
Su Mps a Siena parlano tutti, ma con cinque mesi di ritardo
7 Novembre 2026I fantini hanno capito il messaggio: con le sanzioni leggere, alla mossa si può osare di più
Pierluigi Piccini
Il giorno dopo le proposte di sanzione per le Carriere del 2026 hanno parlato i fantini, con una franchezza che vale più di ogni commento. Guglielmi approva la «linea morbida» e chiede di proseguire in quella direzione. Tamurè, che in passato ha saltato due Palii per squalifica, dice che va bene così e che sarebbe giusto continuare. Lesto è il più esplicito: con una giustizia più leggera «si può fare qualcosa in più». Non serve interpretare. Chi corre fra i canapi ha letto i provvedimenti per quello che dicono: il confine si è spostato, e lo spazio guadagnato è a disposizione.
Le motivazioni pubblicate in questi giorni aiutano a capire come ci si è arrivati. Il loro tratto comune è un meccanismo in cui la responsabilità di ciascuno si scioglie nella condotta di un altro. Tittia ha violato il Regolamento, ma la sua partenza dal nono posto sarebbe conseguenza della condotta «prevalente e rilevante» del fantino dell’Oca: resta una responsabilità residua, dunque la sanzione minima. Virgola ha usato il nerbo fra i canapi, cosa che il Regolamento vieta tassativamente e che il giudice considera provata, ma ha reagito al disturbo della Torre: attenuanti generiche, provocazione, diffida. Bellocchio ha prodotto un turbamento che lo stesso giudice lega con un nesso di causalità all’uscita dai canapi del barbero dell’Oca, e le sue difese sono giudicate prive di fondamento; eppure si propone un’ammonizione.
Messe in fila, le motivazioni disegnano una catena in cui ogni anello rimanda al successivo e nessuno regge il peso. Alla mossa tutti reagiscono a qualcuno, e chi provoca viene punito quanto basta perché la provocazione resti conveniente. In tribunale questa logica ha un senso, perché lì si giudica il singolo imputato. Nel Palio non funziona, perché la mossa è un sistema e il Regolamento serve a disciplinarlo nel suo insieme. Se ogni condotta trova l’attenuante nella condotta altrui, il disordine diventa la scusante di se stesso.
Il lessico lo conferma. Esimente, scriminante, attenuanti generiche, nesso di causa-effetto: sono categorie del diritto penale, entrate nelle ordinanze dopo essere entrate nelle memorie difensive. La giustizia paliesca risponde ai fantini e ai loro legali con la loro lingua, e così ne accetta il terreno. Il Regolamento smette di essere la regola della Festa e diventa un capo d’imputazione da smontare.
Nessuna delle sanzioni proposte, di per sé, tiene un fantino lontano dalla prossima Carriera. Per un fantino è l’unica sanzione che conta, l’unica che cambia i conti prima della mossa. Tutto il resto finisce nel computo di diffide e ammonizioni che si accumulano e, col tempo, si esauriscono.
Ieri scrivevo che il vuoto lasciato dal Comune lo avrebbero riempito altri. Oggi si vede chi comincia a farlo: i fantini stessi, che misurano lo spazio e annunciano di volerlo usare. Quando chi deve rispettare una regola applaude il modo in cui viene applicata, la regola ha già perso la sua funzione. La giunta ha tempo fino a fine novembre, ma difficilmente sarà più severa del suo assessore.





