito istituzionale. Comune di Siena Sul fronte della ricerca, i primi risultati concreti arrivano nel 2025: un finanziamento di 2,8 milioni di dollari dal NIH-NIAID americano per lo sviluppo di vaccini contro alcune famiglie di virus sorvegliate dall’OMS, e un progetto europeo da 33 milioni nell’ambito dell’ERRIN per uno European Vaccine Hub antipandemico. Rifday
Ma il quadro d’insieme resta quello di una partenza molto più lenta del previsto. I finanziamenti originari vengono ridimensionati: 135 milioni tagliati con la rimodulazione del PNRR. Nel nuovo statuto del 2024 scompaiono i 340 milioni che avrebbero dovuto essere destinati al CNAP, e viene eliminata TLS come nuovo socio fondatore. Siena Free Un cambiamento non irrilevante: viene reciso il legame preferenziale con TLS per esaltare il carattere nazionale del Biotecnopolo. Comune di Siena
Il nodo strutturale che nessuno nomina
Mettendo in fila i fatti, la domanda analitica che emerge non riguarda singoli personaggi né singole responsabilità politiche. Riguarda una scelta di sistema che l’Italia non ha mai esplicitato fino in fondo: di fronte alla progressiva riduzione della componente di ricerca di una multinazionale straniera su un patrimonio scientifico originariamente pubblico, la risposta è stata creare una fondazione statale. Ma quella fondazione, quattro anni dopo la sua istituzione, ha quaranta ricercatori, finanziamenti ridimensionati, una governance che ha cambiato statuto almeno due volte, e un impianto pilota ancora in costruzione.
Nel frattempo GSK conta in Italia su quattro sedi con 4.200 addetti diretti, che diventano quasi 9.000 con indiretti e indotto, e nel 2024 ha investito 324 milioni di euro in produzione e ricerca. QuiFinanza La manifattura vaccinale reale — quella che produce 60 milioni di dosi l’anno per mezzo mondo — è e resta in mano a una multinazionale britannica, con una strategia industriale decisa a Londra, che nel 2015, al momento dell’acquisizione da Novartis, parlò espressamente di esuberi e a fine anno trovò un accordo con i sindacati per oltre cento uscite. Comune di Siena
La “cintura di sicurezza per l’Italia” è, allo stato attuale, un progetto di ricerca pubblico che muove i primi passi — con segnali incoraggianti sul fronte dei finanziamenti internazionali — mentre la struttura industriale che quella sicurezza dovrebbe garantire sul piano produttivo non è né pubblica né vincolata a permanere.
Questa è la storia. Non è una storia di cattivi e buoni. È la storia di un Paese che ha ceduto pezzo per pezzo la proprietà di un’eccellenza scientifica costruita in cent’anni, e che ora cerca di ricostruire una capacità autonoma con risorse pubbliche e in tempi molto più rapidi di quanto la complessità del problema richiederebbe. Se il Biotecnopolo riuscirà nell’impresa, sarà un risultato straordinario. Ma raccontarlo già come successo — prima che i laboratori siano costruiti, prima che i ricercatori siano assunti, prima che un solo vaccino venga sviluppato — è un’altra cosa.





