Era una semplice religiosa domenicana di soli 29 anni, eppure era là tra il giugno e il settembre 1376 davanti al papa Gregorio XI, il francese Pierre Roger de Beaufort, nel Palais des Papes di Avignone per convincerlo a riportare la sede petrina a Roma dopo 68 anni di assenza. E a sorpresa il pontefice deciderà di ascoltarla e il 17 gennaio 1377, pochi mesi dopo l’incontro con quella donna, farà rientro a Roma, ponendo fine alla cosiddetta cattività avignonese.
Molti avranno identificato il volto di quella religiosa, raffigurato da Andrea Vanni (1330-1414) nella basilica di San Domenico a Siena: è Caterina, ultima figlia di un tintore senese, Jacopo di Benincasa, la cui storia – scandita da quella e da altre missioni diplomatiche, politiche, e intra-ecclesiali (nel 1378 si apriva lo scisma d’Occidente con l’antipapa Clemente VII di Ginevra) – è stata narrata dal suo confessore e consigliere Raimondo da Capua nella Legenda maior (1385-1395). Circondata dall’affetto dei suoi discepoli, all’età di 33 anni, Caterina morirà il 28 aprile 1380 a Roma ove sarà sepolta nella basilica di Santa Maria sopra Minerva, nei pressi del Pantheon.
Appare ora in una mirabile edizione critica, curata da Noemi Pigini, membro del comitato scientifico del Centro Internazionale di Studi Cateriniani, un capolavoro indiscusso della letteratura religiosa tardomedievale, il Dialogo della divina provvidenza che la santa dettò a tre suoi segretari tra il 1377 e il 1378. In quello stesso tempo, in una lettera indirizzata al citato fra Raimondo dichiarava di aver finalmente imparato a scrivere e questa alfabetizzazione le permetteva il controllo della trascrizione dei suoi segretari e persino qualche intervento diretto.
L’impressionante introduzione a questa edizione del Dialogo (quasi 200 pagine!) ne insegue la vicenda, dalla sua genesi (modalità e tempi di composizione) fino alla diffusione testimoniata dal censimento dei 28 manoscritti che ne conservano il testo, dalle fonti e modelli su cui si è esemplato, alla ricostruzione della struttura originaria fino alle traduzioni latine. La studiosa non si preoccupa di scandagliare i contenuti, di individuare i temi, di tracciare una trama, ma offre al lettore il testo critico da lei ricomposto e giustificato con un immenso e minuzioso apparato di notazioni, con la raccolta delle fonti soprattutto bibliche e degli echi tomistici e con un vasto glossario lessicale che decifra i termini più ardui nella loro autentica semantica.
La lettura certamente impegnativa dei cinque libri in cui l’opera è articolata è premiata dalle intuizioni, dalla tensione mistica, dall’originalità di quest’anima che è in Dio «sì come il pesce sta nel mare e il mare nel pesce», dalle reiterazioni tematiche, dal balenare delle visioni e delle immagini, dal fuoco della carità che fa «germinare e gittare al corpo mio sangue e con esso sangue… io disserri la porta del cielo». Una lettura centellinata fino a quelle ultime righe: «Veste, veste me di te, Verità eterna, sì che io corra questa vita mortale con vera obbidienza e col lume della santissima fede, del quale lume pare che di nuovo inebbrii l’anima mia».
Risaliamo il corso della storia di quasi tre secoli e accostiamo alla figura santa e pura di Caterina un personaggio celebre per il suo tragico amore. Anni fa, di passaggio da Parigi per un congresso, fui condotto a visitare la tomba dei due innamorati nel cimitero del Père-Lachaise. Stiamo parlando del filosofo e teologo Pietro Abelardo (1079-1142) e di Eloisa, la bellissima e colta nipote del canonico Fulberto che in modo trucido si vendicò della relazione facendo evirare il povero Pietro. Ma, considerato il genere del testo che proponiamo, ora ci accontentiamo di segnalare – accostandola alla precedente cateriniana – un’altra edizione critica esemplare, l’Etica o Conosci te stesso, allestita da uno dei maggiori esperti di Abelardo, Marco Rossini dell’università di Brescia.
Se questo testo doveva studiare il tema del peccato e della riconciliazione, un progettato secondo scritto (perduto o non completato) avrebbe dovuto affrontare le virtù. L’introduzione dello studioso – anche in questo caso imponente (150 pagine) – è un vero gioiello per finezza delle analisi del testo abelardiano che è poi offerto nell’originale latino e in traduzione, accompagnati da un costante commento in calce. Si identificano le filigrane della costruzione dell’opera attraverso scritti antecedenti o spunti del famoso epistolario con Eloisa, ma soprattutto si scava nelle figure simboliche che incarnano i temi: il servo disperato, il monaco incatenato, la madre infanticida, il giudice e i suoi dilemmi, Pietro l’apostolo rinnegatore, il vescovo senza discernimento.
Fondamentale è l’approfondimento teorico sulla questione radicale dell’Etica, ossia l’intentio sola, concepita come un dramma in tre atti (Eloisa, la «badessa inquieta», Giuda l’apostolo traditore con il Cristo crocifisso che perdona). Si delinea, così, il crocevia decisivo: il fondamento del giudizio morale non è l’azione esterna ma la deliberazione interiore, ossia l’intenzione del soggetto. Lasciamo la parola allo stesso Abelardo: «Dio vede proprio là dove nessuno riesce a vedere perché nel punire il peccato non tiene conto dell’azione ma dell’animo; mentre noi al contrario teniamo conto non già dell’animo che non vediamo ma dell’azione che conosciamo. Così, spesso per sbaglio o per esservi costretti dalla legge, puniamo gli innocenti e assolviamo i rei».
Caterina da Siena
Dialogo della divina
provvidenza
A cura di Noemi Pigini
Edizioni del Galluzzo,
pagg. 814, € 85
Abelardo
Etica o Conosci te stesso
A cura di Marco Rossini
Scholé, pagg. 380, € 28







