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24 Ottobre 2026La Fondazione Mps sceglie Lovaglio ma lascia aperta la trattativa: ora servono garanzie scritte, non applausi
di Pierluigi Piccini
Sei ore di confronto, a tratti acceso, e alla fine la deputazione generale della Fondazione Mps ha indicato di sostenere il piano di Luigi Lovaglio. Molti l’hanno salutata come un moto d’orgoglio della città contro il presidente Riccardo Coppini, che si era espresso per l’Opas di Intesa senza un indirizzo dell’organo e ignorando gli enti territoriali. Ma a leggere il documento, la notizia è un’altra, e più interessante.
Il testo non chiude la porta. Se il progetto di Lovaglio venisse fermato dal voto degli azionisti, nulla impedirebbe alla Fondazione di prendere in considerazione le operazioni proposte da soggetti esterni, che oggi sarebbe prematuro valutare perché il loro iter formale non è definito. È una clausola di prudenza amministrativa, e va riconosciuta. Con lo 0,2 per cento del capitale, il voto del 29 ottobre sarà una testimonianza. Il peso vero di Palazzo Sansedoni sta nel dopo: nella possibilità di essere tra i firmatari degli impegni su tempi, occupazione e funzioni della banca a Siena, se l’Opas andasse in porto.
L’esito, del resto, è tutt’altro che scontato. Quattro grandi fondi americani, seguendo i proxy advisor, voteranno contro il piano di Lovaglio. L’Antitrust prepara correttivi sulla quota che Intesa erediterebbe in Generali e sulla cessione delle filiali. Il quadro si muove, e la Fondazione farà bene a non legarsi a un solo scenario.
Resta però il modo. Lo stesso organo che ad aprile aveva eletto Coppini all’unanimità oggi lo sconfessa, sotto una pressione che il racconto celebrativo attribuisce apertamente a istituzioni, stampa e opinione pubblica. La separazione tra banca e fondazione costruita negli anni Novanta serviva a dare a Siena un ente autonomo, al riparo dalle oscillazioni della politica cittadina. Un presidente indebolito non è un buon viatico per chi dovrà sedersi a un tavolo con Intesa e Unipol. Mercoledì la deputazione amministratrice avrà l’occasione di ricomporre la frattura, e conviene che la colga.
Il compito, qualunque sia il risultato, è lo stesso: trasformare le promesse in obblighi scritti, nel Documento di Offerta e in un accordo con enti e Fondazione, firmato anche da Unipol. La clausola che la deputazione ha voluto inserire rende questa strada ancora praticabile. Ora va percorsa con unità e serietà, non con la soddisfazione di una sera.





