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Trump attacca la sua alleata più fedele nell’Unione Europea. La chiama “inaccettabile”, dice di essersi sbagliato sul suo conto, di aver creduto che avesse coraggio. Politico titola “Trump turns against ‘unacceptable’ Meloni”, El País è ancora più diretto: “Trump ataca a Meloni, su mejor aliada en la UE”. Sullo sfondo, una mossa che ha sorpreso molti: l’Italia sospende il patto di difesa con Israele. Il New York Times lo registra con sobrietà — “Italy Suspends Defense Pact With Israel, Further Straining Ties” — ma l’effetto politico è tutt’altro che sobrio. Meloni stretta tra due fuochi: Trump da una parte, Netanyahu dall’altra. Benvenuta in Europa, verrebbe da dire.
A proposito di Europa e Israele: ieri è stata una giornata densa. Il ministro delle finanze israeliano attacca Merz, e la FAZ deve aprire con una difesa del cancelliere tedesco. Israele respinge qualsiasi ruolo della Francia nei negoziati sul Libano — Le Monde lo registra in diretta. Haaretz, con il cinismo lucido che gli è proprio, scrive che Netanyahu userebbe i colloqui con Beirut per guadagnare tempo contro Hezbollah. L’Orient le Jour sintetizza tutto in un titolo che vale un saggio: “Le Liban, forçat de la paix” — il Libano, forzato della pace. Prigioniero di una pace che non è sua.
Intanto il Wall Street Journal rivela che l’Europa starebbe elaborando un piano per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz senza gli Stati Uniti. Il segnale è chiaro: qualcosa si sta riorganizzando, lentamente, nelle geometrie della sicurezza globale.
Sul fronte Iran-USA arrivano segnali contrastanti ma non privi di interesse. Trump dice che i colloqui potrebbero riprendere nei prossimi due giorni, che gli Stati Uniti sono “più propensi” a incontrarsi in Pakistan. Il Guardian e Dawn lo riportano entrambi. Cautela d’obbligo, ma qualcosa si muove. Nel frattempo in Sudan la guerra con l’Iran sta già producendo effetti reali: DW segnala un aumento massiccio dei prezzi di cibo e carburante. Le guerre si pagano sempre altrove, da qualcun altro.
Capitolo Spagna. Pedro Sánchez è ovunque stamattina. El País dà conto dell’approvazione di una regolarizzazione straordinaria per cinquecentomila immigrati — “uno dei grandi traguardi di questa legislatura”, dice il governo. Il Global Times lo fotografa con Xi Jinping: Cina e Spagna devono rafforzare la cooperazione contro la “legge della giungla”. Il Tehran Times va oltre e parla di una “rottura della Spagna con l’Occidente”, di Madrid diventata voce contro la guerra in Iran. Sanchez sta costruendo una posizione. Se sia lungimiranza o azzardo, lo dirà il tempo.
Chiudiamo con una nota di tono diverso. L’Osservatore Romano questa mattina non parla di Trump, non parla di Meloni, non parla di Hormuz. Si occupa del viaggio del Papa in Algeria, sulle orme di sant’Agostino, “ponte tra culture e fedi diverse”. In un’altra giornata potrebbe sembrare un’assenza. Stamattina, forse, è l’unica prospettiva lunga che troviamo in giro.





