
La stessa fame
26 Agosto 2026
NEW * Summertime Blues – Eddie Cochran 1958
26 Agosto 2026La riserva della repubblica Ci siamo impegnati a spegnerle per la transizione energetica e la lotta al cambiamento climatico. Ora le richieste aumentano del 48% anno su anno, anche se non tutte vanno in porto
Per fortuna l’industria dell’intelligenza artificiale è in buona parte speculazione, investimenti a credito, finanza virtuale. Perché se si traducessero in realtà tutti i nuovi data center progettati, il fabbisogno di corrente elettrica manderebbe in tilt la rete italiana nel giro di pochi secondi.
Bastano due numeri per capirlo. Le 529 domande di allaccio di nuovi data center arrivate a Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, ammontano attualmente a 96 gigawatt di potenza elettrica totale. Per capirci, è assai più di tutta quella assorbita a livello nazionale, che nel luglio 2026 ha toccato il massimo storico di 58 GW provocando anche diversi blackout.
E non basta: sempre secondo Terna, le richieste aumentano al ritmo di più 48% anno su anno. Se tutte le pratiche autorizzative andassero in porto, non sapremmo dove trovare l’energia elettrica necessaria a soddisfarle.
IN REALTÀ, molte di queste richieste sono destinate a rimanere sulla carta. Innanzitutto, l’iter presso il ministero dell’Ambiente può essere tortuoso, anche se il governo ha accelerato le pratiche trasformando i data center in infrastrutture strategiche. In secondo luogo, spesso si tratta di progetti che non tengono conto dell’effettiva domanda del mercato informatico: oltre 500 data center in Italia sono troppi anche per gli scenari più ottimistici disegnati dalle Big Tech, tanto più se la bolla speculativa dell’Ia dovesse scoppiare come prevedono molti analisti. Al momento la realtà è più limitata: per i data center attualmente in funzione basta meno di 1 GW di potenza e quelli oggi realizzati rappresentano il 68% di quelli per cui era stata avanzata una richiesta. Che il settore sia in espansione però è fuor di dubbio.
Uno studio recente commissionato dal Wwf ad Arturo Lorenzoni, docente di Economia dell’energia dell’università di Padova, stima che di qui al 2035 la potenza elettrica installata per i data center superi i 7 GW, il 15% del consumo totale, nello scenario in cui le applicazioni di intelligenza artificiale divengano davvero trainanti. «Ai fini della pianificazione di sistema e degli investimenti pubblici – sostiene tuttavia Lorenzoni – è prudente assumere lo scenario base come riferimento», in cui i data center rappresentano appena il 4% della domanda totale.
CHE SIA GRANDE O PICCOLO, l’impatto energetico potrà essere coperto solo in parte da fonti rinnovabili, perché i data center devono rimanere accesi anche di notte e col brutto tempo. Per garantire la fornitura serviranno dunque batterie e fonti a cui attingere alla bisogna. Ovvero le centrali a gas, quelle che ci siamo impegnati a spegnere per la transizione energetica e la lotta al cambiamento climatico e che invece, per colpa dell’intelligenza artificiale, potrebbero tornare utili.
Un altro studio, firmato dal think tank The European House-Ambrosetti e dalla società energetica A2A e intitolato «L’Italia dei data center», segnala infatti che in Italia ci sono 56 centrali a gas che funzionano al 30% della loro capacità e i data center potrebbero rilanciarne l’attività (ma anche le emissioni di gas serra). Se non bastassero, per soddisfare i data center si può contare su 5 GW supplementari prodotti in sei nuove centrali a gas realizzate sul territorio nazionale, di cui tre già entrate in funzione.
A LIVELLO INTERNAZIONALE, però, la nuova tendenza si chiama «co-location», cioè la realizzazione delle centrali energetiche nelle stesse aree dei data center. Il mercato delle turbine a gas oggi è saturato dalle richieste delle grandi aziende informatiche statunitensi. Per farsene consegnare una, l’attesa arriva ormai a sei anni. Secondo un’inchiesta del Financial Times, i 60 data center in via di realizzazione negli Usa produrranno emissioni pari a cento milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente, paragonabili a quelle generate da 24 milioni di automobili o da 27 centrali a carbone.
DIVERSI IMPIANTI ospiteranno anche turbine a gas per produrre corrente. Le promesse di decarbonizzazione delle Big Tech si stanno rivelando incompatibili con la corsa alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale: le emissioni di gas serra tra il 2024 e il 2025 sono aumentate del 16% per Amazon, del 18% per Google e del 25% per Microsoft.
E non è una tendenza solo statunitense. «La soluzione della generazione in loco è privilegiata anche in Italia dagli sviluppatori che hanno grande urgenza di completare i data center in co-location» spiega Lorenzoni. Anche per questo motivo sono assai ricercate le aree delle ex acciaierie della provincia milanese, adatte a ospitare sia i capannoni con i processori che gli impianti di generazione energetica.





