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C’è una settimana, ogni tanto, in cui il rumore del presente si addensa fino a diventare quasi leggibile. Questa è una di quelle settimane.
Donald Trump ha litigato con il Papa e si è paragonato al Salvatore. Susan B. Glasser, sul New Yorker, non si stupisce: Trump ha abbracciato in pieno il ruolo che i suoi sostenitori gli cuciono addosso da anni, quello di Orange Jesus, messia arancione di una fede politica che ha ormai i suoi riti, le sue icone, i suoi martiri. La blasfemia, in questo contesto, non è un incidente: è il messaggio.
Eppure, a margine del grande circo, il New Yorker trova spazio per una domanda più silenziosa e forse più inquietante: e se fosse la tecnologia di un tempo — i lettori CD, i videoregistratori, i loro meccanismi lenti e fisici — a restituirci qualcosa che abbiamo perso? Il mondo contemporaneo ci obbliga a calcoli incessanti, a ottimizzare ogni inconveniente, a scegliere la frizione minore. L’oggetto antico, invece, impone la sua presenza. Resiste. E in quella resistenza, forse, c’è ancora un brandello di vita.
Da Las Vegas arriva invece la cronaca di un’illusione populista. Trump è andato lì a intestarsi la politica “niente tasse sulle mance”, una promessa che suona bene nei casinò e nei ristoranti del Nevada. Ma Eyal Press smonta il meccanismo con pazienza: quella misura non cambierà nulla per chi porta i piatti, perché non tocca la norma che consente agli esercenti di pagare i camerieri al di sotto del salario minimo, contando sulle mance a colmare il divario. Il populismo, ancora una volta, è una scenografia.
A Londra, Buckingham Palace espone il guardaroba di Elisabetta II. Potrebbe sembrare nostalgia, o vanità postuma. È invece, scrive il New Yorker, una lezione in un’arte che non esiste quasi più: la diplomazia della moda, la capacità di mandare messaggi attraverso un colore, un tessuto, una spilla. Un’intelligenza politica incarnata nel vestire, oggi quasi incomprensibile.
E poi c’è l’Iran. Il pezzo più letto della settimana racconta che i nuovi leader non sono, come qualcuno aveva sperato, più pragmatici dei vecchi: sono più duri, più ideologici, più chiusi. La speranza di un cambiamento per usura o per stanchezza, almeno per ora, non trova conferma.
Cinque scorci. Cinque modi diversi di guardare un mondo che continua, rumorosamente, a non fermarsi.





