
Il soggetto che non si riconosce più (seconda parte)
23 Maggio 2026
Uno stemma ritrovato. Ludovico di Tommè, podestà di Piano, anno 1466
23 Maggio 2026C’è un format che conosco bene. Si chiama seminario itinerante, si tiene in un borgo antico, porta nomi noti e parla di valore, territorio, eccellenza. Lo conosco anche dall’altro lato — quello di chi governa un territorio che altri definiscono marginale, e sa che la marginalità non è una condizione geografica: è il risultato di precise scelte economiche e politiche che convegni come questo contribuiscono a non mettere mai in discussione.
TourDOP è questo. “Seminari sulla DOP economy”, recita il sottotitolo. L’obiettivo dichiarato è approfondire il valore economico, culturale e territoriale delle produzioni certificate italiane. Partiamo dai numeri, allora.
Il Rapporto Ismea-Qualivita 2025 registra 20,7 miliardi di euro di valore alla produzione, export record a 12,3 miliardi, crescita del 25% in cinque anni. Il Brunello di Montalcino vale 74 milioni, esporta oltre il 30% negli Stati Uniti. Eppure nel 2024 segna un calo del 2,4%. Il Chianti Classico vede da anni i propri vigneti ceduti a prezzi crescenti — fino a 170mila euro l’ettaro — a gruppi finanziari internazionali. Nel frattempo le aree interne italiane continuano a perdere abitanti a un ritmo doppio rispetto alla media nazionale. Il valore transita, non si ferma.
Ma il problema non è solo economico. È di potere e di identità. Quando la denominazione finisce in mano alla finanza, cambia anche cosa si produce e come. I disciplinari si adeguano: la Gran Selezione del Chianti è stata introdotta esplicitamente — parole del suo presidente — per aumentare la competitività sui mercati americano e cinese. Il vino si omologa verso il gusto internazionale. Il consorzio diventa un comitato di gestione del brand globale, non uno strumento di governo del territorio. I piccoli produttori subiscono le regole scritte dai grandi. Decide chi produce, non chi abita.
Non è una novità, né una specificità italiana. I sociologi francesi Jacquet e Laferté hanno mostrato che il territorio della denominazione non è mai un’eredità naturale: è il frutto di un conflitto sociale, in cui i grandi proprietari impongono definizioni territoriali restrittive a proprio vantaggio, naturalizzando ciò che è puro rapporto di forza. Marion Demossier ha mostrato come il terroir sia diventato un’ideologia al servizio dell’appropriazione capitalista del territorio da parte delle élite produttive. La ricerca europea conferma: le indicazioni geografiche contribuiscono allo sviluppo territoriale solo quando esiste un reale ancoraggio tra filiera e comunità locale — ancoraggio che richiede scelte politiche esplicite, non si produce spontaneamente dal mercato.
Altrove queste scelte si fanno. In Alto Adige la filiera è corta per obbligo culturale prima che normativo: agricoltori e ristoratori si parlano, il valore resta in valle. In Svizzera la politica montana ha come obiettivo esplicito non il fatturato aggregato ma la distribuzione spaziale del lavoro e del reddito. Sono scelte politiche, non fortune geografiche.
Il convegno nelle aree interne assolve allora una funzione precisa: testimonia che il territorio esiste, che qualcuno ci è venuto a parlare di lui. È la forma gentile con cui un sistema che redistribuisce poco e decide in pochi impara a raccontarsi molto.
Non è un caso che questa retorica trovi casa naturale tra i sovranisti. Il territorio come identità, l’eccellenza come vocazione, la tradizione come giustificazione dell’esistente: sono le categorie con cui si racconta un sistema di rendita senza mai nominarlo. Il capitale non si tocca, purché parli dialetto.
Poi il pullman riparte.
Fonti: Rapporto Ismea-Qualivita 2025; Istat, Statistica Focus – demografia delle aree interne, luglio 2024; Jacquet O., Laferté G., “Appropriation et identification des territoires du vin”, Cahiers d’Économie et Sociologie Rurales, 2005; Demossier M., Burgundy: a global anthropology of place and taste, Berghahn, 2018; Cei L. et al., “From Geographical Indications to Rural Development”, Sustainability, 2018.





