
Paolo Poli sull’isola dei dotti
9 Maggio 2026
Thinkin Bout You
9 Maggio 2026Divano La rubrica settimanale di arte e società. A cura di Alberto Olivetti
«Io sto benissimo malgrado il freddo che in questi giorni si è abbattuto su Roma, ho indossata la maglia di lana che mi tiene ben caldo. Quello che mi manca è un paio di scarpe nere da indossare con il vestito blu, perché i mocassini, che potevano adattarsi con questo vestito, sono troppo leggeri e mi tengono i piedi freddi. Speditemi pure i guanti. Tanto per ora non c’è bisogno del cappotto». Così scrive Andrea Camilleri ai genitori il 6 novembre 1949 (Vi scriverò ancora. Lettere alla famiglia 1949-1960, a cura di Salvatore Silvano Nigro con Andreina, Elisabetta e Mariolina Camilleri, Sellerio editore). È da pochi giorni arrivato a Roma per seguire, vincitore di una borsa di studio, i corsi dell’Accademia Nazionale d’arte Drammatica. Ha appena compiuto, il 6 settembre, ventiquattro anni.
Mi diverto a combinare in una sorta di breve racconto (con tanto di ‘gran finale’) certi passi che trascrivo (da lettere tra 1949 e 1951) nei quali Camilleri tocca l’argomento del clima e dei vestiti. Imbastisco questo mio divertissement lasciando a Camilleri integralmente la parola. Unisco i brani alla maniera di un patchwork.
16 novembre 1949: «Contro mia voglia e per assoluta necessità, ho dovuto indossare il vestito blu con le scarpe gialle, perché i mocassini sono troppo scoperti e mi bagnano il piede, a parte il fatto che sono leggermente rotti. Per quanto riguarda il cappotto, io penso che non è il caso di spedirmi la stoffa: qui vogliono troppo per la manifattura».
23 novembre: «Speditemi pure subito il vestito verde ma aggiungete pure nel pacco il gilè del vestito blu e una cravatta qualsiasi che si adatti al vestito verde. Non perdete tempo a spedirmi questo vestito che mi è assolutamente necessario. Per le scarpe fate quello che volete: se le avete già prese con riserva, speditele, altrimenti aspettate che venga giù io a Natale». «Tutto quello che in questa lettera c’è scritto per il vestito e per il gilè non è più valido, resta valida invece la richiesta d’una cravatta che si accordi con il verde (ma non una cravatta di lusso, per carità: una di quelle che vende ‘a peso’ Gino Gibilaro, andrà benissimo)».
18 gennaio 1950: «Se dicessi che qui a Roma fa freddo, mentirei: solo da due giorni piove ininterrottamente». 11 febbraio: «Non ho ancora ricevuto il pacco con il vestito né l’altro coi libri: la posta funziona male».
20 febbraio: «A Roma c’è un tempo stupendo. Giornate più belle che da noi, perché senza neppure un alito di vento. Approfittando di ciò io ieri ho indossato il vestito nuovo che mista molto bene (forse solo le maniche sono un poco corte): il vestito mi è arrivato solo due giorni fa e molto piegato».
20 novembre: «Il pacco, se non l’avete spedito, speditemelo subito, mi occorrono la giacca, le camicie, le scarpe. L’inverno è freddo e io ho praticamente il solo vestito marrone». 30 novembre: «Ho ricevuto anche il pacco. La giacca e i mocassini mi fanno molto comodo, l’unica cosa che mi ci vorrebbe sarebbe un paio di pantaloni intonati alla nuova giacca dato che, praticamente, ho il solo paio di pantaloni marrone e quando piove sono guai».
5 ottobre 1951: «Ho preso il tram per il Flaminio. La giornata era calda, il cielo per metà coperto. Appena sceso dal tram ha cominciato a piovere. Mi sono riparato sotto una pensilina. Un attimo dopo è successo il finimondo. Lampi, tuoni e grandine ma di una tale violenza che mi sono terrorizzato, accanto a me due o tre donne sono svenute. Dopo una mezz’ora che dura questo inferno, è venuto il vento e il temporale ha infuriato. Sotto la pensilina non si poteva più stare, il vento portava la grandine a sbatterci contro. Sono scappato a rifugiarmi in un sottopassaggio che immette a Piazza del Popolo, per arrivarci (c’era una distanza di 30 metri) mi sono così bagnato che il mio vestito verde è diventato completamente nero e mi aderiva come una guaina. C’era un bar nel sottopassaggio e sono entrato per bere due cognac: sentivo freddo. All’improvviso l’acqua di Piazza del Popolo completamente allagata, s’è riversata dentro il bar. D’un balzo sono salito sul bancone. L’acqua è salita fino a 60 cm. E sono dovuti intervenire i pompieri a liberarci».





