
Brasile, Lula vince il quarto mandato con una rimonta storica, ma Flávio Bolsonaro non riconosce il risultato e Trump lo sostiene
26 Ottobre 2026
Usa e Iran di nuovo sull’orlo dello scontro: evacuazioni nel Golfo, minacce ai diplomatici e l’atomica di Netanyahu alla vigilia del voto israeliano
26 Ottobre 2026Serbia, gli studenti vincono le elezioni e mettono fine a quattordici anni di potere di Vučić
In Serbia è successo quello che pochi, due anni fa, avrebbero ritenuto possibile. Alle elezioni parlamentari anticipate del 25 ottobre la Lista degli studenti ha ottenuto circa il 52 per cento dei voti. Le proiezioni le assegnano intorno ai 138 seggi su 250, ben oltre la soglia di 126 che serve per governare da sola. La coalizione Serbia Unita di Aleksandar Vučić si è fermata al 39 per cento, con circa 104 seggi. Nessun’altra forza è entrata in Parlamento. L’affluenza ha sfiorato il 70 per cento, un livello che non si vedeva da almeno trent’anni.
La notizia, in un Paese abituato a contestazioni infinite, è arrivata dallo sconfitto. Vučić ha ammesso la sconfitta in diretta televisiva, ancora prima che lo scrutinio fosse concluso: «È chiaro che abbiamo perso queste elezioni». Ha accusato gli avversari di una campagna scorretta, ha promesso un’opposizione senza sconti, ma ha riconosciuto il risultato. Ha aggiunto che nessuno dei suoi fuggirà dal Paese. In quella frase c’è tutta la tensione di un passaggio di potere dopo anni in cui stampa, magistratura e apparati dello Stato erano stati piegati a un dominio personale. Le strade di Belgrado si sono riempite di clacson, abbracci e del coro «gli studenti hanno vinto».
Questa vittoria nasce da lontano. Tutto è cominciato con il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad, nel novembre 2024, quando morirono sedici persone. Quella tragedia diventò il simbolo di una corruzione diffusa nelle opere pubbliche. Gli studenti occuparono le facoltà e guidarono manifestazioni enormi per quasi due anni, senza trasformarsi subito in un partito. Hanno rifiutato le vecchie sigle dell’opposizione, considerate logorate. Solo alla fine hanno deciso di presentarsi con una lista propria, guidata da figure come Ilija Srdanović e con il sostegno di docenti universitari come Radomir Sajčić. Vučić, che governava dal 2012 prima da premier e poi da presidente, in settembre si era dimesso dalla presidenza per guidare personalmente la campagna. Ha trasformato il voto in un referendum su se stesso, e lo ha perso.
Ora viene la parte più difficile. Un movimento nato dalla protesta deve diventare governo, con una maggioranza assoluta e nessun alibi. Per arrivare compatti al voto, gli studenti hanno rinviato le questioni che dividono, a cominciare dall’adesione all’Unione europea. È un nodo decisivo in un Paese sospeso da anni tra Bruxelles, Mosca e Pechino. La commissaria all’Allargamento Marta Kos ha subito parlato di un nuovo capitolo per la Serbia, ma l’opinione pubblica serba resta in parte diffidente verso l’Europa, e sul Kosovo il consenso nazionale non è mai venuto meno. Dovranno inoltre ricostruire istituzioni svuotate, affrontare un apparato di potere radicato nei territori e sostenere l’urto di un’opposizione che conosce bene la macchina dello Stato.
Resta però un fatto che va oltre la Serbia. In una stagione in cui in molti Paesi i leader forti consolidano il loro potere, una generazione di ventenni ha dimostrato che quel potere si può battere nelle urne, partendo dalle aule universitarie e dalla richiesta più semplice: che lo Stato non uccida per incuria e non rubi.





