
Il fuori testo
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C’è una frase, nelle parole di Giorgia Meloni dal G7, che andrebbe letta come si legge un atto, non un’opinione. La premier dichiara che lo Stato non ha più alcun ruolo, che la quota del Tesoro è sotto il 5 per cento, che si tratta di dinamiche di mercato; e aggiunge, con un compiacimento che vale la pena annotare, di essere contenta che il Monte, un tempo «un problema», sia diventato un gioiello ambìto. Il giornale traduce in tre parole: Meloni si chiama fuori. Ma chiamarsi fuori, dopo esserci stati dentro fino al collo, non è sobrietà. È una mossa.
Conviene ricordare la genesi. La catena che oggi porta l’offerta sul tavolo di Rocca Salimbeni non è nata per partenogenesi del mercato: l’ha innescata chi, a fine 2024, ha collocato il 15 per cento del Monte in pochi minuti e a quattro soli soggetti — operazione oggi al vaglio della procura di Milano. Lo Stato che si dichiara spettatore è lo stesso che ha disegnato il tavolo, distribuito le carte e, secondo l’accusa, scelto i giocatori. La neutralità, qui, non descrive un’assenza: descrive il punto in cui si smette di rispondere di ciò che si è messo in moto.
Lo conferma il capitolo del golden power. In questo stesso risiko lo strumento è stato impugnato senza esitazione — al punto che Bruxelles ha aperto una procedura e il giudice amministrativo ne ha bocciato due prescrizioni — e lo spettro della «scalata francese» è stato agitato come giustificazione ricorrente. Ora che sul Monte si muove il primo gruppo nazionale, lo stesso strumento viene riposto nel cassetto. Geometria variabile, non prudenza.
È qui che la narrazione si separa dalla sostanza. La narrazione è quella dell’identità: il nome Siena da difendere, il radicamento, i cinque secoli e mezzo. Sono atti doverosi — il fronte unitario di Comune, Provincia e Regione, la seduta straordinaria del consiglio prima del Palio — e vanno sostenuti. Ma bisogna dire dove finisce la difesa e dove comincia la consolazione. Un nome conservato sopra una porta non è una banca: è un’insegna.
La sostanza è nel perimetro, e il perimetro è già scritto. L’accordo prevede che marchio e parte della rete — centinaia di filiali — passino all’orbita Unipol, mentre l’acquirente trattiene il cuore industriale e le partecipazioni di pregio. Il Monte non viene difeso: viene diviso. E il numero che dovrebbe rassicurare, le assunzioni promesse entro il 2029, è un titolo, non una garanzia per Siena: ad assumere sarebbe il gruppo che incorpora, non il Monte come centro di decisione autonomo. Chi assume è chi resta. E chi resta non è la direzione generale di Rocca Salimbeni — né l’indotto, le centinaia di lavoratori che operano quasi soltanto per il Monte e che nessun comunicato nomina.
Non a caso la voce più limpida è arrivata dal sindacato, non dalla politica: il risiko non è una partita di pura finanza fra potenti, e Siena deve restare capofila della banca. Il resto è scenografia.
Il 22 giugno il consiglio di Rocca Salimbeni si riunirà — ufficialmente sull’integrazione di Mediobanca, di fatto sotto il peso di tutto il resto, e stretto dalla passivity rule. Sarà quello, non i comunicati, il momento in cui si capirà se di Siena resterà la banca o soltanto la parola. Un anno fa il Monte era predatore; oggi è preda. E chi quella catena l’ha messa in moto si dichiara estraneo proprio nell’istante in cui si compie. Non è prudenza istituzionale: è l’irresponsabilità di chi apre il gioco e poi si volta dall’altra parte.
Note
- Al G7 Meloni ha dichiarato che la partecipazione statale in Mps è sotto il 5%, che il governo non è parte in causa nel risiko, e di essere contenta che il Monte sia diventato un gioiello ambìto. MilanoFinanza
- Il 13 novembre 2024 il Tesoro ha collocato il 15% di Mps per circa 1,1 miliardi, assegnandolo a Banco Bpm (5%), Anima, Caltagirone (3,5%) e Delfin (3,5%). Il collocamento si è chiuso in pochi minuti. Sull’operazione la procura di Milano indaga per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza. MilanoFinanza + 2
- Nel risiko 2024-2025 il governo ha esercitato i poteri speciali col Dpcm del 18 aprile 2025 sull’Ops UniCredit–Banco Bpm. Il TAR del Lazio ha annullato due prescrizioni e la Commissione europea ha contestato il decreto come possibile violazione del diritto UE. La paura della «scalata francese» è stata attribuita a Palazzo Chigi. Osservatoriogoldenpower + 3
- Tajani ha dichiarato che il governo non interferirà con il golden power sulle operazioni Mps. Websim
- L’accordo con Unipol prevede la cessione di 635 filiali e del marchio Monte dei Paschi, fino a 3,5 miliardi; restano a Intesa il cuore industriale, Mediobanca e la quota Generali. L’Opas vale 30,6 miliardi. Borsa ItalianaFinanza Economia Italia
- Gros-Pietro ha indicato 13.100 assunzioni entro il 2029, a fronte di uscite solo volontarie, se l’acquisizione andrà in porto. Quotidiano Nazionale
- Nell’indotto operano oltre cento lavoratori di Nexi e Help Line, in gran parte ex Bassilichi, e circa 80 di Fruendo Accenture, quasi esclusivamente per Mps. La Nazione
- Pucci (Cisl Siena): il risiko non è una partita di pura finanza fra potenti, e Siena deve restare capofila della banca. Ilcittadinoonline
- Il 12 giugno Fabio, Carletti e Giani si sono incontrati per rappresentare in modo unitario le istanze del territorio; l’opposizione ha chiesto un consiglio comunale straordinario monografico. Gazzetta di SienaSiena News
- Il cda di Mps del 22 giugno è formalmente dedicato alla riorganizzazione di Mediobanca, ma Lovaglio è stretto dalla passivity rule. Quotidiano Nazionale
- Un anno fa Mps era predatore, oggi è preda. Agenziaimpress





