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Il Piano Strategico 2025-2035, presentato dall’assessore Piccini, entra nella sua fase operativa «Non è un elenco di opere pubbliche ma un insieme di priorità per migliorare la qualità della vita»
PIANCASTAGNAIO
Entra nella fase operativa il Piano Strategico 2025-2035, presentato lunedì 18 maggio alla Commissione consiliare dall’architetto Enrica Burroni insieme all’amministrazione. «Non abbiamo costruito un elenco di opere pubbliche, ma una strategia che individua priorità precise e tiene insieme tutti gli elementi che determinano la qualità della vita di una comunità — spiega Pierluigi Piccini, Assessore all’Urbanistica e alla Cultura —. Da questo momento inizia concretamente l’attuazione del Piano». Il primo atto riguarda il recupe- ro del centro storico. Di fronte a decine di abitazioni vuote e imprese che faticano a trovare alloggi per i lavoratori, l’amministrazione introduce il “Rent to Buy”: contratti di locazione con opzione d’acquisto che mettono in contatto proprietari di immobili inattivi e lavoratori in cerca di casa. «Il proprietario ottiene un canone immediato, il lavoratore accede a un alloggio dignitoso e il Comune recupera pezzi del centro storico senza costi diretti» spiega Piccini. Il secondo asse riguarda le aree produttive della Rota e di Casa del Corto, dove operano duemila addetti legati ai grandi marchi internazionali della pelletteria. La giunta avvia il percorso per un’APEA — Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata — con governance unitaria di servizi, infrastrutture ed energia. «La geotermia è il vero elemento distintivo: un’energia rinnovabile che abbiamo sotto i piedi e che già oggi alimenta le aziende della Rota — sottolinea Piccini —. Un vantaggio competitivo difficilmente replicabile altrove». Il terzo atto punta al riconoscimento del distretto manifatturiero come Sistema Produttivo Locale con il progetto “Manifattura Amiata”. «Oggi lavorano per alcune delle più importanti maison internazionali, ma questa storia non ha ancora un riconoscimento istituzionale adeguato — dice Piccini —. Vogliamo un marchio collettivo, un consorzio tra imprese e istituzioni e una scuola di pelletteria accreditata». Un Piano che non riguarda solo la pelletteria, ma tiene insieme abitare, energia e manifattura come tre leve di uno stesso progetto di territorio. Dietro il Piano Strategico c’è la consapevolezza delle difficoltà delle aree interne. «Le tre delibere non sono atti di routine — conclude Piccini —. Sono le prime risposte concrete a una domanda che ogni comunità di montagna deve saper affrontare: come si resta, come si lavora, come si tramanda un’identità senza consegnarsi alla marginalità».





