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26 Ottobre 2026Brasile, Lula vince il quarto mandato con una rimonta storica, ma Flávio Bolsonaro non riconosce il risultato e Trump lo sostiene
Il Brasile ha scelto ancora Luiz Inácio Lula da Silva. Al ballottaggio del 25 ottobre il presidente uscente ha ottenuto il 51,74 per cento contro il 48,26 di Flávio Bolsonaro: circa 64,3 milioni di voti contro 59,8, quasi quattro milioni e mezzo di differenza. Mai un candidato aveva raccolto tanti consensi. Mai, soprattutto, chi era arrivato secondo al primo turno era riuscito a ribaltare il risultato. Il 4 ottobre il figlio maggiore dell’ex presidente Jair era in testa con il 47 per cento contro il 45 di Lula, e i sondaggi della vigilia parlavano di parità. Lo scarto finale è stato molto più netto.
La notte però non è stata quella di una normale alternanza democratica. Flávio Bolsonaro ha dichiarato di non poter riconoscere il voto e ha annunciato che chiederà l’annullamento delle elezioni. Il motivo è la decisione di prolungare l’apertura dei seggi in alcune zone, dopo i disagi dei trasporti pubblici che avevano impedito a molti elettori di arrivare in tempo. Per lui un giudice ha cambiato le regole durante la partita. Il presidente del Tribunale superiore elettorale, Kassio Nunes Marques, ha risposto di avere piena fiducia nella regolarità dell’intero processo. Il dettaglio pesa: Nunes Marques era stato nominato alla Corte suprema proprio da Jair Bolsonaro.
A dare peso internazionale alla contestazione è arrivato Donald Trump, che ha messo in dubbio la vittoria di Lula. Non è un fulmine a ciel sereno. L’anno scorso Washington aveva colpito il Brasile con dazi pesantissimi, motivati apertamente con il processo per tentato colpo di Stato a Jair Bolsonaro, poi condannato e oggi agli arresti domiciliari. Erano seguite le sanzioni contro il giudice Alexandre de Moraes. In estate Flávio ed Eduardo Bolsonaro erano stati ricevuti alla Casa Bianca, e dopo il primo turno Trump aveva parlato di una vittoria enorme. Lula ha costruito buona parte della campagna sulla sovranità nazionale e ha ripetuto più volte che le elezioni brasiliane riguardano soltanto i brasiliani. Dal fronte opposto, la destra ha accusato il governo di aver usato la magistratura contro la famiglia Bolsonaro.
La vittoria ha un significato che va oltre i confini del Paese. In un continente che negli ultimi anni si è spostato a destra, con l’Argentina di Milei come riferimento di Washington, il Brasile resta guidato da un governo progressista. Questo cambia gli equilibri dell’America Latina. Ma Lula ha ottant’anni, governa un’economia rallentata nell’ultimo anno, con un debito pubblico pesante, e un Paese diviso quasi a metà. Anche i suoi critici più moderati gli rimproverano di non aver costruito un’eredità politica capace di sopravvivergli.
Resta il precedente del 2022, quando Jair Bolsonaro tacque per giorni dopo la sconfitta e i suoi sostenitori arrivarono all’assalto dei palazzi del potere a Brasilia l’8 gennaio successivo. Quella vicenda è finita in tribunale. Oggi il figlio sceglie la strada del ricorso formale, ma il linguaggio è lo stesso: un risultato che non si può riconoscere. La tenuta delle istituzioni brasiliane si misurerà nelle prossime settimane, nella risposta della giustizia elettorale e nella capacità del sistema di reggere la pressione interna ed esterna. Nella democrazia più grande dell’America Latina la conta dei voti è finita. Non è ancora detto che sia finita la battaglia sulla loro legittimità.





