
Piancastagnaio, bandiere palestinesi bruciate: qui le idee si confrontano
25 Ottobre 2026
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25 Ottobre 2026La CO₂ della geotermia diventa materia prima a Piancastagnaio: un passo avanti per il territorio e per l’Italia
Pierluigi Piccini
Entro la fine dell’anno, o al più tardi nei primi mesi del 2027, a Piancastagnaio entrerà in funzione l’impianto di Nippon Gases Operations che recupera l’anidride carbonica contenuta nel vapore delle centrali di Enel Green Power. L’accordo fu firmato nella primavera del 2023 e oggi il cantiere è alla conclusione. I numeri parlano da soli: circa centomila tonnellate l’anno, il settanta per cento della CO₂ che esce dalle centrali PC4 e PC5, purificata e liquefatta per l’industria alimentare, delle bevande e farmaceutica. Una quantità che può coprire intorno al trenta per cento del fabbisogno nazionale di anidride carbonica pura. Da un comune dell’Amiata arriverà quasi un terzo di ciò che serve al Paese.
La notizia, rilanciata da Toscana Sostenibile, ha aperto una discussione interessante. C’è chi sottolinea che l’impianto riduce le emissioni del sistema e chi osserva che quella CO₂, alla fine, torna comunque nell’ambiente. È un dibattito utile, perché aiuta a capire dove sta davvero il vantaggio.
L’anidride carbonica di una bibita, una volta aperta la bottiglia, torna nell’aria, ed è giusto riconoscerlo. Ma bisogna chiedersi da dove viene. L’Amiata è un vulcano, e come tutti i vulcani respira: dalla sua camera magmatica la CO₂ risale e si libera dai suoli e dalle manifestazioni gassose, con flussi che i ricercatori misurano più intensi proprio sopra i campi geotermici di Piancastagnaio e Bagnore. Gli studi condotti negli ultimi anni dall’Università di Pisa indicano che le centrali non aggiungono gas a quello che la montagna emetterebbe da sola e che, con la reiniezione dei fluidi, nel tempo ne riducono persino il rilascio naturale. Recuperare quella CO₂ significa usare qualcosa che la terra libera comunque, al posto di quella che l’industria produce oggi bruciando metano, a cominciare dalla sintesi dell’ammoniaca. Il beneficio climatico sta qui, ed è concreto: una fonte naturale sostituisce una fonte fossile, senza nuove emissioni.
C’è poi un vantaggio strategico. Quando nel 2021 e nel 2022 il prezzo del gas è esploso, molti impianti di fertilizzanti europei si sono fermati e con loro è venuta a mancare l’anidride carbonica: produttori di bevande, industrie alimentari, ospedali si sono trovati in difficoltà. Una fonte che non dipende dal metano e non ne segue le oscillazioni è una garanzia per filiere essenziali, e quella garanzia nasce dal nostro territorio.
Per Piancastagnaio è anche un investimento importante, con ricadute dirette e indirette sull’economia locale, che si inserisce in un disegno più ampio. Insieme al teleriscaldamento, che porta il calore delle centrali nelle case e nei negozi del paese, mostra che il fluido geotermico non è soltanto elettricità ma una materia da cui ricavare calore, gas, lavoro e competenze. È la logica del distretto produttivo a cui stiamo lavorando, che ha nella geotermia il suo centro e nella presenza pubblica il suo strumento di governo, perché il valore generato qui resti sempre di più qui.
L’economia circolare prende forma così: non come slogan, ma come una contabilità fatta di tonnellate evitate, di posti di lavoro, di energia a condizioni migliori per chi produce sull’Amiata. Piancastagnaio dimostra che una risorsa antica può aprire strade nuove, e che la transizione energetica può partire anche dalla montagna.





