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30 Ottobre 2026
Perché il piano di Lovaglio è caduto: la condizione posta da Intesa, i quorum e il voto dei grandi soci
30 Ottobre 2026Mps, l’assemblea boccia il piano Lovaglio e la fusione con Mediobanca: via libera all’Opas di Intesa Sanpaolo
di Pierluigi Piccini
Il verdetto dei soci del Monte dei Paschi è arrivato giovedì 29 ottobre, nell’auditorium di viale Mazzini, ed è stato netto quanto previsto. Con poco più del 65 per cento del capitale presente, l’assemblea ha respinto le due offerte pubbliche di scambio proposte dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio. Quella su Banco Bpm è stata bocciata con oltre il 91 per cento dei voti contrari, quella su Banca Generali con quasi il 91 per cento. Più contenuto, ma comunque decisivo, il no alla fusione con Mediobanca, che ha raccolto il voto contrario di oltre il 63 per cento del capitale rappresentato. È così caduto l’intero impianto difensivo costruito per contrastare l’offerta di Intesa Sanpaolo, che ora ha la strada aperta.
L’esito era scritto da settimane. Carlo Messina aveva trasformato l’assemblea in un referendum: se anche una sola delle due Ops fosse stata approvata, l’Opas di Ca’ de Sass sarebbe diventata inefficace. Intesa aveva poi alzato la componente in contanti a 1,25 euro per azione, oltre a 1,6 titoli Intesa, e aveva ottenuto l’impegno di Delfin, primo socio con il 17,6 per cento, ad aderire all’offerta e a votare di conseguenza. Contro il piano Lovaglio si erano schierati anche il gruppo Caltagirone, con il 13,5 per cento, e Benetton. Decisivo, infine, lo spostamento dei fondi istituzionali, che avevano sostenuto Lovaglio nella conquista di Mediobanca ma questa volta hanno seguito i grandi azionisti.
Lovaglio non ha abbassato i toni. Accolto da lunghi applausi dei piccoli soci e dei dipendenti, ha rivendicato quattro anni di risanamento. Ha sostenuto che la sua iniziativa ha costretto Intesa ad alzare il prezzo, facendo guadagnare agli azionisti circa 800 milioni in più. «La partita non è finita», ha detto in conferenza stampa, annunciando che il consiglio valuterà il prospetto dell’offerta quando sarà pubblicato. Il presidente Cesare Bisoni ha liquidato come pura invenzione giornalistica le voci sulle dimissioni dell’amministratore delegato.
Fuori dalla sede, dalla mattina, si è svolto il sit-in promosso da Cgil, Cisl e Uil, con una partecipazione trasversale di istituzioni e partiti. Al centro della protesta c’erano i 2.200 dipendenti e circa 800 lavoratori dell’indotto. Pesavano il timore di uno smembramento tra Intesa e Unipol-Bper e la possibile perdita della direzione generale, che secondo la Camera di Commercio potrebbe costare al territorio fino al 10 per cento del valore aggiunto. La sindaca Nicoletta Fabio ha ribadito il principio dell’integrità della banca e chiesto che le promesse di Intesa vengano rispettate. La presidente della Provincia Agnese Carletti ha chiesto che le aperture di Ca’ de Sass si trasformino in garanzie formali. Il Consiglio comunale aveva posticipato i lavori per consentire la presenza al presidio.
Pesante l’assenza del presidente della Fondazione Mps, Riccardo Coppini, dopo le tensioni con le deputazioni per il suo orientamento favorevole a Intesa. A votare per l’ente, che detiene lo 0,2 per cento, è stato il provveditore Marco Forte, senza prendere la parola.
Ora si apre la fase delle autorizzazioni: Consob, Antitrust, Golden Power e Banca centrale europea. Solo dopo partirà il periodo di adesione, con una soglia minima di efficacia fissata ai due terzi del capitale. L’integrazione, a quel punto, richiederà buona parte del 2027. Per Siena la questione non è più chi comanderà la banca. È quali impegni su sede, funzioni e occupazione riuscirà a ottenere per iscritto prima che l’operazione si chiuda.





