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L’assemblea degli azionisti di Banca MPS ha sancito la vittoria della lista PLT guidata da Luigi Lovaglio su quella del cda uscente, chiudendo settimane di tensione acuta: l’esclusione di Lovaglio dalla lista “ufficiale” il 4 marzo, il ritiro delle deleghe, la candidatura alternativa, il licenziamento da direttore generale. Con il voto, le lancette tornano al 27 febbraio, quando Lovaglio aveva presentato il piano industriale che ora dovrà essere adottato.
L’imprenditore Pierluigi Tortora, partito dall’1,2% del capitale, è riuscito ad aggregare un terzo degli azionisti — tra cui Delfin e Banco BPM — costruendo quella che lui stesso definisce «una lista aperta al mercato nell’esclusivo interesse della banca». Il governo, uscito con una quota residua del 4,8% e astenuto dal voto per accordi con la Commissione europea, si è dichiarato soddisfatto del risanamento. Il nuovo cda avrà composizione 8-6-1 tra le tre liste, e la scelta del presidente — con Tortora che auspica Bisoni — dirà molto sulle aperture verso la componente sconfitta.
La parola del giorno dopo è stabilità. La si usa quando si vuole guardare avanti senza nominare ciò che è appena accaduto. Ma proprio il fatto che risuoni ovunque, con solennità, con sollievo, con una punta di imbarazzo, tradisce quanto la “rissa” sia stata visibile. Quando una banca che aveva appena ritrovato solidità ha bisogno che tutti invochino all’unisono la normalità, vuol dire che la normalità è stata messa seriamente a rischio. Il voto ha chiuso la partita. La parola “stabilità” certifica, involontariamente, quanto fosse stata aperta.





